Lo sprito di Gian Maria Tosatti

Gian Maria Tosatti è un artista italiano che viene definito giovane, nonostante la sua esperienza vanti già collaborazioni nazionali e internazionali di grande rilievo.

La mostra Sette Stagioni dello Spirito, che si concluderà il 17 aprile a Napoli al Museo Madre ha visto la curatela di Eugenio Viola, ha una storia molto ricca alle spalle dalla quale non si può prescindere.

In due anni, Tosatti si è insediato a Napoli, luogo dove tra le altre cose ha la sede madre (c’è anche un bellissimo building milanese) la Galleria Lia Rumma, con cui l’artista collabora da diverso tempo grazie sia al suo talento sia alla ricerca costante e instancabile che la proprietaria di questo spazio svolge tra le generazioni più giovani.

Gian Maria Tosatti, Sette Stagioni dello Spirito, 2017, installation view at Museo Madre, Napoli

La storia delle Sette Stagioni dello Spirito è un percorso importante e faticoso che Tosatti ha condotto nel tessuto urbano di una città come Napoli, che non è affatto semplice per la sua connotazione strutturale, per l’assetto sociale e per la storia politica che l’ha sempre contraddistinta e resa unica nel panorama italiano.

Le sette tappe di Tosatti hanno rappresentato un processo che ha coinvolto tutti gli aspetti trasversali di Napoli e in più il percorso personale di questo artista che ha saputo trasmettere la sua avventura, grazie alla sua capacità comunicativa appassionata e diretta, approdando anche tra tutte le forze del sistema dell’arte che giocano a distanza di sicurezza da un contesto così complesso, trasformando un lavoro in un momento quasi mistico e di pieno contatto con la realtà che lo circonda.

Gian Maria Tosatti, Sette Stagioni dello Spirito, 2017, installation view at Museo Madre, Napoli

Come un avventuriero, Tosatti si è calato nel porto, nelle vie più borghesi, nei quartieri più segnati anche dalla malavita, e ha snocciolato una testimonianza importante che ne rivela la levatura professionale ed etica: il lavoro di un artista, oggi sempre più vicino all’intellettuale da salotto pronto a decorare case e musei, contiene in sé una responsabilità sociale che spesso viene celata dal privilegio di fare un lavoro tanto speciale, ma altrettanto complesso.

La serietà con cui Tosatti ha intrapreso questo impegno è tangibile anche nell’allestimento al Museo Madre.

Il percorso inizia al pian terreno con un documentario video essenziale per comprendere la densità di tutta la ricerca e del rapporto creato non solo con i collaboratori, ma anche con i luoghi, le persone, le strade, le pietre, i muri, le porte. Il documentario è stato installato accanto al Diario che l’artista ha scritto durante tutto il lasso di tempo nella project room del museo, in cui è stato portato il pavimento dello studio napoletano posto per entrare in un clima adeguato.

Gian Maria Tosatti, Sette Stagioni dello Spirito, 2017, installation view at Museo Madre, Napoli

Il prosieguo naturale è la rappresentazione simbolica di tutti i momenti che hanno caratterizzato questo monumentale percorso, suddivisi per stanze: otto stanze al secondo piano, una introduttiva, poi tutti i capitoli: La peste, che fu nella Chiesa dei SS. Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi; Estate, all’ex-Anagrafe Comunale in Piazza Dante; Lucifero, negli ex-Magazzini Generali del Porto di Napoli; Ritorno a casa, nell’ex-Ospedale Militare; I fondamenti della luce, nell’ex-Convento di Santa Maria della Fede; Miracolo, in una fabbrica dismessa nel quartiere di Forcella; Terra dell’ul mo cielo presso il Convento della Santissima Trinità delle Monache.

La presentazione di ogni momento è accompagnata da alcuni testi dotati di una spiccata connotazione poetica che danno un clima alle stanze e cercano di contestualizzarle.

Ogni stanza presenta dei simboli di quello che è stato, con un procedimento maniacale che ricorda un percorso di analisi e scoperta scientifici, basato su opere che possono ricordare dei reperti per la loro valenza semiotica e il loro rimando a situazioni altre, esterne, ma fortemente caratterizzate.

Gian Maria Tosatti, Sette Stagioni dello Spirito, 2017, installation view at Museo Madre, Napoli

Il mio rammarico è dettato dal non aver vissuto quelle occasioni poetiche di spaccato socio-urbano in diretta, di averne solo sentito il racconto dalle parole dello stesso Tosatti, dei suoi collaboratori, di amici, di addetti, di testi. E questo rammarico è cresciuto quando, camminando nelle sale del museo napoletano, ho incontrato un signore con il suo bambino, gli raccontava di questa mostra, di Napoli, gli diceva che il nonno aveva lavorato nell’ex anagrafe, in cui era ambientato il capitolo Estate, e che lui ne sentiva ancora l’odore quando se ne doveva stare lì parcheggiato da piccolo, gli chiedeva se si ricordava delle due tappe che avevano visto insieme un anno prima.

