L’eterno settembre di Lubjana. Intervista a Valentina Tanni

Eternal September è una mostra collettiva che inaugura il 2 settembre al Institute of Contemporary Art di Lubjana in collaborazione con la Galleria Škuc che indaga il rapporto tra l’attività artistica professionale e l’emergere dei movimenti culturali amatoriali attraverso Internet, un evento di portata storica che sta generando un enorme e affascinante cambio di paradigma in ogni campo della cultura, in special modo quello visivo. La mostra include le opere di 15 autori (professionisti e amatori) e una serie di progetti speciali ed eventi collaterali che avranno luogo sia offline che online.

La curatrice della mostra è Valentina Tanni (Roma, 1976), critica d’arte e curatrice. Si interessa principalmente del rapporto tra
arte e nuove tecnologie, con particolare attenzione alle culture del web oltre ad essere attualmente parte della direzione di Artribune e a gestire numerosi blog.

Colin Guillemet, Around the World, 2009, Installation. Globe and various international mains adaptors (2)

In occasione della mostra, Link Editions (reparto editoriale del Link Art Center di Brescia) e Aksioma collaboreranno alla pubblicazione di un catalogo. Il volume, insieme alla documentazione di tutte le opere presentate in mostra, conterrà testi di Valentina Tanni, Smetnjak Collective e Domenico Quaranta. Disegnato da Fabio Paris e curato da Domenico Quaranta, il catalogo sarà disponibile nella modalità print on demand e scaricabile gratuitamente versione digitale http://editions.linkartcenter.eu

Gli artisti coinvolti sono di seguito e cliccando si accede ai link connessi a ciascun nome.

Anonymous (The Game Pro), Tymek Borowski & Pawel Sysiak, Mauro Ceolin, Paolo Cirio, Paul Destieu, Electroboutique, Matthias Fritsch, Colin Guillemet, David Horvitz, Maskull Lasserre, Aled Lewis, Dennis Logan (Spatula007), Valeria Mancinelli & Roberto Fassone, Mark McEvoy, Casey Pugh et al., Steve Roggenbuck, Smetnjak Collective, Helmut Smits, Phil Thompson,Wendy Vainity (madcatlady)

Dennis Logan (Spatula007), Cat Slap Joy Division, 2011, Video, 1.57 min (2)

Eternal September è il titolo dell’evento: da dove viene?

Si tratta di un’espressione coniata nel 1994 da David Fischer e pubblicata su un gruppo Usenet (la frase intera era: “September 1993 will go down in net.history as the September that never ended.”). “Il settembre che non è mai finito” è quello del 1993, quando alcuni provider americani cominciarono ad offrire l’accesso alla rete ai propri clienti. Prima di allora la rete era usata perlopiù da un pubblico universitario, che aumentava ogni anno proprio durante il mese di settembre, in corrispondenza con l’arrivo delle matricole. Ogni volta che un flusso di nuovi user entrava nel network, la comunità doveva confrontarsi con un certo “analfabetismo” dei nuovi arrivati, ignari dell’esistenza della netiquette e delle numerose regole non scritte della comunicazione online sulle quali si reggevano gli equilibri di queste prime community. Questa espressione mi ha molto colpito e ho pensato che si trattasse di una fantastica metafora per raccontare quello che sta succedendo ancora oggi. Il tema centrale della mostra, quindi, è quello dell’accesso: cosa succede all’arte quando una grandissima fetta di popolazione ha la possibilità di accedere ai mezzi di produzione e di distribuzione dei contenuti? Ha ancora senso utilizzare il professionismo come categoria distintiva? Il progetto mette a confronto le produzioni dei cosiddetti “artisti professionisti” con quella degli amatori (spesso anonimi) che ogni giorno producono immagini, testi, video e li condividono con il mondo intero attraverso il web.

Un altro tema che la mostra affronta è quello dello status delle immagini artistiche sul web. Viaggiando da computer a computer, e da sito a sito, spesso senza didascalia, il contesto si perde totalmente. Le immagini d’arte vengono trattate come tutte le altre: vengono scaricate, modificate, ri-uploadate. E pratiche una volta ritenute distintive dell’arte contemporanea, come l’appropriazionismo e il détournment, vengono sperimentate ogni giorno da milioni di persone…

Quando ti sei avvicinata tu a internet? E all’arte multimediale?

Ho avuto la mia prima connessione Internet a casa nel 1997 ed è stato amore a prima vista. Da allora non ho mai smesso di utilizzare la rete e di studiare la nuova cultura che la sua presenza ha generato. Essendo, come formazione, uno storico dell’arte, è stato abbastanza naturale per me unire questi miei due interessi, studiando la new media art e più in generale le molteplici espressioni artistiche che mettono in connessione l’arte con la tecnologia, a livello tecnico, creativo e poetico.

