Il mondo nella Fondazione Prada

Non è di certo un posto così nuovo ormai, ma fino al mese scorso, in effetti, non avevo ancora messo piede alla Fondazione Prada.

Ovviamente, ora che ci sono andata vorrei che chi non l’ha ancora fatto si attivasse e andasse immediatamente, anche solo per una passeggiata, o semplicemente per bere un caffè al Bar Luce (sì, quello progettato dal regista Wes Anderson), per ammirare con quale maestria e a quale livello può essere portato il cemento, unito a moltissimi materiali innovativi, in un processo di recupero industriale da una super star dell’architettura come Rem Koolhas.

Lo stesso Koolhas dichiara nel testo inserito nel libretto di presentazione dello spazio a disposizione dei visitatori l’eccezionalità di questo spazio, non solo spazio industriale ristrutturato ma accostato a nuove costruzioni che ne esaltano gli spazi, li completano, diventano una pluralità di spazi in cui “Vecchio e nuovo, orizzontale e verticale, ampio e stretto, bianco e nero, aperto e chiuso: questi contrasti stabiliscono la varietà di opposizioni che descrive la natura della nuova Fondazione.”

Quindi un luogo di incontri di modalità diverse tra arte e architettura che portano a una sfida urbana davvero audace e a livelli indubbiamente internazionali: forse l’unico spazio italiano in cui non si senta quell’odore radicato di provincia (e che chi scrive conosce bene, immersa fino al collo) e dove non ci sia un’esasperata pretesa intellettuale. Non è esterofilia, ma spesso l’idea di creare una fondazione non è accompagnata da un contesto che ne possa favorire lo sviluppo in quella direzione. Per avere un progetto così credo sia necessario veramente girare il mondo, essere realmente internazionali e la maison Prada ha dimostrato anche in questa occasione di essere assolutamente all’altezza di questo compito.

La sua collezione, che magari posso non sempre amare in tutto, così come le sue scelte estetiche, è molto coerente con la filosofia aziendale e rispecchia sempre un livello molto alto e una scelta molto ben ponderata.

Di fatto anche questa sede potrebbe essere la dimostrazione che le collezioni esistono anche per speculare, investire, ammortizzare le tasse, far circolare il denaro, ma allo stesso tempo possono creare luoghi di fruizione proprio dove lo stato non arriva, dove un apparato burocratico affossa quasi tutti gli aspetti intellettuali (usare un quasi per cercare di essere ottimisti in un momento disastroso è una scelta ottimista?) e il privato torna a fare il mecenate proprio come è successo nel Rinascimento.

Inutile dire che l’opera di Damien Hirst, Lost Love del 2000, è una bella sorpresa, in quel progetto chiamato Trittico davvero equilibrato ed efficace, ma il lavoro che mi ha tolto il fiato più di tutti è Progetto Grottesco di Thomas Demand, risalente al 2006: per realizzare l’opera fotografica Grotto, l’artista tedesco ha ricostruito una grotta avendo preso a modello le cartoline di una grotta sull’isola di Maiorca nelle Baleari, raccolto informazioni, testi geologici, guide turistiche, e questo prototipo, realizzato in cartone tagliato a strati con una stampante 3D, è stato allestito come fase essenziale del percorso di creazione dello scatto fotografico.

Anche il resto della struttura è piuttosto armonico, il Bar Luce ha almeno sette tipi diversi di gin (cosa che lo rende un bar frequentabile dalla sottoscritta) oltre ad essere un luogo surreale proprio come i film di Wes Anderson, la torre ricoperta da foglia d’oro è uno stacco molto bilanciato che sta diventando l’emblema riconoscibile dell’edificio: la visita interna è emozionante sia per il sapiente uso dei materiali che per le opere di Robert Gober e Louise Bourgeois, accostate in dialogo nel corso dei tre piani.

Insomma, la Fondazione Prada è un progetto dotato di grandissimo fascino e a completa disposizione dei cittadini, quindi una grande cosa.

 

La struttura è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 21 e prevede ingresso a pagamento.

 

Sito ufficiale

 

 

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Il bar ideato dal dal regista Wes Anderson, per ricreare la tipica atomosfera dei bar di Milano (Foto di: Il Post)

Il bar ideato dal dal regista Wes Anderson, per ricreare la tipica atomosfera dei bar di Milano (Foto di: Il Post)

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