Ci sono un ungherese, un americano e un italiano in una galleria.

 

Istvan Orosz è un signore molto distinto dal viso simpatico. È un artista tra i più famosi in Ungheria, conosciuto per la sua versatilità: è disegnatore, regista di film di animazione, pittore, grafico e incisore. Le incisioni e i disegni che ho avuto modo di vedere sono incredibili perché utilizzano formule geometriche molto complesse e proporzioni prospettiche fautrici di vere e proprie illusioni ottiche. Spesso riesce a ricondurre il tutto all’anamorfosi, tecnica ormai rara che prese piede nel periodo rinascimentale provenendo dalla Cina e che lascia intravedere figure solo da determinati punti di vista distorti o grazie all’ausilio di specchi ricurvi. Una magia in grado di conquistare anche i bambini e di coinvolgere in un gioco di scoperte il fruitore che si ritrova ammaliato di fronte alle immagini rappresentate.
Steve McCurry è un fotografo di fama internazionale, anche lui ha un volto sincero e aperto. Famoso per le sue fotografie, prevalentemente a colori, esito di immagini catturate nei suoi innumerevoli viaggi. Nato come fotoreporter, il fotografo americano sembra essere dotato di grande pazienza che, unita alla capacità di calarsi nel tessuto sociale del luogo in cui si trova, gli ha consentito di rubare dei ritratti umani e paesaggistici che hanno segnato la storia dell’immagine. Elencare tutti i premi, i riconoscimenti, le mostre e le pubblicazioni dedicate a quest’uomo è impossibile perché sarebbe una lista davvero lunga, ma la sua umanità e la sua capacità di mantenersi umile e rispettoso non sono cambiate.
Tullio Pericoli è un noto illustratore italiano, famoso al grande pubblico per la collaborazione con il quotidiano La Repubblica e diverse case editrici. Un uomo distinto, semplice, forse anche molto timido per i riflettori del jet set italiano. Ironico e delicato, il suo disegno dimostra la capacità della caricatura senza mai scadere nella banalità e nel didascalico, enfatizzando i tratti anche fisici e arricchendo le figure di dettagli leggeri e sofisticati. Molto intensi anche i suoi paesaggi ad acquarello, sognanti e fiabeschi.
Un ungherese, un americano e un italiano. Non sono i protagonisti di una barzelletta degli anni ottanta, ma le tre scelte della Galleria dell’Incisione in questo periodo dell’anno.
La Galleria bresciana, al suo quarantesimo anno di vita, non si smentisce: propone tre artisti con tre diversi modi di fare arte, ma esattamente incastonati in una serie che denota progettualità e organicità, tratti peculiari di questo spazio che, anche quando sembra discostarsi dalle sue scelte più tradizionali, in realtà non perde di vista il lavoro iniziato allora e portato avanti con metodo e apertura



2 Comments

  • Rispondi dicembre 14, 2013

    Paola

    Il titolo mi ricorda l’inizio delle barzellette che ci raccontavamo da piccoli.
    Poi leggi e guardi immagini. E capisci alcune cose del diventare grandi!

  • Ho scoperto casualmente questo blog e faccio i miei complimenti alla curatrice!
    Buon lavoro!

Leave a Reply

Rispondi