LaRete’s (feed)back from Miami!

LaRete Art Projects, con sede a Modena, nasce nel 2004 dall’esperienza della precedente collaborazione fra Kulturbüro LaRete e Provincia di Modena, con Julia Draganovic e Claudia Löffelholz fra i soci fondatori. Fra gli interessi principali di LaRete Art Project si trovano la presentazione di opere di artisti emergenti e già affermati ad un pubblico nuovo e l’introduzione di arte contemporanea in genere in nuovi contesti. Mettendo in rete professionisti internazionali dell’arte contemporanea la cui attività è rivolta alla ricerca, all’approfondimento e alla valorizzazione di nuove strategie artistiche, il collettivo curatoriale LaRete Art Projects si propone di sviluppare il dialogo fra gli artisti, i curatori, i critici e il più vasto pubblico. Questo articolo è stato scritto a sei mani appositamente per CAMpiTURE da Elena Forin, Julia Draganovic e Claudia Löffelholz.

LaRete, com’è andata a Miami? Benissimo!

Ma quando si può dire che un’esperienza è andata bene? Cosa la rende positiva o addirittura entusiasmante?

Cercheremo di rispondere con alcuni esempi di ciò che ci ha dato la carica, di quello che abbiamo scoperto, e di quello che ci ha fatto tornare stanchissime, ma piene di sogni. Ecco, il punto chiave è proprio questo, i sogni, specialmente per chi come LaRete dedica ai desideri ogni brindisi e ogni augurio: Auf die Träume, vuol dire proprio questo. Racconteremo allora qualche sogno realizzato e alcuni dei sogni che invece ancora si devono compiere, ma che proprio a Miami hanno preso una forma diversa.

Il primo: più che un desiderio era in realtà una prova che riguardava non solo ciascuna di noi, ma anche l’esistenza e la dinamica del lavoro di gruppo. Produrre tre diversi progetti -di cui due completamente nuovi per tipologia e modalità- per una fiera dall’altro lato dell’oceano, essendo noi stesse distribuite in luoghi diversi -in stati diversi- all’inizio ci sembrava una sfida. La distanza però è diventata un’opportunità per le nostre idee, e questa logistica giunta di recente, dopo la nomina di Julia Draganović alla direzione della Kunsthalle di Osnabrück si è imposta subito come un cambiamento giusto e necessario, come una spinta a rivedere con naturalezza le dimensioni di questa rete che si è costruita nell’arco di dieci anni, e che negli ultimi ha visto un incremento di ricerca e di occasioni in cui si è manifestata.

Dilatare le nostre geografie lavorando su Miami ci ha permesso così di essere più aperte verso aree di ricerca in Europa poco note, come quella dell’America Latina, ma anche di cercare di costruire progetti con cui guardare in maniera differente di caso in caso il processo di selezione dei linguaggi e degli artisti, e della strategia con cui le opere si impongono nell’esperienza del pubblico.

THINK BIG (il secondo nella nostra lista di obiettivi e sogni), anziché selezionare genericamente dei lavori nell’ampio bacino di proposte ricevute dalle gallerie, ha invece scelto di cercare esempi di artisti rivoluzionari per linguaggio o pensiero, artisti che sanno o hanno saputo pensare in grande: León Ferrari, recentemente scomparso è stato il primo a essere stato scelto per la forza e l’unione tra ricerca formale e messaggio sociale. Sean Slemon e Miler Lagos per il loro sguardo grandioso sulla natura, Bernard Williams per la sua capacità di ricostruire i simboli più eloquenti del contesto urbano, Cameron Gray per la dissacrazione ironica dell’immaginario visivo, e l’Intima Sovversione di Ángel Marcos, presentata a Venezia come evento collaterale della 55 Biennale, per l’individuazione di modelli sociali basati sulla resistenza delle periferie alle logiche del mercato che codificano le relazioni tra gli individui. CHECK OUT, uno dei due progetti inediti che abbiamo presentato, ha invece puntato sul valore della scoperta, sull’incontro, in uno spazio così pieno di arte come quello di una fiera, con opere di grande impatto e riconoscibilità, che come quella di Beto de Volder, o come i pistoleri di Mark Jenkins hanno attratto, richiamato, affascinato e divertito il pubblico.

Ma cos’è una fiera? Come migliorare la qualità delle proposte? E come costruire un sistema che garantisca il giusto riconoscimento a ogni elemento coinvolto? E quale proposta offrire per questa edizione di Art Miami, l’ottava in cui il mondo del video e dei nuovi media è protagonista di uno spazio dedicato e di un interesse vivo?

