Marzia Migliora parla da Ca’ Rezzonico

Marzia Migliora come Puck, il personaggio di Shakespere nel Sogno di una notte di mezza estate, ha il compito di risvegliare un’umanità assopita e di darle una scossa per riportarla a vivere.

Ecco, Migliora è una artista che saltella come Puck di cuore in cuore, facendo sobbalzare le persone e mettendole di fronte agli scherzi della vita, alle debolezze degli esseri umani, ma tutto con una delicatezza così brutale, in alcuni istanti, da essere spietata.

Marzia Migliora è entrata negli spazi di Ca’ Rezzonico circa un anno fa e ha iniziato a studiarne le opere e l’architettura, con occhio curioso, scientifico e appassionato, per trovare la chiave e restituircela dal suo personale punto di vista.

Ca’ Rezzonico è il museo del Settecento veneziano, ci sbandiera un numero incredibile di 500 visitatori al giorno, di tutte le età, di tutte le provenienze: questo meraviglioso spazio che si affaccia sul Canal Grande è uno spaccato fedele al periodo rigoglioso, e spesso crudele come solo la ricchezza sa essere, a cui riferisce, ed è al contempo scrigno di artigianato di rare fattezze, di opere del Tiepolo, del Longhi, del Guardi.

Per potersi relazionare con questo luogo, Marzia Migliora parte da Venezia e dalla sua laguna e ne penetra le profondità: Velme, titolo della mostra, indica sedimentazioni di melma, depositi lagunari normalmente sommersi, che emergono in particolari condizioni di bassa marea.

Marzia Migliora, La fabbrica illuminata, 2017, Banchi da orafo, blocchi di salgemma, corpi illuminanti, Collezione privata, courtesy Fondazione Merz. Photo Renato Ghiazza

Partiamo dal Tiepolo. L’opera è il Mondo Nuovo ed è proprio a Ca’ Rezzonico: un folto gruppo di persone voltano le spalle allo spettatore, in un’attesa così continua che noi, anche se non la possiamo vedere tutta, sappiamo che è interminabile. Sono in attesa, aspettano di vedere dentro una fessura ricavata sulla facciata del casotto di legno, posto di fronte a loro, il mondo nuovo: uno strumento ottico di intrattenimento popolare, una sorta di antenato del cinema, con cui è possibile vedere “vedute ottiche” retroilluminate da una candela.

Le opere dei grandi della storia non subiscono il tempo e lo spazio, lo schiacciano e lo rendono infinito, rappresentano la ciclicità della vita che si ripete con mezzi e attori diversi, con una costanza sfacciata e presente.

Marzia Migliora, Remains, 2017
. Calco di corno di rinoceronte 1:1, bronzo con bagno galvanico in oro 24 carati
. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Photo Renato Ghiazza

Questa riflessione invade tutto l’intervento di Marzia Migliora: il corpus scultoreo dei Mori al primo piano sono stati realizzati da Andrea Brustolon, l’ebanista più importante dell’epoca. In realtà, tutto questo esotismo traeva ispirazione dai viaggi nei paesi colonizzati, spesso, e i modelli di riferimento per queste opere il più delle volte erano schiavi: l’artigiano ebanista, che con maestria li rappresenta, li rende appetibili e seducenti ai soli fini contemplativi, mentre l’artista oggi tenta di rimetterli in vita, li cambia di funzione e, da oggetti di mera contemplazione, li sposta, li colloca con le spalle al pubblico, li carica di un peso simbolico, un piccolo blocco di sale di salgemma, e offre loro la possibilità di operare una protesta voltando le spalle al proprio pubblico.

Il sale è ciò che dà sapore ed è stato nei secoli oggetto di grandi controversie e trattative, ma qui diventa il simbolo del peso delle mercanzie di cui anche gli schiavi sono stati oggetto in qualità di merce e soggetto in qualità di lavoratori coatti. Il sale è anche un elemento protagonista per la storia della città di Venezia, che vantava un commercio importante, organizzato in magazzini e depositi (ora anche dedicati a spazi d’arte) e numerose saline. Il sale, chiamato anche oro bianco, è la sintesi del mare, si cristallizza come una pietra preziosa e ne porta i riflessi.

Marzia Migliora
, quis contra nos., 2017. Scritta adesiva su specchi della collezione. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Photo Renato Ghiazza

Il denaro, il lavoro, il vizio, le donne oggetto, il potere, le instancabili ossessioni dell’uomo, sedotto da un delirio di potenza e immortalità, sono ancora una volta al centro della riflessione di Marzia Migliora che, con delicatezza femminile, sposta oggetti, ne aggiunge altri, installa e costruisce situazioni che evocano la ciclicità della nostra stupida storia di piccoli esseri umani affamati; e lo fa con mano sapiente, studiando le distanze, le collocazioni, le opere presenti, quelle passate, le architetture, le frasi di un luogo immortale, come solo un museo di questa portata sa essere.

