Pausa sigaretta - Campiture

Quando lo scorso anno questo blog ha visto la luce, era un periodo in cui le mie collaborazioni con alcune testate non stavano offrendo gli stessi frutti che mi aspettavo. Ci sono degli aspetti nel confronto professionale, come in tutti i settori in cui ci rapportiamo con le persone, che spesso non soddisfano le nostre aspettative.
Oggi mi è capitato di riflettere a lungo sulle aspettative, a coronamento di una fase di stand by che era diventata necessaria in un percorso che non è mai definitivo, ma che forse stava perdendo di progettualità. Mi domandavo non solo le mie aspettative in merito a questo progetto, soprattutto anche quelle delle persone che si accingono a leggere quello che CAMpiTURE posta.
Indiscutibilmente, è impossibile riuscire a soddisfare le esigenze di tutte le persone di cui lo desideremmo, ma ci sono sicuramente delle scelte che fanno sì che una fetta di lettori si senta in linea con quello che CAMpiTURE vorrebbe trasmettere.
Innanzitutto ritengo che per la mia natura, e di conseguenza quella di questo blog, le pause siano fondamentali per creare una qualità, si spera, dignitosa e una selezione più personale degli argomenti di cui parlare. Per cui uno stacco di un mese credo sia stato estremamente stimolante.
In secondo luogo, sono ferma sulla politica di questo blog: le intenzioni vorrebbero essere sia quella di coinvolgere il numero massimo di persone all’interno di un dibattito, quello artistico nella fattispecie, che si sta chiudendo in se stesso in modo preoccupante, sia di avere uno stile il più semplice e immediato possibile, per poter trasmettere il maggior numero di chiavi di lettura possibili.
Entrambi questi aspetti sono complessi da perseguire, richiedono costanza, studio e dedizione. Oltretutto è chiara l’ambizione che si nasconde dietro a obiettivi tanto alti: forse serve del talento, forse ci sono errori davvero banali in cui si inciampa continuamente, soprattutto è necessario essere umili.
L’allargamento del pubblico, in particolare, è una scelta incontro alla quale cerco di andare anche nei piccoli progetti di cui mi sono occupata fino ad oggi: non penso sia dovuto al momento di difficoltà internazionale, credo che la scelta di occuparsi di cultura debba essere un tentativo di lasciare un piccolo segno, anche a poche persone, che a loro volta potrebbero contaminarne delle altre. Sì, la scuola di CAMpiTURE è ancora quella per cui una popolazione più gentile sia uno dei sintomi di benessere.
Dopo questa calda e intensa estate, spero che CAMpiTURE possa trasmettere la sua stessa passione a chi decide di leggerlo e allo stesso tempo ricevere delle critiche così dure da digerire da farne crescere la qualità e l’umiltà.