ZOOM IN è nato per rispondere anche a queste domande, e per permetterci di ragionare sulle diverse identità e modalità possibili per un premio: la struttura cerca infatti di identificare un sistema capace di guardare al mondo dell’arte coinvolgendo tutte le figure necessarie per poter sostenere l’universo del video con efficacia e con strategie adeguate e corrette nei confronti di tutti gli attori. La sfida oggi sembra quella di connettere la resistenza (e la resilienza, anche curatoriale) a questo difficile momento economico, alla capacità di risposta ai cambiamenti del linguaggio artistico, alle tipologie di pubblico che oggi partecipano il mondo dell’arte, alle necessità di circolazione, di condivisione e di conoscenza di un lavoro affinché questo possa muoversi e raggiungere nuovi pubblici, nuove realtà curatoriali, critiche, espositive e di collezionismo.

Per questo abbiamo coinvolto nella giuria un grande collezionista di video, Manuel de Santaren, amico e partner di altre avventure di LaRete; Liz Munsell, giovane curatrice di new media art del Boston Fine Arts Museum e co-curatrice di Permission to be global/prácticas globales: latin american art alla Cisneros Fontanals Foundation di Miami, e Manon Slome, membro della nostra piattaforma curatoriale, ma anche fondatrice e Chief Curator di No Longer Empty.  Si sono aggiudicati il premio Nicholas and Sheila Peye e Curator’s Office (Bethesda, MD), la galleria che li rappresenta: la competizione, che coinvolgeva altre due gallerie, Galleri Urbane (Marfa+Dallas) con Sleeping Giant di Jay Yan, e Z2O | Sara Zanin (Roma) con La réserve di Raphaelle De Groote, offre infatti un premio in denaro sia all’artista vincitore, sia alla realtà che lo sostiene, garantendo così un circuito virtuoso sia per l’indagine, sia per chi la seleziona per promuoverla nel mercato.

Il sistema di un premio, le modalità previste per i partecipanti, i criteri della selezione e di impostazione del lavoro, della comunicazione, la gestione dei conflitti, e dell’esperienza critica che dovrebbe creare sono del resto temi di discussione molto accesi per LaRete, che nel corso degli ultimi mesi sta cercando confronto proprio su questi aspetti. L’obiettivo è quello di trovare una nuova formula e differenti modalità per uno dei progetti in cui crediamo di più e che rappresenta al meglio le nostre direzioni, il Premio Internazionale di Arte Partecipativa. ZOOM IN ha certamente contribuito a guardare da altri punti di vista le questioni riguardanti il sistema e il pubblico, mentre l’incontro, davvero speciale, con Deborah Fisher di A Blade of Grass ci ha dato la carica per proseguire con la nostra ricerca sulle pratiche sociali e collaborative, per cercare nuove domande e nuovi problemi da porsi, e per trovare, tramite questa analisi, la strada giusta per portare avanti il premio.

Deborah è l’executive director di questa realtà che crea risorse per artisti che dimostrano la propria eccellenza artistica attraverso progetti volti al cambiamento sociale. Da Mel Chin a Risë Wilson, da Kambui Olujimi a Bayeté Ross Smith and Will Sylvester, i tanti artisti sostenuti portano esempi non solo di modalità, approcci e strategie di coinvolgimento del pubblico differenti, ma presuppongono anche forme di supporto e di collaborazione con altri attori del sistema arte come musei, fondazioni, festivals etc. che in Europa aspettano di essere messe a punto e praticate.

Tutti questi aspetti cercheremo di trattarli nel prossimo ciclo di incontri, Talk | Show che terremo alla Galleria Civica di Modena a partire dal prossimo 16 gennaio: voi che leggete CAMpiTURE siete invitati a partecipare commentando e portando idee di persona o tramite l’utile strumento di questo blog, che gestito da una cara amica di LaRete potrebbe diventare uno dei luoghi di questa ricerca.

Concludiamo ricordando che A Blade of Grass propone due messaggi, due immagini che oggi vogliamo condividere prima di tutto con i due mebri di LaRete che non erano a Miami, Maddalena Bonicelli e Kathrin Petlusch, ma anche con i membri che ci hanno raggiunte, Manon Slome e Federica Patti, con Piera Cristiani e con tutti coloro che sono arrivati in fondo a questo lungo racconto…. Da un lato la forza di un filo d’erba, così delicato eppure così tagliente, e dall’altro il principio della semina: partecipazione e pratiche sociali nell’arte contemporanea necessitano di dibattito, aiutateci a diffonderlo!

Auf die Träume!

Julia Draganović, Elena Forin, Claudia Löffelholz

www.larete-artprojects.net

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