I bresciani, gli italiani e la cultura alta

La stampa nazionale e locale rivelano sempre delle chicche sorprendenti. Questo post si concentrerà inizialmente sulla mia città, Brescia, e nello specifico prenderà spunto dalla redazione locale del Corriere della Sera per sfornare una piccola riflessione che a mio parere può essere estesa a livello nazionale.
Parto dal presupposto che la mia opinione non è assoluta, sono pronta ad essere contraddetta e anche a mutare idea nel momento in cui le motivazioni addotte siano soddisfacenti.
Questa mattina a pagina 9 della redazione bresciana del suddetto quotidiano compare un piccolo editoriale che vuole sottolineare l’accoglienza positiva da parte della gente nei confronti della cultura alta, in riferimento a una conferenza particolarmente brillante e ben accolta dalla città, inserita all’interno dell’evento Le Dieci Giornate.
Ora, non me ne voglia questo giornalista, ma mi fa molto specie che si parli di cultura alta. La scelta dell’aggettivo mi lascia davvero perplessa perché io parto dal presupposto che la cultura è e deve essere alta sempre. Ammettere che una parte di attività sia migliore è come accettare l’esistenza di tutta quella ressa di spazzatura che da anni permea i musei, le università, i teatri, le scuole, le librerie, i negozi di dischi, i cinema italiani.
Sono sicura che il giornalista in questione avesse l’intento più che positivo di sottolineare l’adesione dei bresciani a questa iniziativa intellettualmente valida, ma secondo me così non funziona: siamo tutti abituati a pensare che un evento culturale sia tutto ciò che concerne le arti o l’istruzione, ma senza mai fare un distinguo tra ciò che viene svolto con competenza e dedizione e ciò che è frutto dell’hobbistica e del tempo libero inserendo tutte queste cose in ambito culturale.
Invece no.
Le attività ricreative, che sono bene accette, hanno una connotazione ben diversa dai lavori, che se anche sono belli e appassionanti richiedono lo stesso atteggiamento professionale e formativo di qualsiasi altra professione, gli stessi compensi, lo stesso rispetto; i lavori culturali vengono definiti soggettivi ma non dovrebbe essere così. E la cultura dovrebbe essere tutta di qualità alta. Tutta.

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