Premio Furla 2015: il premio è nudo per Milano

Si è svolta ieri a Palazzo Reale a Milano la cerimonia di assegnazione del Premio Furla, giunto alla sua decima edizione.

Furla6Al di là del fatto che i vincitori sono il duo Iorio e Cumo, selezionati da Simone Frangi e Virginie Bobin nella cerchia dei sei candidati, e che la notizia è ovunque. Madrina del premio quest’anno una timidissima Vanessa Beecroft che, dopo aver curato l’immagine dell’edizione, esprime la sua solidarietà con i non selezionati dicendo Furla4di essere consapevole della crudeltà dei premi, così come prima aveva già espresso la curatrice Chiara Bertola. Infatti come consolazione la Beecroft offre la possibilità di una residenza nel suo studio a Los Angeles in via del tutto speciale a Gian Maria Tosatti, altro concorrente, offrendo questa novità che non sembrava essere stata prevista.

Le novità sono molte. Al tavolo siede anche Giacinto Di Pietrantonio che il prossimo marzo curerà, insieme ovviamente a Chiara Bertola, proprio nelle sale di Palazzo Reale la retrospettiva del Premio Furla, giunto appunto al suo decimo anno di vita.

Insomma abbiamo tutto: curatori internazionali e nazionali, partner come la Fondazione Querini Stampalia, la Camera Nazionale della Moda Furla3Italiana, Mi Art, ViaFarini e la Kartell, il Franciacorta gentilmente offerto dopo, la curatrice, la madrina, la giuria internazionale, le istituzioni, gli artisti e un premio in più e addirittura una mostra nuova nuova nelle sale prestigiosa di Palazzo Reale.

Vorrei solo concentrare l’attenzione su una scelta di cambiamento importante: Milano. La Fondazione Furla ha sede nel bolognese, ha spostato a Venezia un paio di edizioni perché la curatrice del Premio gestisce anche la Fondazione Querini Stampalia. La scelta milanese è indicativa di due fattori. In primis, siamo di fronte alla Furla5caduta libera di un ex polo culturale come Bologna, città abbastanza in declino che ha campato di rendita per tutti gli anni Novanta e dalla seconda metà del Duemila ha iniziato a spegnersi fino a non essere più considerata il punto di riferimento che è stata per molto tempo sia come città storicamente universitaria, che per cinema, musica e arte. Ma soprattutto la seconda considerazione, ovvero che la portata delle aspettative in merito a Expo 2015 è così alta da invitare a Palazzo Reale, sede famosa per le sue mostre discutibili, il Premio Furla, da puntare sulla cultura a Milano il più possibile in un anno che potrebbe essere cruciale per il rilancio di un’economia in prognosi riservata da molto tempo ormai.

Stiamo a vedere. Nel frattempo, detto tra noi, io tifavo per un altro finalista!

 

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