La spiritualità di Andrea Mastrovito e Stefano Arienti

Succede che gli amici artisti ti sorprendono straordinariamente, a volte.

Diciamo che ormai Andrea Mastrovito ha preso questa abitudine perché ogni volta che ho la possibilità di incontrare il suo lavoro resto sempre più a bocca aperta.

L’occasione, questa volta, è davvero diversa, almeno per me: una chiesa.

Mastrovito, insieme a Stefano Arienti, ha decorato una chiesa a Bergamo, in prossimità dell’ospedale nuovo intitolato a Papa Giovanni XIII, come lo stesso edificio di culto.

Ok, dalla storia dell’arte più canonica è sempre accaduto che gli artisti decorassero le chiese, ma francamente nel 2015 succede sempre più di rado. Oppure può accadere a delle persone speciali.

Non conosco personalmente Stefano Arienti purtroppo, ma conosco abbastanza Andrea Mastrovito per sapere che tipo di persona e di artista è.

La chiesa è un cubo bianco, circondato da sottili colonne che danno all’edificio un richiamo internazionale, l’architetto è Pippo Traversi. Il contributo di grandi realtà aziendali bergamasche come la Italcementi è stato fondamentale nello sviluppo del progetto. La luce straordinaria che permea questa struttura, consente di esaltare le decorazioni e il suo interno grazie anche alla scelta dei colori dominanti molto chiari, spesso sfruttando i raggi del sole che conferiscono una bellezza ancora maggiore all’opera.

La decorazione delle pareti interne è stata affidata a Stefano Arienti che ha realizzato, in collaborazione con un’azienda scandinava, un pattern applicabile ai blocchi di cemento che lasciasse in rilievo una decorazione dall’effetto naturale e naturalistico, che non ha una continuità ma che si interrompe e ripete in modo apparentemente casuale per non offrire la sensazione di essere una decorazione floreale a scopo unicamente ornamentale e che richiama i suoi preziosi lavori con la carta.

Per l’altare e le due navate Andrea Mastrovito ha dato prova di grandissimo talento: ha realizzato un progetto che riprendesse la tradizione iconografica sacra usando la foglia d’oro sul fondo e utilizzasse il vetro delle vetrate rendendolo contemporaneo: ha disposto quattro macrolivelli in vetro a cui se ne sovrappongono altri fino a raggiungere il numero di circa trenta (!), tutti meticolosamente tagliati da un artigiano estremamente raffinato e successivamente dipinti a uno a uno con massima precisione e con tecnica sopraffina personalmente da Mastrovito, uno a uno, con pazienza enorme e metodo.

Le tre immagini riportano la Madonna sulla sinistra in mezzo ad altre due donne, in cui Mastrovito ha raffigurato sua madre e una cara amica che ha perso un figlio, offrendo dei volti contemporanei in cui le persone potessero riconoscersi. Al centro, ai piedi del crocefisso, è rappresentato un pavone perché simbolo di resurrezione e sulla destra una volta celeste racchiusa nel tondo della terra che rappresenta la congiunzione astrale che si manifestò nella notte in cui proclamarono santo Papa Giovanni XXIII (lo stesso papa, a cui la chiesa è intestata, è raffigurato sopra le tre donne in posa di benedizione).

Tutti i dettagli sono incastrati e curati fino alla mania, a simbolo di un metodo che contraddistingue questo virtuoso artista da sempre, e l’edificio è colmo di simboli e di opere segrete che mi è stato possibile scovare solo parzialmente purtroppo. Per esempio l’altare stesso sembra raffigurare una corona di spine, invece riporta una decorazione raffigurante un ramo di incenso e uno di mirra, realizzati a foglia d’oro nel marmo, ricorda qualcosa?

Il mio stupore di fronte a una tale opera è stato enorme e persiste: nonostante la religione sia piuttosto distante dal mio sentire, ammetto che l’esperienza emozionante di visitare questa chiesa ha raggiunto una spiritualità a cui solo l’arte può, se a certi livelli, dare un accesso preferenziale. La fortuna poi di essere in compagnia di Andrea Mastrovito stesso ha alimentato la conoscenza dei dettagli e la possibilità di approfondire tutto l’enorme lavoro che è stato fatto, sia da parte sua e di Stefano Arienti, che di tutto l’apparato di tecnici, aziende e professionisti coinvolti, oltre a vedere lui che, con grande umiltà, parlava con tutte le persone presenti, accettava i consigli delle anziane signore, si relazionava con i malati presenti: la chiesa di un ospedale non è la solita chiesa, richiede una sensibilità diversa, è sempre aperta, deve avere un flusso di dialogo ancora più reale con le persone che spesso si affacciano perché afflitte da un dolore autentico ed estremo. E tutta l’autenticità di Andrea Mastrovito, come artista ma soprattutto come persona, è percepibile in questa meravigliosa opera importante, duratura, soprendente e virtuosa, nonché densa di umanità.

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