Una maschera particolare, la Moreta, destinata esclusivamente ad uso femminile, viene notata da Migliora in diversi quadri del Longhi e del Guardi. Le ricerche svolte dall’artista rivelano una particolarità: la presenza sul retro della maschera di una sorta di pomolo, una mordacchia, elemento necessario al suo sostegno sul volto. Migliora riproduce la maschera in tre dimensioni e la pone in una teca, a significare il silenzio subito del genere femminile, a significare il non detto a cui noi tutti ci sottoponiamo per le relazioni sociali che attanagliano il nostro quotidiano, mordendo qualcosa per non dire, autoflagellando la nostra libertà.

Marzia Migliora
, Taci, anzi parla., 2017. Maschera Moréta da calco 1:1 del volto dell’artista, garza gessata e mordacchia di legno cucita, teca in plexiglass. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Photo Renato Ghiazza

Quis contra nos Si deus pro nobis (Chi sarà contro di noi, se Dio è per noi). La citazione, la cui prima parte è stata omessa dallo stemma della casata Rezzonico, proviene dalla Lettera ai Romani di San Paolo. L’artista decide di integrare il motto degli stemmi nobiliari presenti in questo palazzo, inserendo sugli specchi della collezione le parole mancanti, affinché la nostra immagine vi sia riflessa (e per riflettere!), su tutte le angherie che giustifichiamo ogni giorno in nome di Dio e di tutti gli dei temporanei e materiali che inventiamo ogni minuto.

Dei banchi di lavoro da orafo acquistati da un’azienda fallita (business molto in voga nei momenti di crisi) ci riportano di colpo a Valenza, provincia di Alessandria e luogo di origine di Migliora, per raccontarci il lavoro dell’orefice, ponendosi in relazione con tutto il lavoro di cui questo palazzo è ricolmo, le ore passate da virtuosi artigiani per riempire di lusso questo luogo. Su questi banchi, in realtà, l’elemento scelto dall’artista per essere lavorato è ancora il sale, suddiviso in blocchi, ancora una volta il protagonista è l’oro bianco, messo in relazione alchemica con l’artigianato dell’oro.

Marzia Migliora, Mondo novo, 2017. Asta metrica angolare 100 cm, salgemma con Etiopi portavaso della collezione

Dimensioni variabili. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Photo Roberto Marossi

Non è il caso di raccontare ogni singola opera, perché l’aspetto fondamentale dell’arte è la sua fruizione e il coinvolgimento a cui questa attività così privilegiata può portare: è il momento piuttosto di andare a Ca’ Rezzonico e visitare questa mostra con gli occhi puliti e il cuore aperto, goderne i rapporti tra antico e contemporaneo, ascoltare i suggerimenti di Marzia Migliora.

La mostra resta aperta fino a 26 novembre.

Tutte le opere di Marzia Migliora per Velme sono raccontate e collocate in una preziosa mappa che viene consegnata all’ingresso, creata dall’artista stessa con la medesima dedizione riservata alla sua arte.

Marzia Migliora
, quis contra nos., 2017. Scritta adesiva su specchi della collezione. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Photo Renato Ghiazza

ENGLISH TEXT

There is something about Marzia Migliora that reminds me of Puck, the character in Shakespeare’s Midsummer Night’s Dream, whose task it is to rouse the human race from its slumber and prod it back into action.

Migliora is an artist who bounds from one person to another, just like Puck, giving her viewers little starts and revealing how life plays tricks on us, delicately yet mercilessly holding up a mirror to human weaknesses.

Marzia Migliora
, Taci, anzi parla., 2017. Maschera Moréta da calco 1:1 del volto dell’artista, garza gessata e mordacchia di legno cucita, teca in plexiglass. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Photo Renato Ghiazza

Marzia Migliora came to Ca’ Rezzonico around a year ago, and began to study its architecture and the works it hosts with a curious, scientific, passionate eye, unlocking the secrets of the past to develop her own personal perspective.

Ca’ Rezzonico, the Museum of Eighteenth Century Venice, attracts an impressive 500 visitors a day, of all ages and origins. Its wonderful venue overlooking the Grand Canal is a fascinating portrait of that flourishing period – where, as often happens, wealth went hand in hand with cruelty and exploitation – and a treasure trove of rare craftsmanship, not to mention works by Tiepolo, Longhi and Guardi.

Marzia Migliora, La fabbrica illuminata, 2017, Banchi da orafo, blocchi di salgemma, corpi illuminanti, Collezione privata, courtesy Fondazione Merz. Photo Renato Ghiazza

To engage with this unique setting, Marzia Migliora began with Venice and its lagoon: Velme, the title of the exhibition, is a Venetian term for the sedimented mud flats, normally submerged, that only emerge at very low tides.

