Rocco I love you

Scroll down for the english version Sono stata a Bergamo dieci giorni fa per vedere questo ultimo appuntamento con Contemporary Locus. Non ero sola: molte persone han deciso di fare la stessa cosa. Forse, i motivi del successo di questo progetto sono molti, ma in primis si può scoprire ogni volta uno spazio pubblico nascosto in una città davvero piena di storia. E ogni posto scelto da Paola Tognon e dal suo staff è grandioso non solo per la sua bellezza, ma anche per la storia di cui è pieno. In questa occasione, scopriamo la Chiesa di San Rocco, un palazzo molto speciale per Bergamo per cui ci è voluto un anno di trattative. Ne è valsa la pena: le opere sono state realizzate da Margherita Moscardini e Jo Thomas. Sono fortunata, ho avuto la possibilità di far loro alcune domande circa la loro esperienza qui a Bergamo per questo appuntamento. Ho passato un pochino di tempo con Jo Thomas ma sfortunatamente con Margerita Moscardini ci siamo solo scambiate alcune email, ma spero di parlare presto con lei per condividere esperienze e idee. Spero che molte persone continuino a visitare San Rocco durante il progetto (fino al 20 luglio), sia di giorno che di notte. Sono curiosa rispetto alla notte, confesso, perché già di giorno è incredibile: l’istallazione è semplice, asciutta, diretta, ha un grande impatto e sembra più sicura di quanto sia rispetto alla precarietà della chiesa. Il suono è meraviglioso e si miscela con i rumori esterni per continuare a essere collegato alla vita della città. 3_To San Rocco with Love, 2014, veduta parziale dell'intervento con Jo Thomas. Courtesy Contemporary Locus e l'artista. Photo credits Mario Albergati Jo Thomas San Rocco è piena di storia, ed è difficile far dialogare i differenti strati: il tuo lavoro cerca di creare questa connessione? Certo. Questo lavoro cerca di connettere elementi del suo passato col presente. Prima che San Rocco diventasse uno spazio fatiscente venne utilizzato come spazio di ritrovo per la comunità. La musica e il suono vorrebbero essere una particolare caratteristica del luogo. La mia intenzione era quella di sviluppare tracce di un comportamento sonoro che poteva essere esistito in quello spazio nel passato. Per esempio, ho lavorato con l’idea di creare una canzone popolare immaginaria e riprodurre il suono di un antico organo a canne. Volevo anche offrire un suono che non era mai stato sentito nella chiesa precedentemente, regalando un’altro pezzo di memoria alla sua storia. La storia del posizionamento degli strumenti nello spazio architettonico ha condizionato anche la mia decisione di usare una sola cassa. I cambiamenti di luce nella giornata hanno influito la scrittura. Ho studiato San Rocco, ho lavorato e scritto nello spazio ascoltando gli echi del suono e osservando i cambiamenti di luce. Lo stesso San Rocco, il santo, era un guaritore e un disabile, per cui ho voluto sperimentare anche questa strada nel percorso lavorando su partiture risolte e irrisolte e su alcuni errori di connessione digitale. La complessa successione di suoni sembra riflettere anche la natura delicata del luogo oltre che i cambiamenti di luce. In questo lavoro si posso anche ascoltare i suoni che provengono dall’esterno. Oggi, mentre mi trovavo lì, il verso degli uccelli sembrava fosse in contrappunto con il flusso della traccia sonora. Ritengo che il suono sia un modo estremamente immediato per connettere le persone alle emozioni, sei d’accordo? Come traduci le tue emozioni? Si condivido sul fatto che il suono sia un modo molto personale di collegare le persone alle loro emozioni. Riconosco che le emozioni di ognuno sono complesse, uniche e legate alla propria storia personale. Noi le portiamo tutte con noi ogni volta che ci approcciamo a un lavoro sonoro. Questa è una delle ragioni per cui amo lavorare col silenzio, come se la facoltà di ascolto stesse prendendo fiato. Le mie emozioni sono espresse attraverso la personificazione del suono durante il processo compositivo. Qualche volta le trascrivo in poesie o in arte mentre compongo, ma più frequentemente cerco di catturarle nei piccoli gesti, negli accordi, nel ritmo, nel materiale fonetico o nella crescita e fusione dei toni. Credo che il suono possa essere la voce speciale di un luogo. San Rocco è un luogo pubblico speciale, quale reazione vorresti che il pubblico avesse ascoltando la tua opera? Vorrei che le persone sentissero di avere un’esperienza unica, per loro, in quel momento. 4_To San Rocco with Love, 2014, veduta parziale dell'intervento. Courtesy Contemporary Locus e l'artista. Photo credits Mario Albergati. Margherita Moscardini So che non è la prima volta che ti relazioni con un luogo denso di storia come San Rocco. Quale è la responsabilità che senti, come artista, nei confronti delle persone che verranno a visitare il tuo intervento? Cosa vorresti comunicare attraverso la tua opera? San Rocco è uno spazio abbandonato di una città italiana, europea, che dopo 80 anni di esilio torna ad essere spazio pubblico: visibile, accessibile, praticabile e illuminato come una piazza, notte e giorno, per due mesi. Nel momento in cui devi rapportarti con un luogo per intervenire con la tua arte, qual è il tuo primo approccio? Non ho un metodo, ogni intervento ha le