La fiction satirica di Roee Rosen

Ammetto di aver pensato a Pier Paolo Pasolini. Che io lo vedo e lo sento dappertutto lo sanno tutti quelli che mi conoscono almeno un pochino. Ma ho pensato soprattutto a quell’ultima intervista rilasciata a Furio Colombo (riportata recentemente anche nel film senza arte né parte di Abel Ferrara) in cui ribadiva per l’ennesima volta che tutto è politica, anche il sesso. E in quei giorni iniziava la distribuzione di Salò e lui venne ucciso.

Pasta alla Putinesca — Vladimir’s Night e Astrological Paranoia nonché il film Vladimir’s Night – On Dirty Politics and Erotic Animism di Roee Rosen sono le opere che mi ha fatto pensare a PPP per moltissime ragioni. In primo luogo la molteplicità espressiva di questo artista: la parola, la poesia, la satira, la tempera, il disegno, le carte, un libro, delle tavole, un video composto da altri video, dei personaggi fittizi, la fiction nella fiction, delle storie. In secondo luogo le tematiche, che partono da un’acuta e aspra critica contro Vladimir Putin e consorte, passando attraverso le brutture dell’uomo e le sue perversioni sessuali, fino a un vero immaginario di oggetti che prendono vita e animano le storie diventando i protagonisti assoluti di una vera e propria rivoluzione.

La mostra è alla Galleria Riccardo Crespi di Milano, ha toccato anche due importanti eventi della città, ovvero la rassegna Glitch al PAC con la proiezione del film in data 17 novembre, ha inaugurato il 18 novembre in galleria e il libro d’artista rientra nella rassegna Bookcity: un’ottima terna.

Tutte le opere ruotano attorno a Maxim Komar-Myskin, fittizio artista morto suicida che ha creato il famoso libro le cui tavole, 39 in tutto, sono esposte: create a tempera, i disegni sono coronati da altrettanti versi e commentati dalla critica Rosa Chabanova, anch’essa frutto della fantasia di Roee Rosen. Rappresentano la storia di molti oggetti che si animano e popolano il letto di Vladimir Putin torturandolo fino alla morte, raccogliendo la cifra stilistica degli artisti dissidenti di Mosca negli anni settanta e usando un tratto quasi fumettistico, molto colorato, decisamente curioso per la densità di simboli presenti e spesso spiegati con le parole di Rosa Chabanova.

L’operazione prosegue con l’allestimento di dieci opere su carta sempre attribuite a Maxim Komar-Myskin, che attraverso delle bizzarre costellazioni rappresentano scritte molto ironiche e disegni altrettanto densi di sarcasmo. Una di queste carte porta la scritta Pasta alla Putinesca.

Un percorso estremamente coraggioso quello di Roee Rosen, in un momento storico molto delicato che vede l’arte coinvolta spesso in modo marginale nell’attualità e nella politica e artisti che tante volte preferiscono limitare la loro attività a un aspetto estremamente estetico, se non meramente estetizzante. Con l’artista israeliano si è parlato molto del fatto che invece è una necessità quella di esporsi da parte di chi fa arte attraverso il proprio mezzo così privilegiato, esattamente come chi fa comunicazione dovrebbe riportare i fatti e chi fa critica dovrebbe fare un accurato lavoro e porre degli strumenti per comprendere cosa realmente sia arte da cosa sia decorazione.

Questa è decisamente arte.

 

Tutte le immagini fornite sono per concessione dell’artista e della Galleria Riccardo Crespi.

Sito di Roee Rosen

Sito della Galleria Riccardo Crespi

La rassegna Glitch

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