Let’s start with Tiepolo. The work in question, on show in Ca’ Rezzonico, is Mondo Nuovo (New World), which depicts a crowd of people with their backs to the viewer, evidently engaged in a wait that we can just tell is interminable. They are queuing up to peer into a slot in a small wooden hut, to get a glimpse of the new world. This visual entertainment, like a sort of forerunner to cinema, shows “optical views” backlit by a candle.

The great works of history are not touched by time and space; they tend rather to flatten these dimensions and draw them out to infinity, revealing the cyclical nature of life for what it is, endlessly repeated with different people and means, there for all to see.

Marzia Migliora, Remains, 2017
. Calco di corno di rinoceronte 1:1, bronzo con bagno galvanico in oro 24 carati
. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Photo Renato Ghiazza

This reflection underlies all of Marzia Migliora‘s interventions. On the first floor we come to the group of Moors by Andrea Brustolon, the most important wood sculptor of the time. This type of exotic subject matter often drew inspiration from journeys to colonized countries, and the models were mostly slaves. While the sculptor who depicted them sought to render them appealing and seductive, objects for our contemplation, Migliora sets out to bring them back to life and change their role. In her version the figures have been moved, placed with their backs to the viewing public and laden with symbolic significance – physically evoked by the blocks of rock salt they now bear. Their new position, backs turned to shut us out, gives them scope for protest.

Salt, essential for adding flavour, has been at the heart of both negotiations and conflicts throughout human history. Here it acts as a symbol for how humans too were once traded as both as objects, on a par with commodities, and subjects, pressed into forced labour. Salt is also a key element in the history of Venice, which traded in this precious commodity and is dotted with warehouses and stores (some of which are now art venues), along with numerous salt basins. Also known as white gold, salt is the very essence of the sea, its precious crystals reflecting the light like gem stones.

Marzia Migliora, Mondo novo, 2017. Asta metrica angolare 100 cm, salgemma con Etiopi portavaso della collezione

Dimensioni variabili. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Photo Roberto Marossi

Marzia Migliora also turns her attention to money, work, vice, the objectification of women, and the relentless obsessions of men, seduced by delusions of power and immortality. With a delicate female touch she moves objects, adds others, installs and constructs situations that highlight the cyclic nature of our stupid history of petty, grasping human beings; and she does it with great talent, studying distances, placements, present and past works, architectural elements, and phrases associated with this unique historic location.

In several paintings by Longhi and Guardi, Migliora spotted a distinctive Venetian carnival mask called the Moreta, intended solely for female use. Her research work revealed an intriguing detail: the presence on the rear of the mask of a sort of knob, or bit, to hold between the teeth to keep the mask on the face. Migliora recreates the mask in three dimensions and encloses it in a glass case to signify both the silencing of the female gender, and the things left unsaid that plague our everyday social interactions, as we bite our tongues to hold back, imposing our own limits on our freedom of expression.

Marzia Migliora
, quis contra nos., 2017. Scritta adesiva su specchi della collezione. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Photo Renato Ghiazza

Quis contra nos Si Deus pro nobis (Who is against us, if God is with us). The second half of this phrase, from St. Paul’s Letter to the Romans, appears in the coat of arms of the Rezzonico family. With a view to completing the heraldry that adorns the palazzo, Marzia Migliora has placed the missing part of the phrase on various mirrors in the collection, as an invitation to reflect (!) on all the atrocities committed daily in the name of God, and all the temporal and material gods we are constantly inventing.

Goldsmith’s work benches purchased from a bankrupt company (a business that flourishes in times of crisis) take us back to Valenza, the town in the province of Alessandria famous for its goldsmiths, and where Migliora herself comes from. This installation references the lavish gold decorations that abound in this building, and evokes the long hours of work spent by talented craftsmen to produce all this opulence. Yet on the benches themselves the artist has placed blocks of salt – white gold – alchemically likened to real gold.

Marzia Migliora
, Taci, anzi parla., 2017. Maschera Moréta da calco 1:1 del volto dell’artista, garza gessata e mordacchia di legno cucita, teca in plexiglass. Courtesy the artist and Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Photo Roberto Marossi

There would be no point describing each single piece here, because art has to be seen and engaged with: if you can, go to Ca’ Rezzonico and visit this show with clear eyes and an open heart, and try to tune into Marzia Migliora‘s insights.

The exhibition is on till 26 Novembre.

All of Marzia Migliora‘s works for Velme are presented and gathered in a special map that visitors receive at the entrance, a map created by the artist herself with the same attention to detail that goes into her art.

Be first to comment

Rispondi