L’acqua, il colore, la chimica, la femminilità.

Corpo Sottile 6, 2006, curtesy Beatrice Pediconi e Z2O Gallery

Corpo Sottile 6, 2006, curtesy Beatrice Pediconi e Z2O Gallery

Beatrice Pediconi (Roma, 1972) è una donna molto femminile. Alla inaugurazione alla Collezione Maramotti il 5 ottobre sfoggiava un tubino Max Mara (e cos’altro?!) che la lasciava scivolare tra i saluti e le chiacchiere dei presenti, tutti entusiasti del suo lavoro, con felina grazia.
9’/Unlimited è la nuova acquisizione della Collezione reggiana, una istallazione coinvolgente e totale che prevede alcune polaroid disposte nell’anticamera e una proiezione a porte chiuse nella stanza principale dello stesso video sulle quattro pareti ma leggermente fuori sincrono. L’esperienza è totale: la data inaugurale ha visto passare dalla sede davvero un numero elevato di persone, ma la situazione protetta dell’istallazione riusciva a creare un guscio, una protezione, un riparo quasi materno in cui entrare, sentirsi parte privilegiata, lasciarsi cullare da un’immagine danzante alle pareti, essere avvolti nello straniamento.
Sì perché Beatrice Pediconi fa una ricerca all’interno di una pittura dinamica, non su tela ma nell’acqua, dove libera pigmenti di colore di cui può controllare solo parzialmente l’esito, perché ne completa la ricerca con l’osservazione di reazioni chimiche, facendo intervenire la matematica, la fisica, la musica, il video, la fotografia.
Una ricerca complessa che richiede tempo e pazienza, ma che offre un esito straordinariamente immediato e poetico: le immagini proiettate sono armoniche, delicate, interessanti. Una danza di colori che ha qualcosa di magico, quasi un’alchimia.
La sensazione di questo ventre materno che ci accoglie diventa espressione femminile esaltata: il fruitore, piccolo nascituro dell’emozione, si ritrova circondato da questa immagine in movimento in cui la luce cambia intensità e provoca percezioni diverse. Il silenzio che permea la stanza è un’emozione forte, che ci rende soli e riflessivi. Tra le varie reazioni del colore, questo ventre materno ci porta a un estremo contatto con la femminilità al punto che sembra si rompa un filo di perle, ricordo di madri e nonne, di donne d’altri tempi, di femmine e femminilità.

Untitled XVII, 2013, Beatrice Pediconi e Z2O Gallery

Untitled XVII, 2013, Beatrice Pediconi e Z2O Gallery

CAMpiTURE Beatrice, sei soddisfatta di questa esperienza a Reggio Emilia?
Beatrice Pediconi Sono molto soddisfatta. È stato un lavoro lento e meticoloso, ho cercato tanto. Sono arrivata a Reggio Emilia da New York alla fine di agosto, non mi sembrava di dover smettere mai di cercare, ogni giorno era una scoperta. Le mie ricerche sulle reazioni chimiche prendono molto tempo, circa un anno e mezzo.
A che punto ti trovi del tuo percorso, in quale fase sei?
Dal 2003 a oggi il mio lavoro è stato un continuo crescendo. Negli ultimi cinque anni mi sono trasferita a New York e sono successe molte cose. Il processo è stato quello di mettere gradualmente sempre più a fuoco il lavoro: prima utilizzavo solo la china, poi la fotografia e il video, ora ho progettato un’istallazione in una stanza! La mia formazione è di architetto, per molti anni ho pensato che forse avrei potuto non farla e molte persone mi dicevano “vedrai che te la troverai l’architettura!”. Ora per la prima volta ho avuto a che fare con l’organizzazione e la progettazione di una stanza.
C’è nel tuo lavoro un qualcosa di ancestrale, di materno, forse anche di alchemico.
Il rapporto con la chimica è sempre molto forte. Ho partecipato lo scorso anno alla collettiva Lux, an Art and Science Exhibition alla Milstein Hall Gallery, in collaborazione con la Cornell University di Ithaca. Eravamo in cinque artisti, ho portato foto di lavori grandi. In questa occasione c’è stata una coferenza in cui è intervenuto il nobel per la chimica Roald Hoffmann e si parlava di arte e scienza. Proprio in quella circostanza ho incontrato anche il chimico Andrew Lerwill e si parlava della possibilità di mischiare i pigmenti che servono al restauro di opere antiche, lo stesso che poi ha scritto la formula chimica che si trova dentro al mio libro d’artista. Tutto questo studio, in ogni caso, avviene in modo istintintivo, a volte casuale, sicuramente ludico.

9'/Unlimited, 2013, cortesy Beatrice Pediconi e Collezione Maramotti

9’/Unlimited, 2013, cortesy Beatrice Pediconi e Collezione Maramotti

A un certo punto della proiezione, in seguito a una reazione tra elementi, sembra quasi che questo processo femminile veda rompersi un filo di perle, quello delle nostre madri. È un’opera molto delicata e molto personale.
Questo è un lavoro site specific che è iniziato dopo una passeggiata con Luigi Maramotti all’interno della sede della Collezione: sembrava di essere quasi in un tempio dell’arte. In questo contesto ho pensato a un’istallazione piccola, intima, fruita da un massimo di sei persone e non ho pensato minimamente alla serata inaugurale dove c’era moltissima gente, ed è un bene. Si tratta di una pittura dinamica in continua trasformazione, io dialogo con questo elemento di cui ho il controllo fino a un certo punto attraverso la gestualità e la direzione. L’acqua è una sostanza che si muove ed è viva, è impossibile dominarla.

La mostra è visitabile fino al 31 gennaio 2014.

9'/Unlimited, 2013, courtesy Beatrice Pediconi e Collezione Maramotti

9’/Unlimited, 2013, courtesy Beatrice Pediconi e Collezione Maramotti

Polaroid #2, courtesy Beatrice Pediconi e Collezione Maramotti

Polaroid #2, courtesy Beatrice Pediconi e Collezione Maramotti

Polaroid #13, 2013, courtesy Beatrice Pediconi e Collezione Maramotti.

Polaroid #13, 2013, courtesy Beatrice Pediconi e Collezione Maramotti.

Polaroid #16, 2013, courtesy Beatrice Pediconi e Collezione Maramotti

Polaroid #16, 2013, courtesy Beatrice Pediconi e Collezione Maramotti

 

 

 

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