Beatrice Pediconi e la sua arte

Una chiacchierata con Beatrice Pediconi, in linea diretta tra l’Italia e oltreoceano, è una buona occasione per parlare della sua mostra Alien/Alieno che ai primi di maggio è stata inaugurata negli spazi della Galleria SepiaEYE di New York ed è tutt’ora visitabile su appuntamento, e lo sarà anche nel corso della torrida estate di Manhattan.

Beatrice Pediconi, Installation view Alien/Alieno 2016 @SepiaEYE gallery, New York, photo by Dario Lasagni

Beatrice Pediconi, Installation view Alien/Alieno 2016 @SepiaEYE gallery, New York, photo by Dario Lasagni

Beatrice Pediconi è un’artista di Roma che vive a New York da diversi anni: formatasi come architetto, ha intrapreso un percorso nelle arti visive inizialmente esprimendosi con il disegno e successivamente creando una modalità molto personale mediante l’incontro con il mondo della scienza, ma sempre in dialogo con altre contaminazioni artistiche come la poesia e la musica.

Nel corso degli anni e in sedi prestigiose, come il museo Macro di Roma, la Maison Européenne de la Photographie a Parigi, la Video Biennale Sequence VII di Reykjavik, la Italian Academy presso la Columbia University di New York e la Collezione Maramotti di Reggio Emilia dove ho avuto il piacere di incontrarla di persona per la prima volta nel 2013, le serie presentate da Beatrice Pediconi offrono alcune continuità e alcune differenze perché la sua tecnica, strettamente personale e unica nel suo genere, consiste in una pittura nell’acqua, un atto performativo documentato in mostra da immagini fotografiche, libri d’artista e video, che si differenzia da un ciclo con l’altro per la composizione dei pigmenti iniettati nell’acqua e la reazione chimica generata.

Beatrice Pediconi, Alien Solo 1, 2016, photo by Dario Lasagni

Beatrice Pediconi, Alien Solo 1, 2016, photo by Dario Lasagni

Recandosi a visitare la mostra Alien/Alieno, il fruitore si troverà di fronte alla documentazione di un gesto pittorico che consiste nell’immettere dei colori, in questo caso ad olio, nell’acqua, sia mediante pennelli che tramite siringhe, osservarne la reazione e cercare una relazione tra i due elementi: nello specifico, l’olio non si diluisce in acqua per cui per poter dipingere Pediconi introduce, in questo caso, anche delle polveri contenenti dei diluenti per rendere l’acqua più gelatinosa e riuscire a dipingere.

Beatrice Pediconi, Installation View at @SepiaEYE Gallery, New York, 2016, photo by Dario Lasagni

Beatrice Pediconi, Installation View at @SepiaEYE Gallery, New York, 2016, photo by Dario Lasagni

Sul piano formale, la mostra consta di nove polaroid originali nel formato di 20 cm x 25 cm, di nove libri d’artista da lei realizzati e rilegati, e da un video, che per la prima volta si sviluppa in due tracce allestite specularmente.

L’acqua è il primo elemento di continuità nella produzione artistica di Beatrice Pediconi, alla base della sua ricerca e delle sue sperimentazioni: rappresenta la vita, l’elemento che compone gran parte degli esseri viventi e li mantiene tali, lo scorrere del tempo, il panta rei della filosofia greca, il continuo divenire. L’acqua è trasparente, e la sua contaminazione assume quindi un importante valore sia concreto, che estetico, che simbolico.

L’iniezione di colore è il gesto principe, l’atto pittorico, quella ritualità che consente all’artista di creare un’opera.

Beatrice Pediconi, Alien-Alieno, Installation view @Sepia Eye Gallery, New York, photo by Dario Lasagni

Beatrice Pediconi, Alien-Alieno, Installation view @Sepia Eye Gallery, New York, photo by Dario Lasagni

Le fotografie sono funzionali alla documentazione del gesto, sono documenti autentici che accompagnano sempre le mostre di Beatrice Pediconi, sono gli originali che per la prima volta stravolgono il formato tipico delle polaroid e lo ingrandiscono. Queste immagini, vengono scattate dall’artista stessa con un banco ottico posto su un cavalletto fisso.

Il libro d’artista è un altro dei leitmotiv di Pediconi: anche in questo caso ci troviamo di fronte a produzioni rare, un numero limitato di oggetti preziosi che questa volta sono realizzati solo in nove pezzi unici, uno per ogni mese da marzo a novembre del 2015, rilegati a mano uno per uno e diversi nel contenuto, il primo contiene solo due polaroid e di mese in mese se ne aggiunge una, in stretta relazione al processo creativo. Si arriva quindi a novembre dopo nove mesi di gestazione artistica e nel libro corrispondente, l’ultimo della serie, ci sono dieci immagini. Tutta questo ciclo editoriale è composto da prodotti unici e speciali, realizzati personalmente dall’artista e curati uno ad uno.

