IRWIN secondo CAMpiTURE e Talk Show Chapter #2

 

Non è semplice scrivere della mostra IRWIN. Dreams and Conflicts.
In primis perché la location è istituzionale, ovvero la Galleria Civica di Modena, in cui il direttore Marco Pierini è davvero attento, preparato e disponibile.

Le curatrici, Julia Draganović e Claudia Löffelholz, hanno dei nomi noti sia a livello nazionale che internazionale per la ricerca continua e approfondita delle pratiche collaborative nel mondo dell’arte contemporanea, forse ancora poco conosciute in Italia ma in grande fase espansiva.

La terza ragione è che questo collettivo sloveno, Irwin, esiste da moltissimo tempo, si dice sia il più longevo del panorama internazionale artistico: nel 1983 si riunivano Dušan Mandič, Miran Mohar, Andrej Savski, Roman Uranjek e Brut Vogelnik. Dal 1984 iniziano a collaborare con il gruppo musicale Laibach e la compagnia teatrale Gledališče sester Scipion Nasice: insieme fondano la Neue Slowenische Kunst (Nuova Arte Slovena) che dal 1992 diventa NSK State in Time.
Quest’ultimo infatti si propone nel momento di caduta del comunismo, parallelamente all’emergere di nuovi stati, in modo alternativo, ovvero come uno stato di pensiero, utopico forse, ma basato sui valori di uguaglianza e integrazione a prescindere dall’appartenenza razziale o etnica.
NSK State in Time era partito così bene e in modo così convinto da dare una certa ufficialità alla sua natura non geografica, quasi virtuale: hanno quindi pensato di creare un consolato dove si potessero fare dei veri e propri passaporti. Il primo consolato temporaneo fu aperto proprio nel 1992 a Mosca per arrivare dopo 20 anni e numerose ambasciate transitorie attivate nel 2012 addirittura nella cattedrale dell’arte, il MoMa di New York. In questo momento ce n’è una a Modena alla Palazzina dei Giardini nela mostra Dreams and Conflicts, e viene aperta il giovedì, il sabato e la domenica dalle 16.30 alle 18.30.
In occasione dell’inaugurazione io stessa ho ottenuto la mia cittadinanza in più pagando una simbolica quota di €24. Mi piace pensare di appartenere a questa comunity che annovera più di quattordicimila adesioni, perlopiù nel mondo dell’arte ma non solo. Mi piace poter dire di avere una visione, che forse è utopica davvero, di uno stato dove l’uguaglianza è la base su cui fare delle legislazioni e in cui la felicità quindi potrebbe essere perseguibile.
Per tornare al lavoro di IRWIN in corso di esposizione a Modena, ci sono degli aspetti, legati ovviamente anche ai principi base di NSK, che vorrei sottolineare: il collettivo è una forma di collaborazione che rappresenta un microcosmo riproducibile in varie forme e dimensioni, i cui fondamenti sono la parità di livello tra gli individui, la collaborazione e la rete. Con quel punto di partenza si possono ottenere degli esiti raffinati e frutto della diversa fusione di esperienze, oltre che tecniche anche umane. Non mi stupisce che un collettivo come LaRete Art Projects (il cui nome già ne svela la caratteristica), qui nelle persone di Julia e Claudia ma con il contributo e il sostegno anche delle curatrici Elena Forin e Federica Patti, nonché dell’esperta in pubbliche relazioni Maddalena Bonicelli, sia spesso attento all’arte partecipativa in tutte le sue forme, la studi, la renda oggetto delle sue mostre, la tenga spesso al centro delle sue riflessioni anche pubbliche.
A tal proposito è opportuno parlare del ciclo di incontri Talk | Show, organizzati da LaRete Art Projects negli spazi della Galleria Civica di Modena e in collaborazione con questa, con la media partnership di questo blog.
Il ciclo vuole approfondire la riflessione sia sullo spazio sia sulle pratiche collaborative in ambito artistico, ma con dirette implicazioni sul piano sociale. Il titolo del secondo incontro, che si terrà a Modena alla Palazzina dei Giardini alle 18 dopo una visita guidata della mostra degli IRWIN con la curatrice Claudia Löffelholz alle 17, ha come titolo Lo spazio come comunità e le pratiche di collaborazione: il focus sarà sulle pratiche partecipative, sempre più utilizzate nel panorama della ricerca internazionale, e sulle loro implicazioni con la creazione del contatto tra gruppi sociali diversi o addirittura la nascita di nuovi. Partendo anche in questo caso dal programma espositivo del museo modenese, si parlerà dall’esperienza di NSK State of Time per muovere una riflessione sulla natura delle comunità, sulle strategie e sulle modalità del loro coinvolgimento, nonché sullo strato etico su cui necessariamente si basano.
Il discorso continuerà con l’approfondimento di realtà come Restpfennigaktion / Iniziativa Centesimo Avanzato di Susanne Bosch, Operation Paydirt/Fundred Dollar Bill Project di Mel Chin, Ælia Media di Pablo Helguera, A life in pictures di Kambui Olujimi, Intervention to Aid Drug-Addicted Women di Wochen Klausur e New Life Copenhagen di wooloo.org verranno quindi toccate le tematiche scaturite in maniera specifica da ciascuno di questi lavori.
Infine, per poter offrire la possibilità di approfondire e comprendere il background sia dell’incontro che di queste realtà, verrà condivisa una bibliografia relativa alla letteratura dedicata alla comunity based art, in occasione della quale ci si soffermerà su due realtà internazionali impegnate nelle pratiche di critica e di curatela, oltre che nel supporto dell’arte in spazi pubblici e delle pratiche partecipative, A blade of grass e Situations.

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