Perché i 100 Capolavori di Palazzo Martinengo sono un’operazione che funziona

A qualcuno sembrerà strano che io scriva del Sei – Settecento rispetto al fatto che, normalmente, questo blog si occupa solo di arte contemporanea. In effetti anche questo post si occuperà di un’operazione contemporanea volta ad analizzare, nei limiti delle sue possibilità, alcune scelte sociali e politiche.

Il 28 febbraio a Brescia ha inaugurato la mostra Moretto Savoldo Romanino Ceruti 100 Capolavori dalle collezioni private bresciane presso Palazzo Martinengo, sotto l’ala attenta della Provincia di Brescia. Operazione estremamente interessante proprio perché offre la possibilità di vedere delle opere spesso non accessibili al grande pubblico perché di collezioni private e ricca di nuove attribuzioni che hanno visto un comitato scientifico molto attivo, a cui ha aderito anche il curatore Davide Dotti.

Mi soffermo velocemente su questo ragazzo di 27 anni che sembra già tanto, forse troppo adulto, perfettamente collocato nel trend sociopolitico attuale (vedi il nostro attuale premier) composto da queste persone giovani solo anagraficamente, che ha tenuto una lezione di storia dell’arte forse un po’ troppo vezzosa, dettagliata e autocelebrativa durante la preview per la stampa.

Comunque, l’elemento che personalmente trovo estremamente favorevole è che questa mostra, decisamente classica, ben allestita e piuttosto ricca, è esattamente quello che ci si può aspettare da una città come Brescia, nota per la sua tradizione industriale, con una fantastica storia alle spalle anche dal punto di vista artistico, ma che negli ultimi cinquant’anni ha visto la presenza del contemporaneo quasi esclusivamente in situazioni private che spesso non dialogavano con la città. Non si può negare che negli ultimi dieci anni le cose siano cambiate, ma spesso per volere di quella parte dei cittadini che hanno cercato di estendere la loro passione al contemporaneo con esiti spesso riusciti, ma ancora in circuiti chiusi.

Allora la grande domanda: come si possono avvicinare i bresciani all’arte? Finché ci sono operazioni che giocano in casa come la mostra di cui sopra, ottimo, possiamo portare le scuole, possiamo aprire ai cittadini la visione di questi straordinari e rivoluzionari pittori che hanno stravolto la storia dell’arte e che sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei del mondo.

Con l’arte contemporanea è più complicato, le persone prendono le distanze, dicono che non capiscono, fanno fatica a entrare in strutture e situazioni forse ancora chiuse a un circuito di addetti. L’unico modo è fare conoscenza, mettere a disposizione dei cittadini gli strumenti per comprendere e poter apprezzare le opere, fare dei percorsi di didattica pubblica come conferenze, incontri, discussioni, forse tappezzare la città di manifesti di opere che possa avere un’affinità con questa città, invitare dei nomi che suscitino la curiosità, fare delle mostre affidate a delle persone competenti che siano in grado di offrire un panorama graduale e non troppo criptico (la collezione Daimler dello scorso anno era meravigliosa, ma incomprensibile per una città come la nostra).

Per fare questo si può ricorrere all’aiuto dei collezionisti, si può chiedere loro di aprire le loro case, si può chiedere la collaborazione dei galleristi, degli artisti, degli studiosi e di tutto il folto gruppo di operatori, amanti e complici dell’arte.

Non ci vogliono tanti soldi, ci vuole solo amore.

L’occasione è gradita per offrire una gallery di alcune opere in mostra fino al 1 giugno 2014.

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