Forza Lavoro da Lia Rumma con Marzia Migliora

Il fattorino, la massaggiatrice, il sarto per uomo, la stilista, il medico, l’avvocato, la segretaria, il cancelliere in tribunale, la casalinga, il postino, l’edicolante, la cameriera, il grafico, il direttore di filiale di banca, il personal trainer, il magnifico rettore, il giocatore di calcio, la modella, l’arbitro, la cassiera, l’assistente, l’ambulante, il sarto.

Marzia Migliora, L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo, 2016, Charcoal briquettes, site specific installation

Marzia Migliora, L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo, 2016, Charcoal briquettes, site specific installation

L’elenco dei lavori è infinito, tutti pesanti e tutti leggeri. Giustificati o meno da una retribuzione adeguata, passiamo la maggior parte della nostra vita lavorando, chi per dovere/necessità e chi per passione, siamo animali professionali sotto molte sfaccettature. Una delle prime domande che rivolgiamo alle persone che abbiamo da poco incontrato, per rompere il ghiaccio, spesso riguarda la professione. A causa del lavoro acquistiamo vestiti, mangiamo cose che non ci piacciono, ci ubriachiamo, non dormiamo la notte, stiamo svegli a cercare soluzioni, smettiamo di leggere, incontriamo persone nuove, evitiamo parenti, incontriamo nemici, sorridiamo, cambiamo città, impariamo cose nuove, cambiamo abitudini.

Ci ammaliamo.

Ci scoraggiamo.

Ci entusiasmiamo.

Marzia Migliora si definisce una persona fortunata e privilegiata dopo poco che ti conosce, nonostante la sua timidezza, e anche dal suo lavoro traspare questo rispetto per quello che fa.

Vita activa. Palazzo del Lavoro, Pier Luigi Nervi, 1961-2016, Single Channel HD colour video with sound, 5'39'', Edition of 5

Vita activa. Palazzo del Lavoro, Pier Luigi Nervi, 1961-2016, Single Channel HD colour video with sound, 5’39”, Edition of 5

Migliora appartiene a quel tipo di persone la cui riflessione viene costantemente riversata nella sua attività, nello specifico nella sua arte: è una donna molto consapevole, con gli occhi azzurri come due pezzi di cielo, sincera e diretta, convinta di voler creare un’arte comprensibile.

Una donna che sicuramente vede molto bene attorno a sé e non vorrebbe perdere questo suo sguardo fuori. Personalmente, neppure io voglio che perda il suo contatto con l’esterno: il suo lavoro è una delle riflessioni più approfondite e riuscite nel panorama italiano di oggi da parte di un membro della mia generazione.

Forza Lavoro è una mostra che ha inaugurato da Lia Rumma a Milano il 18 febbraio e vanta recensioni entusiaste e il 22 marzo alle 18 ci sarà, a chiusura della personale, Un Caso #2 – talk performance 2016 con la drammaturgia di Elena Pugliese e i performers Isidoro Danza e Alberto Salza.

Marzia Migliora, In the Country of Last Things, 2016, Fine art pigment print and pinhole

Marzia Migliora, In the Country of Last Things, 2016, Fine art pigment print and pinhole

Marzia Migliora è di base a Torino, il suo studio è vicino al Palazzo del Lavoro progettato da Pier Luigi Nervi, un capolavoro architettonico voluto in occasione della celebrazione dei 100 anni dalla nascita dell’Italia nel 1961, poi parzialmente utilizzato, poi dimenticato fino a quando, dopo un grosso incendio nell’agosto del 2015, è stato ceduto in vendita per la realizzazione di un centro commerciale. Non vorrei cadere in commenti sul mercato immobiliare, mi dispiace che una perla architettonica di portata storica e artistica come questa passi in secondo piano e venga snaturata.

Per fortuna esistono gli artisti come Migliora e sapere che una testimonianza di questo luogo, una rivisitazione, delle tracce archeologiche sono rimaste, è una consolazione non da poco.

