Tony Fiorentino a Bergamo per Contemporary Locus V

Non è per nulla semplice scovare ogni volta il posto giusto, quella location accattivante e con la storia adatta che possa essere un’attrattiva non solo per il mondo dell’arte ma anche per chi vive la città. Oltretutto, la scelta deve ricadere su un luogo funzionale anche a una esposizione, deve essere fruibile e vivibile.
Eppure Contemporary Locus ce la fa sempre: precisa e meticolosa, Paola Tognon, aiutata dal suo staff, riesce a individuare un luogo topico per la città anche in questo caso, la Casa Angelini in città alta, ovvero l’abitazione e studio del famoso architetto/scultore che ospita nel seminterrato la Domus Lucinae, fortunato ritrovamento che ha notoriamente premiato l’audacia di Sandro Angelini e per la scelta della casa in città alta in anni difficili e per la sua voracità di novità e cambiamento.
Per cui, per la prima volta, il progetto di matrice bergamasca vede il coinvolgimento di un luogo privato.
A dialogare con lo spazio è stato invitato Tony Fiorentino (Barletta, 1987), giovane promessa italiana rientrata dopo diverse permanenze all’estero, sia per viaggio che per residenze. L’intervento site specific dell’artista dimostra punti di forza su cui fa leva in modo importante: in primis il senso del tempo, la melancolia, la ricerca nel passato, la valorizzazione della storia dell’arte.
Troviamo a inizio percorso i suoi lavori sulle alchimie, Melancholy Rocking Horse, che in un luogo tanto denso di storia rappresentano il ricordo di una pratica che mischiava la scienza al mistero per dare spessore a dei gesti che, in passato, erano propiziatori e propedeutici a scelte e momenti cruciali. Un’alchimia del ricordo, con materiali che si logorano, cavallucci che rivivono, sinapsi che si riaccendono.
Di sicuro effetto è l’intervento che è stato eseguito all’interno della Casa Romana: una semplice, apparentemente, istallazione luminosa, una scelta di profondo rispetto per il luogo in cui ci troviamo e grazie alla quale l’artista rivela il suo senso delle cose della vita e della storia dell’arte: la sacralità di un luogo così elevato diventa occasione per essere valorizzata mediante la luce, per tornare a vivere nelle sembianze che un tempo doveva avere, all’aperto e sotto gli occhi di tutti. Un’opera, Infernotti, densa di rispetto e di umiltà in cui l’artista contemporaneo di fronte alla sacralità del passato utilizza mezzi odierni per valorizzare il luogo di allora, senza mettere oggetti d’arte, senza usare parole, dando solo la possibilità di vedere meglio quello che era, la nostra storia, uno dei luoghi da cui proveniamo.
Sulla scalinata che dal cortile esterno porta verso il portone di ingresso si vede una colonna. I like an arch è composta da elementi del Duomo di Milano che Fiorentino ha recuparato in uno degli innumerevoli cantieri di restauro del palazzo. Erano sporchi e abbandonati ed egli se ne è preso cura, li ha puliti bene, li ha assemblati per creare una struttura che avesse la sua dignità di opera e potesse aspirare verso l’alto, esattamente come il tipo di architettura del Duomo e la sua tensione verso il cielo. Il lavoro di Fiorentino rivela ancora la sua ricerca nel passato, la sua ispirazione storica e il suo profondo amore per ciò che fu, nonché il desiderio di ridare vita agli elementi con cui entra in contatto.
La Casa Angelini, la Domus Lucinae e i lavori di Tony Fiorentino per questa quinta tappa di Contemporary Locus saranno visitabili fino al 27 ottobre.

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Foto di Simone Montanari e Maria zanchi, courtesy Contemporary Locus.

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