Playlist gallery (ma non solo…) di Gian Maria Tosatti

Ecco la selezione dei dieci pezzi musicali e, in via eccezionale, alcune brevi motivazioni sulla scelta

 

La canzone del padre   Fabrizio De Andrè
Probabilmente perché è la più bella canzone scritta in lingua italiana dal più grande cantautore mondiale
Il ragazzo della via Gluck   Adriano Celentano
Perché questa canzone è il primo ricordo che ho della mia vita. Me la cantava mia madre quando avevo circa un anno. E io lo ricordo distintamente, in barba agli scienziati che dicono che prima dei tre anni non si ricorda nulla.
Fur Alina   Arvo Part
Perché la prima volta che l’ho sentita mi sono commosso. Senza nessuna ragione. E continuo a farlo. Mi pare sempre che questo pezzo inciampi nello zoo di vetro che mi porto dentro.
Sinfonia n°3 – mov 3 (rigorosamente diretta da Furtwangler) Johannes Brahms
Perché mi ha salvato la vita tante volte mentre mi sentivo perso negli inverni freddi di New York. La ascoltavo nelle cuffie, in mezzo alla strada e mi scaldava. Mi faceva ricordare da dove vengo. Mi faceva ricordare che gli angeli non sono tutti bianchi e non stanno tutti assisi nella gloria delle arcate celesti. Mi faceva pensare che alcuni angeli navigano nel fondo nero del mare per andare a recuperare una nave perduta. Come Furtwangler, appunto, che durante il processo che subì dopo la caduta del Terzo Reich, vinse la sua ritrosia a parlare per fare una dichiarazione. Disse che era rimasto in Germania coi nazisti perché non avrebbe potuto lasciare che l’intera tradizione musicale del suo paese rimanesse tra le mani dei barbari. A volte bisogna girarsi attorno al corpo un mantello nero e navigare di bolina, girando all’inverso di un mondo che non è il migliore di quelli possibili.
Emmenez-moi   Charles Aznavour
Perché, come diceva Giuseppe Chiari, l’arte è bella, ma la vita sarebbe stata anche meglio. Però la vita non esiste.
Cygnet commitee   David Bowie
Perché bisogna sempre imparare da quello che è andato storto.
Sonata K87 (suonata rigorosamente da Vladimir Horowitz)   Domenico Scarlatti
Perché è il suono che fanno i miei polmoni tutte le volte che si gonfiano e si sgonfiano.
Perché success is my only motherfucking option, failure’s not.
La Traviata (rigorosamente cantata da Anna Netrebko e Rolando Villazon) Giuseppe Verdi
Qui non devo spiegare il perché, ma dovrei spiegare quale parte, quale aria, quale duetto scegliere. Invece non sono capace. Per me la Traviata è come se fosse un unico brano neppure diviso in atti. E in questo intero corpo musicale ci sono parole che mi trafiggono e che davvero sempre mi feriscono, sempre mi lasciano andare via malconcio. Penso al famosissimo Amami Alfredo!, ma più di tutto penso alla fine del terzo atto, quando Violetta dice Ma se tornando non m’hai salvata... Dopo tanti anni, ancora non riesco a sostenere questa battuta. Ogni volta mi crolla il mondo addosso. E la mia anima si infrange come un vetro.
Fantasia in D Minor for Piano, K. 397 (rigorosamente eseguita da Glenn Gould) Wolfang Amadeus Mozart
Perché Gould è l’unico che suona Mozart come lo avrebbe suonato Mozart stesso. Gould odia Mozart esattamente come Mozart odiava Mozart. E’ dunque questo il suono che doveva avere il pianoforte del salotto del compositore la notte quando l’oscurità si faceva più profonda e le note erano l’unica cosa ferma di un mondo che continuamente si trasfigura in incubo. Non c’è più velocità allora, fluidità che tenga. Ogni affondo su un tasto è lo sforzo per affondare nella palude fino ad un fondo in cui poter poggiare i piedi per tirarsi su e arrivare fino al giorno dopo.

Gian Maria Tosatti (Roma, 1980) è un artista visivo. Dopo gli studi e un’attività di ricerca nel campo performativo presso il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera, si trasferisce a Roma per intraprendere un percorso artistico nel territorio di  connessione tra architettura e arti visive realizzando principalmente grandi installazioni site specific. Sono frutto di questa ricerca tutte le opere successive, a partire dai due progetti: Devozioni e Landscapes, realizzati in collaborazione con la Fondazione Volume!. Il primo è un ciclo di dieci grandi installazioni per spazi architettonici particolari, il secondo un percorso di arte pubblica legato ai luoghi di conflitto urbano. Attualmente la ricerca dell’artista è legata a due nuovi progetti, Fondamenta, basato sull’identificazione degli archetipi dell’era contemporanea, e le Le considerazioni sugli intenti della mia prima comunione restano lettera morta, ciclo dedicato agli enigmi che risiedono nella memoria personale. Tra il 2013 e il 2015 la sua ricerca è centrata su un’opera in sette parti che abiterà l’intera città di Napoli dal titolo Sette Stagioni dello Spirito. Il progetto biennale è sostenuto dalla galleria Lia Rumma, dalla Fondazione Morra, dal museo MADRE e da tutte le istituzioni della città.
E’ stato ideatore e direttore del progetto Reload (www.reloadroma.it) ed è fondatore del progetto La costruzione di una cosmologia (www.unacosmologia.com) Ha esposto anche presso Hessel Museum del CCS BARD, Lower Manhattan Cultural Council , American Academy in Rome , Museo Villa Croce, Andrew Freedman Home, Tenuta dello Scompiglio, Palazzo delle Esposizioni di Roma, Chelsea Art Museum, BJCEM, Centrale Montemartini – Musei Capitolini, Casa Testori, MAAM, Castel Sant’Elmo.

 

La peste, 2013, installazione ambientale, dettaglio, courtesy Galleria Lia Rumma – Milano / Napoli

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La peste, 2013, installazione ambientale, dettaglio, courtesy Galleria Lia Rumma – Milano / Napoli

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Estate, 2014, installazione ambientale, dettaglio, courtesy Galleria Lia Rumma – Milano / Napoli

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My dreams, they’ll never surrender, 2014, installazione ambientale permanente presso Castel Sant’Elmo, Napoli, courtesy Galleria Lia Rumma – Milano / Napoli

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La mia parte nella Seconda Guerra Mondiale, 2014, courtesy Galleria Lia Rumma – Milano / Napoli

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La mia parte nella Seconda Guerra Mondiale, 2014, disegno testuale, courtesy Galleria Lia Rumma – Milano / Napoli

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L’hotel sur la lune, 2011, installazione ambientale, courtesy Galleria Lia Rumma – Milano / Napoli

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Homeland I, 2014, installazione ambientale, dettaglio, courtesy Galleria Lia Rumma – Milano / Napoli

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