Il mondo di Ugo La Pietra in Triennale a Milano

 

 

Non so voi, ma io ho avuto la fortuna di conoscere Ugo La Pietra.

Un uomo molto simpatico, un bel modo, occhi vispi, grande disponibilità. Lo conobbi personalmente proprio a Brescia, la mia città, quando fece una piccola mostra nel negozio di design Rua Confettora, parlava con tutti, a cena mi ha raccontato un sacco di aneddoti della sua Milano, dei suoi anni, dei suoi amici, del suo clarinetto e la passione per la musica.

Vedere la sua personale alla Triennale di Milano, ormai agli sgoccioli perché chiuderà il 15 febbraio, è una vera goduria: la sua ironia, insieme al suo incredibile eclettismo, rendono la visita estremamente divertente anche per i non addetti al settore, grazie anche alla cura dell’allestimento.

Si parte dai primi lavori e si attraversano una serie di progetti di base architettonica, con la presenza anche di opere pittoriche nate dalle assidue frequentazioni di artisti e gallerie, passando attraverso i primi progetti connessi col disordine del quotidiano, il rapporto del corpo con lo spazio (anche in prima persona), il lavoro sugli interni staccati dal resto del mondo esterno, fino ad arrivare allo spazio urbano: è qui che riconosciamo definitivamente il nostro La Pietra, quello inserito in modo attivo, politico e critico in una Milano che continua a crescere e cambiare, che propone progetti per l’uomo, per non perdere la memoria degli spazi, dei luoghi e dei ricordi di una città.

Solo in seguito a tutto questo studio La Pietra ritorna agli oggetti, trattati sempre come prodotti artigianali e non industriali: il suo lavoro sulle ceramiche, elegantemente esplorato con un allestimento che ne esalta le peculiarità, come con tutti gli oggetti su cui lavora, è sempre filtrato dal rapporto tra l’uomo e l’ambiente, esasperato nell’ingresso dei media nelle case, anch’esso ampiamente esplorato.

Solo a questo punto è possibile creare un ambiente ideale grazie al modello dei giardini del 700, studiato soprattutto in vista del progetto da realizzare nell’orto botanico di Milano, per contrastare il pericolo a cui la globalizzazione sottopone l’uomo.

Il percorso di Ugo La Pietra è quindi costantemente basato sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente, partendo dal presupposto che l’oggetto e la città dovrebbero essere brevettati dall’uomo per l’uomo, con grande ironia, intelligenza, senso ludico, leggerezza, abilità tecnica, conoscenza e ricerca.

Se possibile, è una mostra da non perdere: nelle foto ritratto si vedono gli occhi brillanti delle persone che usano la testa. Merce rara.

 

 

 

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