Cildo Meireles e i cinque sensi

 

Através, 1983-1989 Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014 Foto/Photo Agostino Osio Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles

Através, 1983-1989
Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014
Foto/Photo Agostino Osio
Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles

Continua il percorso espositivo di Pirelli Hangar Bicocca a Milano. Il programma redatto lo scorso anno sotto la guida di Vicente Todolì e Andrea Lissoni sta continuando a raccogliere un successo via l’altro, in parte grazie al fatto che le scelte coinvolgono artisti di fama internazionale e di indubbia qualità, ma anche perché questo spazio sta raggiungendo delle soglie molto alte sul piano della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi.

Un mese fa ha inaugurato Cildo Meireles con Installations, una mostra che racchiude alcune delle più importanti istallazioni di questo straordinario artista brasiliano e che durerà fino al 20 luglio.

Cosa colpisce di questa nuova scelta? Stiamo parlando di un uomo che ha una grande influenza su tutto il panorama artistico, forse grazie anche alla sua semplicità nell’approcciarsi alle cose: il suo aspetto in fase inaugurale è rilassato, parla con tutti, ha un bel modo, non ha un look impeccabile, non fa la star di turno.

Le sue opere parlano di mare, di vita, di giochi di potere o anche solo di giochi. E’ un modo di vedere le cose, di metterle in relazione alle persone attraverso le sensazioni che esse possono provocare, di cambiare il punto di vista e metterlo più sul piano emotivo, di giocare sull’impatto sensoriale più che sull’elaborazione razionale e la contemplazione in senso più canonico.

Marulho, 1991/1997 Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014 Foto/Photo Agostino Osio Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles

Marulho, 1991/1997
Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014
Foto/Photo Agostino Osio
Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo
Meireles

Facciamo un esempio. Non è semplice immaginarlo, ma a trovarsi di fronte a Marulho, istallazione degli anni 1991-1997, si vede di fatto un pontile di legno sul mare, dove l’acqua viene riprodotta da 17000 libri con immagini del mare e una voce ripete la parola acqua in varie lingue: la magia si compie soprattutto con il primo colpo d’occhio, ma successivamente anche entrando nel vivo dell’opera la suggestione prosegue nonostante lo svelamento dell’artificio.

Abajur, 1997/2010 Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014 Foto/Photo Agostino Osio Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles

Abajur, 1997/2010
Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014
Foto/Photo Agostino Osio
Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo
Meireles

Il trucco si vede anche nell’opera Abajour (1997-2010) dove una grande lanterna magica si muove sul piano superiore mostrando lo spostamento di un veliero sul mare (ancora l’acqua del mare!) con un sottofondo di gabbiani, ma al livello sotto sono visibili le modalità di movimento del meccanismo, costituito da alcune persone che fanno ruotare il tutto. Così, di fronte agli occhi, ecco un gioco per bambini grandi, una grande meraviglia destinata ad avere una fine, a dire quale sia il trucco, una grande meraviglia con una piccola crudeltà dietro.

Parlerei anche di Através (1983-1989) una grande e complessa istallazione in cui lo spettatore si trova costretto a camminare su un terreno difficile perché costituito da vetri rotti, ma non solo: nel percorso ci sono ostacoli costituiti da lastre trasparenti, sbarre, fili di ferro e tralicci. Sembra come se Meireles volesse invitarci a non abbassare mai il livello di attenzione, come se l’arte fosse un terreno difficile da esplorare, pieno di sorprese, pieno di lastre trasparenti dietro l’angolo.
Insomma, anche le radio a torre sintonizzate su canali diversi di Babel (2001) sono un curioso excursus nel mondo della comunicazione e del sovraffollamento di notizie, voci, versioni di vita a cui siamo costantemente sottoposti.
Ci sarebbe da stare qui ore, a dire tutto quello che si vede, a parlare del sapore del ghiaccio dolce e salato, del vento caldissimo, delle uova su cui camminare, delle stanze attigue superluminose o buie impestate, della visione di un ossario attorno a una piramide composta da dollari e delle associazioni immediate che partono vedendola, del piedistallo di Manzoni, del fatto che questo è stato uno dei primi artisti brasiliani a esporre al MoMa di New York. Potrei proseguire ore perché le suggestioni sono tante, ma la cosa migliore che si può fare è andare a viversele fino in fondo.

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