La mostra si sviluppa su tre piani, invadendo gli spazi di tutta la galleria con tre fasi di lavoro che vanno a costruire, come giustamente mi suggerisce Migliora, la struttura dell’edificio agli occhi del fruitore.

Al pian terreno, entrando, subito si trova l’installazione L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo, un disegno composto da mattonelle in carbone pressato sul pavimento in scala 1:1 a riproduzione del soffitto concepito da Nervi, per dare forma alle forze che si distribuiscono nella materia, un tracciato della distribuzione delle linee di forza sulla superficie. È fisica, applicata all’ingegneria e all’architettura, arricchite da un notevole impatto estetico garantito dal tocco di Nervi.

Marzia Migliora, In the Country of Last Things #1, 2016, Fine art pigment print and pinhole

Marzia Migliora, In the Country of Last Things #1, 2016, Fine art pigment print and pinhole

Il secondo piano ospita In the Country of Last Things, una selezione di cinque fotografie ottenute da macchine stenopeiche progettate dall’artista e costruite con i materiali rinvenuti nel palazzo stesso. Lei stessa definisce questa sezione una stanza feticcio: ripercorriamo l’allestimento dall’archiviazione museale, vediamo delle immagini di quel luogo protagonista, riconosciamo i materiali, abbiamo addirittura delle polveri e degli scarti piccoli piccoli racchiusi in cornici e custoditi come se fossero l’aria di Parigi di un secolo fa, senza ironia, ma con un profondo rispetto per una storia e una memoria che appartengono a tutti noi. Tra le tracce di presenze umane, i segni del tempo, del fuoco, un drappo rosso teatralmente impresso per volere del caso, ho annusato la storia di questo edificio, l’ho accarezzata con gli occhi, con il privilegio del racconto di questa donna che con passione ha vissuto questo luogo e l’ha fatto entrare nel suo cuore per poterlo trasmettere dopo.

All’ultimo piano della galleria di via Stilicone il video Vita Activa. Pier Luigi Nervi, Palazzo del Lavoro, Torino, 1961-2016 realizzato con la collaborazione del musicista Francesco Dillon.

Da una prima e unica nota presa dal Requiem di Mozart, parte un’improvvisazione suonata col violoncello che, come il canto del cigno, invade tutti gli spazi del Palazzo torinese e si mescola con una registrazione in field, data dai materiali suonati: così i frammenti di vetri, i passi sul pavimento, i detriti, i rami, salutano con un gesto poetico e denso questi muri, per un’ultima volta prima di venire invasi dalle ruspe già dal giorno successivo la fine delle riprese.

In questa cattedrale della nostra storia, una cattedrale nel deserto verrebbe da dire, i simboli si potrebbero sprecare.

Invece io vorrei solo che tutti andassero lì a vedere, e che nulla venisse sprecato. Nulla.

Vita activa. Palazzo del Lavoro, Pier Luigi Nervi, 1961-2016, Single Channel HD colour video with sound, 5'39'', Edition of 5

Vita activa. Palazzo del Lavoro, Pier Luigi Nervi, 1961-2016, Single Channel HD colour video with sound, 5’39”, Edition of 5

ENGLISH TEXT

Courier, masseuse, men’s tailor, fashion designer, doctor, lawyer, secretary, court registrar, housewife, postman, newsagent, waitress, graphic designer, bank manager, personal trainer, university rector, footballer, cashier, personal assistant, street vendor.

Marzia Migliora, L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo, 2016, Charcoal briquettes, site specific installation

Marzia Migliora, L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo, 2016, Charcoal briquettes, site specific installation

The list of possible occupations is infinite, each with its own particular upsides and downsides. Whether or not it brings in a proper wage, we spend most of our lives working – some of us out of necessity, some for love – and we draw meaning from our work in many ways. Often one of the first questions we ask people we meet, to break the ice, is what they do . Our jobs can make us buy clothes, eat things we don’t like, get drunk, lose sleep, stay up at night in search of solutions, stop reading books, meet new people, avoid relatives, encounter enemies, smile, move to a new city, learn new things, change habits.

They can make us ill.

They can get us down.

They can fire us up.