Electroboutique, ARTOMAT.pro, 2011 - 2013, Software, installation, variable dimensions (2)

In ambito artistico, il problema del professionismo, posto che sia un problema, credi esistesse a prescindere dalla diffusione della rete?

Si, la questione non è certo nuova. La figura del dilettante è stata analizzata già alla fine del Settecento da Goethe e Schiller, seguiti nei secoli successivi da decine di sociologi, filosofi e studiosi di ogni estrazione. Il “problema” ha cominciato a porsi nel momento in cui l’istruzione e l’accesso alla cultura hanno generato una nuova popolazione di conoscitori e amatori delle discipline artistiche. Inizialmente si trattava perlopiù di “passatempi” borghesi, e in quanto tali spesso stigmatizzati, ma con il passare dei secoli la faccenda si è complicata. Nell’arte poi, la “rivoluzione” del ready made ha determinato il crollo definitivo di tutti gli schemi. Un artista non era più identificabile in base a una serie ben precisa di abilità e questo ha reso ancora più difficile il suo inquadramento come “professionista”, la sua capacità di distinguersi, oltre ogni ragionevole dubbio, dalla popolazione dei “dilettanti”. Quindi, da una parte le skill specifiche dell’artista sono diventate difficili da descrivere, dall’altra gli “amatori” contemporanei raggiungono spesso degli standard altissimi e paragonabili a quelli degli artisti professionisti (si parla a questo proposito di “pro-am”). Davanti all’ondata inarrestabile della creatività amatoriale e della sua diffusione in rete, credo sia assolutamente necessario porsi la domanda principale che la mostra mette in campo: le categorie che abbiamo ereditato sono ancora valide? E se no, chi ha interesse a preservarle e perché? Nel nostro caso la risposta è piuttosto semplice: il sistema dell’arte attuale, schiavo delle logiche di mercato e strutturato come un’élite. Tutto gira intorno alla necessità di mantenere uno status, un privilegio.

C’è infine un altro aspetto che mi piace sottolineare. L’allure amatoriale rappresenta una garanzia di entusiasmo e genuinità in un’epoca in cui la costruzione dell’immagine è diventata una scienza. Un po’ come succedeva nei primi del Novecento, quando l’essenzialità e la spontaneità delle espressioni arcaiche e/o esotiche veniva usata come antidoto alla stanchezza della cultura occidentale, considerata decadente e artefatta. Oggi il nuovo “primitivismo” coincide con l’amatoriale.

Helmut Smits, YouTube (Staring at the Wall), 2010, nails in different sizes, 3 x 3 cm (2)

Qual è la reazione del mondo dell’arte all’arte multimediale? E in Italia?

L’arte che utilizza le nuove tecnologie è ancora trattata con una certa diffidenza. Siamo vittime di un retaggio culturale romantico che tende a vedere nella “macchina” un agente spersonalizzante, poco umano, non poetico. Inoltre le opere di new media art sono spesso poco compatibili con le esigenze del mercato e questo costituisce un altro ostacolo. Ma direi che la situazione è molto migliorata negli ultimi cinque-dieci anni, soprattutto a livello internazionale. In Italia siamo ancora un po’ indietro, come in tante altre faccende purtroppo…

Tymek Borowski & Paweł Sysiak, How Art Works, HD video, 2012 (2)

Si parla di cambiamento dell’arte visiva e della sua fruizione, sei d’accordo? Credi che questa mostra ne sia una dimostrazione?

Sicuramente stiamo attraversando un periodo di enormi cambiamenti, e non soltanto nell’arte. C’è tutto un universo (culturale, sociale e anche economico) che sta subendo una radicale mutazione. E i sistemi chiusi, come quello dell’arte, tendono a barricarsi dietro vecchie certezze, allontanando il cambiamento. Sento spesso le persone lamentarsi del fatto che stiamo “perdendo” molte cose in conseguenza dell’arrivo delle nuove tecnologie (come la scrittura a mano, i libri cartacei, la cultura mainstream, o un certo tipo di comunicazione interpersonale). Ma non sta a noi decidere cosa sia meglio per le generazioni successive, e per ogni cosa che perdiamo, ce ne sono altre all’orizzonte. Quello che disorienta, oggi, è la rapidità con cui questi cambiamenti avvengono, rendendo estremamente difficile metabolizzarli, sia a livello personale che sociale. Questa mostra non ha l’obiettivo di dimostrare una teoria precostituita; è, al contrario, una specie di “resa”. Costituisce il mio tentativo di venire a patti con una realtà che muta veloce sotto ai miei occhi. Cambiamenti epocali di questa portata non possono essere arrestati, possiamo solo sforzarci di comprenderli meglio.

http://www.aksioma.org/eternal.september

statue-selfie (2)

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