Beatrice Pediconi, installation view Alien/Alieno, 2016. one channel video, sepiaEye gallery, New York

Beatrice Pediconi, installation view Alien/Alieno, 2016. one channel video, sepiaEye gallery, New York

Infine il video, strumento amato da Beatrice Pediconi perché testimone diretto della danza che i pigmenti di colore fanno all’interno dell’acqua grazie all’impulso iniziale generato dall’iniezione di una siringa. Anche in questo caso troviamo una differenza: il video è doppio e se da una parte una delle proiezioni resta fedele all’azione e ne riporta la sequenza cronologica, l’altra è un montaggio della medesima azione, scomposta e ricreata secondo un ordine stabilito dall’artista con il supporto di Andrea Maguolo, premio al montaggio dell’edizione di quest’anno dei David per il film Lo chiamavano Jeeg Robot.

L’opening è stato una grande festa, a New York, e Beatrice Pediconi è molto entusiasta dei feedback raccolti durante questo tempo.

Ma la cosa più importante da sapere è che questa mostra, con le differenze del caso, sarà esposta anche in Italia, presso la galleria Z2O Sara Zanin a Roma in autunno, a un anno esatto di distanza dai mesi dei libri, dopo tre anni dall’ultima importante mostra in Italia.

E noi ci saremo.

Beatrice Pediconi, Hand made Book May, 2015

Beatrice Pediconi, Hand made Book May, 2015

ENGLISH TEXT

A chat with Beatrice Pediconi, connecting Italy to the States, is a perfect opportunity to talk about her exhibition Alien/Alieno which opened in the SepiaEYE Gallery in New York and can still be visited by appointment throughout the hot Manhattan summer.

Beatrice Pediconi is an artist from Rome who has lived in New York for several years: after training as architect she moved into the visual arts, drawing initially, before forging a very personal modus operandi that engages with the world of science, infused with elements of poetry and music.

Beatrice Pediconi, installation view Alien/Alieno, 2016, @sepiaEYE Gallery New York

Beatrice Pediconi, installation view Alien/Alieno, 2016, @sepiaEYE Gallery New York

Over the years and in prestigious venues such as the Macro Museum in Rome, the Maison Européenne de la Photographie in Paris, the Video Sequence VII Biennale in Reykjavik, the Italian Academy at Columbia University in New York and the Maramotti Collection in Reggio Emilia, where I had the pleasure of meeting her in person for the first time in 2013, her series of works present elements of both continuity and difference. Her unique, personal technique consists in painting in water, a performance that is documented in the exhibition in photographs, artist’s books and videos. The various series differ in terms of the composition of the pigments injected into the water and the chemical reactions that are generated.

Visitors to the exhibition Alien/Alieno are presented with documentation of a pictorial act which consists of introducing paint – in this case oil paint – into water using both brushes and syringes, then observing the reaction and identifying the relationship between the two elements. As oil does not dissolve in water, Pediconi adds powders containing diluting agents to thicken the water in order to be able to paint.

Beatrice Pediconi, Alien Solo 3, 2016

Beatrice Pediconi, Alien Solo 3, 2016

The exhibition features nine original polaroids, 20 cm x 25 cm, nine artist’s books made and bound by the artist, and a double video presentation.

Water is the prime element of continuity in Beatrice Pediconi‘s work, the cornerstone of her research and experiments: it represents life, the element that makes up most living things, the passage of time, and the panta rei of Greek philosophy, the state of continuous becoming. As water is by nature transparent, contaminating it is an act with practical, aesthetic and symbolic ramifications. Injecting colour is the key factor here: the act of painting, the ritual that enables the artist to create a work.

Installation view Beatrice Pediconi, Alien:Alieno, 2016 @ sepiaEye gallery, New York

Installation view Beatrice Pediconi, Alien:Alieno, 2016 @ sepiaEye gallery, New York

The photographs serve to record the performance and represent an authentic form of documentation that always features in Beatrice Pediconi‘s shows. The originals are the first images that enlarge and modify the typical Polaroid format. These images are taken by the artist herself, using an optical bench set up on a fixed tripod.

Artist’s books are another key element of Pediconi‘s works: precious, rare objects created in a limited number. In the show there are nine unique books, one for each month from March to November 2015, individually hand-bound, with different contents. The first contains only two polaroids, and each month adds another shot closely related to the creative process. The November book, the last one in the series after nine months of artistic gestation, contains ten images. All of the books are entirely unique, created personally by the artist and individually curated.

Installation view Beatrice Pediconi, Alien:Alieno, 2016 @ sepiaEye gallery, New York

Installation view Beatrice Pediconi, Alien:Alieno, 2016 @ sepiaEye gallery, New York

Video is another medium she enjoys working with, creating a direct record of the pigments swirling through the water thanks to the momentum lent by the syringe. Here too there is an element of difference lent by the double video presentation: one of the films is a faithful reproduction of the action in its original sequence, while the other is an edited version that breaks down and pieces together the same action in the order decided by the artist, with the support of Andrea Maguolo, who won the film editing prize at the David Awards for the film My Name Is Jeeg Robot.

Installation view, Beatrice Pediconi. Alien 2016. one channel video, sepiaEye gallery, New York

Installation view, Beatrice Pediconi. Alien 2016. one channel video, sepiaEye gallery, New York

The exhibition opening was a big celebration in New York, and Beatrice Pediconi is very enthusiastic about the feedback she has received.

And you will be pleased to hear the show, adapted ad hoc, is also coming to Italy. It will be on at the Z2O Sara Zanin gallery in Rome in the autumn, exactly one year after the date of the final book, and three years after Pediconi’s last major exhibition in Italy.

Don’t miss it!

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