Le installazioni di Parreno e Halilaj per Hangar Bicocca

Hangar Bicocca scocca un’altra freccia che raggiunge il bersaglio: ancora una volta sforna due mostre straordinarie.

La prima, inaugurata in ottobre e aperta fino al 14 febbraio, è Hypothesis, prima personale italiana dedicata all’artista Philippe Parreno, a cura di Andrea Lissoni.

La seconda, proposta nello Shed del famoso spazio industriale e curata da Roberta Tenconi, è Space Shuttle in the Garden di Petrit Halilaj.

Due approcci diversi del concepire un processo installativo, di entrare nel vivo dello spazio, di riempirlo di vita, di arte, di storie e di emozioni.

Philippe Parreno porta nelle mura di Hangar un percorso costituito da diverse opere, più o meno recenti, ma che è stato studiato site-specific, cosa che è prassi per questo artista. L’intervento coinvolge la parte più ampia dello spazio espositivo e prevede un percorso che ha un inizio ben preciso e prosegue fino al fondo, attraversando luci, colori, lampadine, fasci luminosi, suoni, intermittenze, video, disegni elettronici. La coreografia è una selezione di sculture sonore e luminose che lasciano lo spettatore, che qui non è un fruitore perché è attivissimo, attonito, sbalordito, completamente sedotto. L’arte di Parreno è un flirt che non lascia vie di uscita, riesce con i grandi e i piccini, è universale e diretta, ha un impatto immediato e lucido, ne è consapevole e soddisfatta, diverte ed è portatrice di energie.

Dall’altro lato un lavoro diverso, apparentemente sporco, fatto da materiali raccolti in una ricerca che parte dalla distruzione della guerra per arrivare alla luce e alla vita: Petrit Halilaj è un ragazzo del Kosovo, un ex bambino di guerra, esperienza che di seducente non ha proprio nulla. Non troviamo suoni accattivanti, video perfetti, luci a intermittenza, troviamo installazioni in parte preesistenti e in parte realizzate per gli spazi di Hangar Bicocca, con materiali che spaziano dal cemento al metallo, dalla sabbia al disegno, a una lampadina danzante, ma soprattutto da una piccola corte con delle galline e dei galli meravigliosi e rari che il visitatore può osservare. Al massimo si può osservare la reazione di qualche bimbo piccolo, come è capitato a me, di fronte ai pennuti. In Halilaj vedo il senso del tempo, la storia, la ricostruzione, vedo la quiete dopo la tempesta, vedo delle parti installative che mi ricordano dei muri che per fortuna e a volte per disgrazia sono crollati, delle cose passate, sento il tempo, sento i luoghi vecchi e quelli nuovi, sento un qualcosa che mi costringe ad ascoltare.

Se con Philippe Parreno riconosco un percorso installativo che riflette sullo spazio, sulla percezione, sul luogo, sul visual come strumento di complementarietà, mi diverto, mi piace, mi mette allegria e mi viene voglia di ballare e portare i miei nipoti, con Halilaj mi fermo, mi vengono dei ricordi in merito a racconti di fughe da una situazione politica impossibile a tollerarsi, mi viene da mettermi in ascolto, di sentire un silenzio, di cercare tra le macerie, di ammirare le penne di galline di una bellezza rara, di pensare al cosa.

La mostra di Philippe Parreno è visitabile fino al 14 febbraio, mentre Petrit Halilaj resta allestita fino al 13 marzo.

Andate con le persone a cui volete bene, Hangar è un bel posto, il caffè è buono, l’ingresso è gratuito e ci sono sempre le Torri Celesti di Anselm Kiefer. È un luogo privilegiato per Milano, prezioso e facilmente raggiungibile, potete portare anche i bambini e leggere i libretti che vengono distribuiti gratuitamente.

L’arte è un gesto d’amore, approfittiamone.

ENGLISH TEXT

The installations by Parreno and Halilaj for Hangar Bicocca

Hangar Bicocca hits the spot yet again, with two more fantastic exhibitions.

The first, which opened in October and is on until 14 February, is entitled Hypothesis, and is the artist Philippe Parreno‘s first solo show in Italy, curated by Andrea Lissoni.

The second, in the Shed venue of this famous industrial space, is entitled Space Shuttle in the Garden, and is the work of Petrit Halilaj curated by Roberta Tenconi.

Two different approaches to the installation concept, different ways of handling the space, filling it with life, art, stories and emotions.

As he is known for doing, Philippe Parreno brings a site specific presentation of new and older works to the Hangar venue. His show takes over the larger part of the exhibition space. It is a tour with a precise starting point that leads to a natural conclusion, through video, electronic drawings, colour, sound and above all light: beams of light, flashing lights, light bulbs. It is based on a selection of sound and light sculptures that will leave the visitor – who here is not just a viewer but an active participant – astonished, amazed and completely won over. Parreno‘s art is inescapably flirty, captivating young and old alike. It is universal and direct, enjoyable and brimming with energy. It makes an immediate, slick impact, and knows it.

The other event is a different thing altogether, a scruffy-looking collection of found materials that sets out from the destruction of war and travels towards light and life. Petrit Halilaj is a former war child from Kosovo, an experience that has nothing shiny or exciting about it. There are no appealing sounds, perfect videos or flashing lights here, but a mixture of previous and site specific works crafted from materials that range from cement to metal, from sand to drawings, including a dangling bulb and above all a little courtyard with hens and magnificent, rare roosters that the visitor can admire. Or just watch out for the reactions of younger visitors on seeing the birds, as I did. In Halilaj‘s work there is a sense of time, history, reconstruction: the calm after the storm. Parts of the installation recall walls, that for better or worse, now lie in ruins. It gives you a feeling of things past, new and old places, something that forces you to stop and listen.

While Philippe Parreno‘s installation reflects on space, perception, places and the visual as a complementary dimension – it’s likeable and fun and makes me want to dance around and bring my nieces and nephews along – Petrit Halilaj‘s work makes me pause, and reminds me of stories of people fleeing from impossible political situations. It prompts me to stop and listen, to concentrate on the silence, to hunt through the rubble, to admire the rare beauty of a hen’s plumage, to think about things.

Philippe Parreno‘s exhibition is open until 14 February, while Petrit Halilaj can be visited until 13 March.

Go with the people you love, Hangar Bicocca is a nice place, the coffee’s good, admission is free and you can always see the Celestial Towers by Anselm Kiefer. It is a fantastic spot for Milan, well worth a visit and easy to get to, great for kids too, and with free booklets on offer.

Art is an act of love, so make the most of it!