Credo che il coraggio di immergersi nel proprio lavoro di artista e pensatore senza perdere il contatto con chi ti circonda, con le vicende politiche, con la storia di ieri e di oggi, con la bellezza e la bruttezza di un mondo difficile, andando oltre il sé in nome di un progetto più grande e totale sia sempre più raro e che sia un’ottima scusa per non perdere di vista il lavoro di Gian Maria Tosatti.

Sono stati previsti due cataloghi in edizione Electa: uno che documenta la mostra, uno che riporta il diario dell’artista durante tutto l’iter del progetto, lo stesso diario esposto nella project room del Museo a completamento della mostra.

Gian Maria Tosatti, Sette Stagioni dello Spirito, 2017, installation view at Museo Madre, Napoli

ENGLISH TEXT

Gian Maria Tosatti is known as a young Italian artist, despite having significant national and international collaborations to his credit.

The exhibition Sette Stagioni dello Spirito (Seven Seasons of the Spirit) at the Madre Museum in Naples, scheduled to end on 17 April and curated by Eugenio Viola, is inextricably bound up with its fascinating background story.

For two years Tosatti took up residence in Naples, which among other things is home to the headquarters of the Lia Rumma Gallery (which also boasts a striking Milanese venue). The artist has been working with this gallery for some time now – a collaboration that is due not only to his own talent, but also to the owner’s unceasing commitment to promoting the work of the younger generations.

Gian Maria Tosatti, Sette Stagioni dello Spirito, 2017, installation view at Museo Madre, Napoli

Sette Stagioni dello Spirito is based on an indepth, labour-intensive exploration of the complexities of a city like Naples, unique in terms of its social make-up and political history.

The seven stages in Tosatti‘s project engage fully with the realities of life in Naples, and he expresses this adventure with his own personal approach and direct, captivating style of communication. While the art system prefers to operate at a safe distance from this intensely complicated city, his almost mystical project enters into direct contact with its context.

Gian Maria Tosatti, Sette Stagioni dello Spirito, 2017, installation view at Museo Madre, Napoli

Like an explorer, Tosatti ventured into the port, surveyed both affluent neighbourhoods and hotbeds of organised crime and put his experiences into a project that is a testament to his professional calibre and moral fibre: while many artists today appear akin to members of the chattering classes merely intent on embellishing homes and museums, art continues to have a social responsibility, which can sometimes get obscured by the privilege of doing such a special, yet complex job. Tosatti’s conscientiousness shines through in the exhibition in the Madre Museum.

Gian Maria Tosatti, Sette Stagioni dello Spirito, 2017, installation view at Museo Madre, Napoli

The show starts on the ground floor with a video documentary which offers an essential insight into the research process and the rapport the artist built not only with his team, but also with the places, people, streets, walls and doors of Naples. The documentary is installed in the museum’s project room next to the diary the artist wrote while working on the project, and the floor of his Neapolitan studio has also been transferred to the project room to lend atmosphere.

The natural continuation of this is a symbolic representation of all the stages in this massive undertaking, divided into different rooms. Eight rooms on the second floor play host to an introductory section and then the various chapters: La peste (The plague), set in the Church of SS. Cosma e Damiano in the Banchi Nuovi area; Estate (Summer), based in the former Registry Office in Piazza Dante; Lucifero (Lucifer), in the former warehouses of the Port of Naples; Ritorno a casa (The return home), in the former Military Hospital; I fondamenti della luce (The Principles of Light), in the former monastery of Santa Maria della Fede; Miracolo (Miracle), in a disused factory in the Forcella neighbourhood, and Terra dell’ultimo cielo (Earth of the last sky) in the Convento della Santissima Trinità delle Monache.

The various sections are accompanied by poetic texts that lend atmosphere and provide some context. Each room presents symbols of the past, assembled with the painstaking approach of scientific analysis, based on works with the semiotic significance of relics that evocatively reference external situations.

Gian Maria Tosatti, Sette Stagioni dello Spirito, 2017, installation view at Museo Madre, Napoli

My only regret is that I did not get to see these eloquent insights into the city’s urban and social fabric first-hand, relying instead on the accounts of Tosatti, his collaborators, friends, members of staff and written texts. This regret grew when, walking through the exhibition, I met a man who was talking about the show with his son, reminiscing about the fact that his father had worked in the former registry office that was the setting for the section entitled Summer, and that he could still recall the smell of the place from when he used to wait for his father as a child. Then he asked his son if he remembered the two project venues they had seen together a year earlier.

I believe that the courage to be completely absorbed in one’s work as an artist and thinker, without losing contact with those around you, with the political situation, the stories of the past and the present, and the good, the bad and the ugly in this difficult world, in the name of a grandiose artistic achievement, is increasingly rare nowadays, and is one great reason to keep an eye out for the work of Gian Maria Tosatti.

The exhibition is accompanied by two catalogues published by Electa: one documents the exhibition while the other contains the diary kept by the artist for the duration of the project, the diary that is on show in the project room.

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