sue logiche, totalmente condizionate dal contesto. In questo caso c’era da affrontare con rapidità una serie di emergenze. C’è stato un unico sopralluogo collettivo, già quasi esecutivo, come fossimo una commissione chiamata a valutare danni e misure tempestive da prendere per mettere in sicurezza un sito colpito da un sisma, bombardato, rovinato dal tempo. San Rocco è un luogo che possiede molte stratificazioni storiche ed è stato spesso controverso, come sei riuscita a creare un’opera che conciliasse tutti questi livelli? To San Rocco, with Love è il risultato di un’equazione, tra i vincoli, la sicurezza (del posto e dei visitatori), la necessità di rendere lo spazio accessibile, visibile, praticabile, aperto alla città. Ho accolto tutte le urgenze sintetizzandole in un dispositivo. Si tratta di una struttura da cantiere che calza la soglia d’ingresso, attraversa l’ambiente principale e si appoggia al davanzale di una finestra per proiettarsi in esterno sulla piazza. 1_To San Rocco with Love, 2014, veduta parziale dell'intervento. Courtesy Contemporary Locus e l'artista. Photo credits Mario Albergati. I went to Bergamo about ten days ago to visit the last step of Contemporary Locus. I wasn’t there alone, the church of San Rocco was packed with a small crowd. There are so many reasons behind the success of this project, but sure the thrill to discover a previously hidden public space in a city so full of history plays a big part. Each place chosen by Paola Tognon and her staff sets a higher standard in terms of historical influence and bare beauty. It took months of negotiation in order to have San Rocco’s church, a very special building for this city, available for Contemporary Locus . The artworks by Margherita Moscardini and Jo Thomas finally proved it was worth the effort. Luckily, I have been given the chance to ask both artists a few question about the whole Bergamo experience. I also spent some time with Jo Thomas, as for Margherita Moscardini we only exchanged a few emails but I’m really looking forward to meet her and share thoughts and experiences . I wish that a lot of people will keep on visiting San Rocco during the project ( it runs until 20th of july, open day and night). I admit it, I’m really curious about the nightly output, as seen in broad daylight, the installation is simple, plain, direct, throws a big impact and looks quite incredibly safe if compared to the instability of this location. The sound is incredible and it blends with noises  coming from the street that seem to work perfectly as a connection to the real life flowing through the city, beyond the doorsteps. Jo Thomas San Rocco is full of history and it is hard to connect the different layers: does your work try to connect those layers? Yes it does.This work tries to connect  elements of it’s past with the present. Before San Rocco  became  a derelict space it was used as a community and gathering place. Music and song would of been an important quality of the building. My intension was developing traces of sonic behavior that could have been active in the space in the past.  For example I was working with  the idea of creating  a state of imaginary  communal song  and reflecting on the sound of an old pipe organ. I also wanted to create sounds that had never been heard in the church before, offering a new memory  to it’s history. The history of the placement of the instruments in the architectural space has also influenced the choices I made in regards to the  mono speaker placement.  Physical changes in daily light have also been involved in the composition. I studied San Rocco , worked and wrote in the space  listening to the reflections sound and the changes in light. Also as San Rocco himself was a healer and physically disabled I wanted to explore these avenues within the work by working with unresolved and resolved structures  and cadances of  digital glitch. The intricate glitches seemed to also reflect the very delicate nature of the space and the changing light in the space. The sounds from outside are also heard in this work. Today when I was in the space , Bird song from outside  seemed to be in counterpoint with streams of the composition. I consider sound a very immediate way to connect people with emotions, do you agree? How do you translate your feelings? Yes I agree that sound is a very personal way to connect with peoples emotions, I acknowledge that every individuals emotions are complex historic and unique.  We all bring them in when we  come to listen to a  work. That is one of the reasons why  I like to work with silence , almost as if one’s listening is taking a breath. My own feelings are expressed through embodiment of the sound in the compositional process Sometimes they are written through poetry or art while composing but mostly I tend to capture them in small gestures or a chord’s, cadences, phonemic material or the development and fusion of tones. I think that sound could be the special voice of a place. San Rocco is a special public space, which reaction would you like that people have listening to your work? I would like them to feel like they are experiencing something unique and to them at that moment in time.

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