L’eccentricità delle mosche bianche

Faenza è un posto piccolo, nel bel mezzo dell’Emilia Romagna. Faenza è un posto piccolo ma è famosissima per la lavorazione della ceramica, in primis. I conoscitori della ceramica, poi, sanno che Faenza ha dato i natali a Carlo Zauli, la cui sede lavorativa è ora un Museo adorabile.
A Faenza, luogo particolarmente illuminato, non c’è solo la giornata del contemporaneo, ma addirittura dedicano a questo speciale evento una settimana.
Il 3 ottobre il Museo Carlo Zauli ha ospitato una tavola rotonda dal titolo Le Mosche Bianche:luoghi eccentrici dell’arte contemporanea in Italia, organizzata da Matteo Zauli e Alessandro Bollo.
Invitate alla riflessione alcune realtà che producono, o anche solo propongono, l’arte contemporanea in Italia, e non solo, al di fuori dei grandi centri urbani, realtà eccentriche, appunto.
Il media partner dell’evento è Il Guornale dell’Arte, rappresentato da Alessandro Martini.

Le realtà ospiti sono il Centro Arti Visive La Pescheria di Pesaro nella persone del direttore artitico, Ludovico Pratesi; Raffaello De Ruggeri in rappresentanza del Musma di Matera; la Tenuta dello Scompiglio di Vorno in persona di Angel Moya Garcia; Sergio Flore per la Fondazione Nivola di Orani. Inoltre la diretta telefonica con Andrea Bartoli che racconta l’esperienza di Farm Cultural Park a Favara e con Antonio Presti di Fiumara d’Arte sempre in Sicilia. Per finire i video con le esperienze di Lorenza Boisi per CARS, Omegna, e Paolo Naldini per Cittadellarte-Fondazione Pistoletto di Biella.

Diversi sono i tratti comuni della nascita e sviluppo di queste realtà: la prima cosa è riuscire a dialogare con il territorio, a volte addirittura ostile a questo tipo di iniziative, nel tentativo non solo di conquistare la loro fiducia, ma anche di coinvolgere queste persone nella vita dei centri stessi.
La Pescheria ha avuto diversi problemi di inserimento dalla sua nascita, la Tenuta dello Scompiglio, essendo molto più giovane, ne ha tutt’ora nei diversi tentativi di coinvolgere i lucchesi. Il Musma ha avuto diverse complicazioni istituzionali, la Fondazione di Orani si scontra con la difficile collocazione geografica che spesso la colloca al di fuori dei circuiti del sistema dell’arte.
Ognuno ha connotato brevemente la realtà che rappresentava e ha cercato di evidenziare i vantaggi e gli svantaggi dell’essere eccentrici, per poi confluire in una riflessione collettiva, e condivisa, in merito alle sfide di questi luoghi, di cui, si diceva, sarebbe interessante fare una mappatura.
Le parole cardine della giornata sono risultate essere identità, sistema e progettualità: identità del luogo geografico, ma anche di quello spazio, grazie anche alla dedizione degli operatori, alla qualità delle scelte, alla affezione da parte degli artisti; sistema inteso come insieme di condizioni per creare relazioni e per cercare di crescere anche inseriti nella realtà italiana e, perché no, internazionale; progettualità perché questi luoghi siano frutto di un lavoro studiato nel tempo, che richiede una tempistica diversa rispetto ai centri di maggior fruizione del contemporaneo.

Un dibattito interessante e animato da personalità eterogenee, tutte legate a percorsi non semplici ma estremamente efficaci sia a livello territoriale che, nella maggior parte, nazionale: le mosche bianche in sala erano molte, in questo caso forse le intruse erano quelle nere!

Il Museo Carlo Zauli, come al solito, ha dimostrato di essere un ottimo padrone di casa, dotato di ospitalità, attenzione e sensibilità nei confronti di tematiche che riguardano sempre più le realtà in crescita e la situazione dell’arte in Italia.

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Fotografie di Massimiliano Pisu per Museo Carlo Zauli.

3 Comments

  • Rispondi ottobre 5, 2013

    Bricolage

    personalmente il termine sistema mi ha iniziato un po’ a suscitare orticaria.
    identità e progettualità, invece, le accolgo.

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