Even if you’ve only just met her, Marzia Migliora is happy to tell you that she feels lucky and privileged to do what she does, and her respect for her work comes through in her art.ù

Vita activa. Palazzo del Lavoro, Pier Luigi Nervi, 1961-2016, Single Channel HD colour video with sound, 5'39'', Edition of 5

Vita activa. Palazzo del Lavoro, Pier Luigi Nervi, 1961-2016, Single Channel HD colour video with sound, 5’39”, Edition of 5

Migliora is one of those people who is always thinking about her work, her art: a mindful woman, sincere and straightforward, with eyes like pieces of blue sky, she is devoted to creating art that we can all understand. She is extremely attentive to what is going on around her, and ensures she keeps it that way when she takes on the outside world. And this is something I greatly appreciate: her work is one of the most thoughtful and compelling reflections in contemporary Italian art by a member of my generation.

Forza Lavoro (Work Force) is the exhibition that opened in the Lia Rumma gallery in Milan on 18 February and on the 22nd of February there will be Un Caso #2 – talk performance 2016 closing the exhibition.

Marzia Migliora, In the Country of Last Things , 2016, Fine art pigment print and pinhole

Marzia Migliora, In the Country of Last Things , 2016, Fine art pigment print and pinhole

Marzia Migliora is based in Turin, and her studio is close to the Palazzo del Lavoro designed by Pier Luigi Nervi, an architectural masterpiece commissioned in 1961 to celebrate the centenary of Italian unification. It was partially used, then forgotten until, after a large fire in August 2015, it was sold to be converted into a shopping centre. I don’t want to comment on the property market, all I will say is that it is sad that an architectural gem of this historical and artistic significance cannot be preserved and is about to be completely transfigured.

Luckily there are artists like Migliora, and the knowledge that a record of this place, a revisitation, and some archaeological traces remain, is no small consolation.

The exhibition extends over three floors, taking over the whole gallery and presenting three stages of work that represent, as Migliora explains, the structure of the building in the eyes of the visitor.

On the ground floor, as you enter, is the installation entitled L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo (Designing a system of resistance is a creative act), a design made out of coal briquettes arranged on the floor to create a 1:1 scale reproduction of the ceiling designed by Nervi showing the forces that are distributed through the matter, a tracing of the distribution of field lines on the surface. It’s physics, applied to engineering and architecture, enriched by Nervi’s remarkable aesthetic touch.

Vita activa. Palazzo del Lavoro, Pier Luigi Nervi, 1961-2016, Single Channel HD colour video with sound, 5'39'', Edition of 5

Vita activa. Palazzo del Lavoro, Pier Luigi Nervi, 1961-2016, Single Channel HD colour video with sound, 5’39”, Edition of 5

The second floor hosts In the Country of Last Things, a selection of five photographs made using pinhole machines designed by the artist and constructed with materials found in the building itself. She herself describes this section as a fetish room: we can trace the presentation from the museum archives, we see images of the place in question and recognize the materials, we are even presented with dust and tiny pieces of detritus framed and treasured as if it was the air of Paris from a century ago – not in an ironic way, but with a deep respect for history and a part of the past that belongs to all of us. Among the traces of human presence, the signs left by time and fire, including a red drape that chance has theatrically emblazoned, I felt like I was breathing in the history of this building, caressing it with my eyes, from the privileged viewpoint of this woman, who loved this place and stored it in her heart to be able to pass it on at a later date.

On the top floor of the gallery in via Stilicone is the video Vita Activa. Pier Luigi Nervi, Palazzo del Lavoro, Torino, 1961-2016 produced in collaboration with the composer Francesco Dillon.

From a single, opening note taken from Mozart’s Requiem springs an improvised cello piece that fills the Turin building like a swan song, mingling with a field recording of the materials present – shards of glass, footsteps on the floor, debris, branches – that bid a trenchant, poetic farewell to these walls, one last time before the bulldozers moved in the day after the recording was made.

In this cathedral of our past, a cathedral in the desert, one might say, there is no shortage of symbolism.

All I would like is for people to go and see it, to make sure none of it goes to waste. Nothing at all.

 

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