Il suono dei cittadini bergamaschi a luci rosse

Ogni volta che vado a Bergamo cerco di prendere la funicolare, è una bella esperienza, molto particolare perché non c’è in tutte le città. Oltretutto è molto carino vedere le facce dei turisti che salgono con me, sono tutti molto divertiti, anche perché in fondo alcune esperienze, anche banali, fanno riemergere il nostro lato più ludico.

Arrivata in alto, nell’andare verso Porta Sant’Alessandro, ho ritrovato molte delle location scoperte grazie a Contemporary Locus: la chiesa di San Rocco, il Teatro Sociale, l’orto botanico e la cannoniera da lontano, il luogo Pio Colleoni, la casa Angelini. Ho pensato che questo progetto è davvero incredibile anche da questo punto di vista, perché se da un lato qualcuno che viene da fuori scopre degli spazi importanti per la città e di grandissimo interesse storico-culturale, lo stesso avviene per chi a Bergamo vive, perché il più delle volte sono luoghi chiusi da moltissimo tempo, in cui Paola Tognon e il suo staff, aiutate dagli ordini professionali e dalle associazioni culturali locali, mettono delle opere di arte contemporanea che entrino in dialogo con la storia di questi spazi appunto.

La Porta Sant’Alessandro è un altro punto di grande valore simbolico per Bergamo: luogo di ingresso nelle mura (in concorso, tra le altre cose, per diventare patrimonio dell’Unesco con un progetto transnazionale), di accoglienza dei pellegrini (proprio lì sotto c’era un ciabattino), un posto importante per una storia lunga nei secoli, di questo sito inizialmente basilica paleocristiana. Il passaggio delle persone non poteva restare indifferente a Davide Bertocchi, chiamato per un intervento site specific assieme a Heimo Zobernig, come di consueto in un felice accostamento tra giovani talenti italiani e artisti di fama internazionale.

Zobernig occupa una parte di questo meraviglioso spazio con una spettacolare istallazione che consta di alcuni grandi vasi in vetro soffiato di Murano (un vetro soffiato di quelle dimensioni richiede dei gran polmoni e delle altrettanto grandi capacità di lavorazione) di colore rosso, raccolti in una parte dello spazio che si affaccia con l’esterno sfruttando una magica atmosfera che gioca tra colore e luce. Un lavoro che richiede abilità, bellezza e contemplazione pure e semplici, senza fronzoli, essenziale e stupefacente nel suo minimalismo.

Davide Bertocchi ha dialogato con lo spazio per creare una istallazione sonora: partendo dalle origini sacre di questo luogo si sentono degli accordi o dei frammenti di suono registrati dell’organo della Basilica di Santa Maria Maggiore che si attivano con un ordine assolutamente casuale, ovvero non finalizzato a una melodia, ogni volta che qualsiasi forma attraversa lo spazio sottostante, che siano persone, mezzi di trasporto o animali non importa, perché un sensore rileva la presenza e la traduce in suono. La prima cosa che ho pensato trovandomi di fronte al lavoro di Bertocchi è stata che fosse veramente generoso: un lavoro non autoreferenziale (in tempi in cui l’ego domina), di grandissimo ascolto della dimensione urbana, profondamente inserito nella realtà dei cittadini che sotto a questo ingresso potrebbero non accorgersi nemmeno del suono legato al loro passaggio, un rapporto diretto con le persone e con la loro quotidianità attraverso il suono dell’organo per ricreare un contatto con le origini più lontane di questo spazio.

Trovo davvero sorprendente il lavoro svolto dallo staff di Contemporary Locus: in media impiegano un anno per riuscire a entrare nei luoghi prescelti e i permessi per esporre, sobbarcandosi anche la fatica di rendere tutto presentabile alle esposizioni per cui pulendo e mettendo tutto in sicurezza; si sforzano sempre di creare delle coppie di artisti che possano rispecchiare lo spirito del gruppo ma che abbiano la sensibilità di mettersi a disposizione in spazi spesso difficili e con situazioni non sempre di immediata gestione; infine si occupano di trovare i fondi per allestimento e promozione dell’evento.

Credo che la spiegazione più logica di tutto stia nella passione, non solo per la propria città, in un momento in cui il senso civico è stato chiuso in un cassetto, ma anche per l’arte pubblica: Paola Tognon regala delle mostre di caratura internazionale alla sua città in luoghi davvero speciali non solo per il valore storico artistico, ma anche per il ruolo che questi stessi luoghi hanno giocato nel corso della storia della città.

E forse, ma proprio forse, si ripensa a quel russo che avrebbe salvato il mondo con la bellezza due secoli fa e al lavoro disinteressato ed esemplare di questo gruppo, sempre con artisti disponibili e pronti a esporre e a esporsi a un’intera città.

Commovente.

 

Fino al 24 maggio, a Bergamo Alta in Porta Sant’Alessandro, aperto sabato e domenica 9-13, 15-19, oppure su appuntamento a info@contemporarylocus.it.

 

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