Jonathan Monk’s Time

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Here is an interview with Jonathan Monk about his project in Museo Carlo Zauli in Faenza and his approach to ceramic.

During your residency at Museo Carlo Zauli in Faenza, you have worked with ceramic: was that your first experience? What’s your perception about such a unique material?

I’ve used ceramic in my work before but hadn’t been involved in the production process.My last experience with ceramic was probably at school – it seemed to be quite popular when I was a child. A creative and free process with dry clay under ones nails.
I enjoyed my reacquaintance with ceramic and tried in my own little way to push some ideas into clay.

In the beginning, how did you focus on working with ceramic?

I wanted to remember my last direct experience with clay and followed my memory of the pottery department at my high school. This is where the dust bin came from – the clay bin was used to reanimate dry but unfired clay.

Why did you choose the title, Claymation?


Claymation is a form of stop-frame animation which gives life to (a once) pliable material. This is why the dust bin is titled claymation and I though the whole presentation could work with the same title.

In your works, irony plays a major role. I believe that’s one of the smartest ways to introduce tough issues . Do you agree? Why?

Probably and yes. But it might be the simplest way to avoid directness… skirting around a subject rather than addressing it head on –

In your Lisson Gallery’s website artist profile you mention that being original is almost impossible these days, although, in the end, your work does appear to be so. What did you mean?

Within the art world originality in the traditional sense is probably impossible to achieve. But over the years I have tried to create things that play with originality or play with uniqueness -Trying to be always the same and always different…I guess it’s the way one looks at things

You’ve been here a few times, quite enough to make up your mind about Italy: what’s your impression about the art system here? And in which ways does it work differently compared with Germany?

I’ve spent a lot of time in Italy and I like it a lot – it works very differently to Germany – the cliché are very much true.
But I’m English and was born in a former Roman town so maybe I’m able to meet this all half way. All roads lead to Rome -
I like to work in many different countries so my work can take on different characteristics and qualities… often visually different but conceptually exactly the same etc.

Cut Out (Folded/Fired) I & II, 2015, semire bianco

Cut Out (Folded/Fired) I & II, 2015, semire bianco

ITALIANO

Ecco un’intervista a Jonathan Monk in merito al suo progetto al Museo Carlo Zauli di Faenza e al suo approccio con la ceramica

Durante la tua residenza presso il Museo Carlo Zauli di Faenza hai lavorato con la ceramica: è stata la tua prima esperienza? Qual è stato il tuo approccio a questo materiale così particolare?

Ho utilizzato la ceramica in precenza nel mio lavoro ma non sono mai stato coinvolto nel processo produttivo. La mia ultima esperienza con la ceramica probabilmente risale alla scuola – sembrava essere piuttosto utilizzata quando ero un ragazzo. Un processo creativo e libero con l’argilla che restava sotto le unghie. Mi è piaciuta la mia riconciliazione con la ceramica e ho tentato nel mio piccolo di imprimere qualche idea nella materia.

All’inizio, su cosa ti sei focalizzato nel lavorare con la ceramica?

Ho voluto ricordare la mia ultima esperienza diretta con l’argilla e ho seguito il mio ricordo al dipartimento di ceramica della scuola. Da qui arriva la pattumiera – il bidone di ceramica è stato usato per ridare vita a dell’argilla asciutta e mai cotta.

Perché hai scelto questo titolo, Claymation?

Claymation è un metodo di fermo immagine usato nell’animazione che rianima (una volta) un materiale flessibile. Ecco perché il bidone di ceramica ha come titolo Claymation e ho pensato che funzionasse questo titolo per l’intera mostra.

Nei tuoi lavori l’ironia ha un ruolo fondamentale. Credo che sia uno dei modi più intelligenti per parlare di cose importanti. Condividi? Perché?

Probabilmente si. Però può essere il modo più semplice per evitare di essere diretti… girando attorno a un tema al posto di affrontarlo a testa alta.

Nel tuo profilo sul sito della Lisson Gallery, dici che essere originali è quasi impossibile al giorno d’oggi, ma allo stesso tempo, alla fine, il tuo lavoro sembra esserlo. Cosa intendi dire?

Nel senso più stretto del termine, l’originalità nel mondo dell’arte è probabilmente impossibile da raggiungere. Ma nel corso degli anni ho provato a creare qualcosa che giocasse con l’originalità o con l’unicità, cercando di essere sempre uguale e sempre diverso. Credo dipenda da come uno vede le cose.

Sei stato alcune volte in Italia, abbastanza per farti un’idea: qual è la tua impressione in merito al sistema dell’arte qui? E in cosa funziona diversamente dalla Germania?

Ho passato molto tempo in Italia e mi piace molto, funziona in modo molto diverso dalla Germania, i cliché sono molto molto reali. Ma io sono inglese e sono nato in una città che fu romana quindi forse sono in grado di trovarmi a metà strada. Tutte le strade portano a Roma. Mi piace lavorare in paesi diversi così che il mio lavoro possa assumere diverse caratteristiche e qualità… spesso visivamente diverse ma concettualmente sempre la stessa cosa.

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