Arte, musica, cinema e poesia: Ragnar Kjartansson in Hangar Bicocca

Hangar Bicocca inizia alla grande il suo triennio fitto fitto, con una programmazione già vincente sulla carta dati i nomi previsti e le mostre in programma. Inizia col botto perché sceglie Ragnar Kjartansson, artista islandese che è innegabilmente in un momento di forte espansione grazie alle sue istallazioni in giro per il mondo che hanno connessioni sempre dirette con la suggestione musicale.
Kjartansson vanta una collaborazione con i compaesani Sigur Ros, tra le altre esperienze che questo eclettico personaggio ha accumulato nel tempo e che spaziano dall’arte visiva, al teatro, al cinema, alla musica appunto.
L’istallazione The Visitors nasce dalla committenza elvetica con il Migros Museum für Gegenwartskunst nel 2012 e vede una sorta di turné che approda ora in Hangar dopo New York e Vienna. È una persona gentile, composta e sorridente, non si pone in modo arrogante, è a completa disposizione per domande o anche solo per una stretta di mano. O per un sorriso.
L’opera è composta da nove schermi video nella sala precedente alle permanenti Sette Torri Celesti di Anselm Kiefer, al buio totale per poterne godere pienamente.
La genesi del progetto avviene nella Hudson Valley, a Nord di New York, in una vecchia casa appartenente a quella che Kjartansson definisce forse la prima vera famiglia capitalista americana, gli Astor che ancora la abitano da generazioni (e che compaiono nell’opera nella veranda). Per una serie di coincidenze egli si trova a poter sfruttare questo spazio meraviglioso, quindi contatta alcuni musicisti, amici e collaboratori, provenienti dall’Islanda. Dopo un periodo di ridotta residenza che li faccia entrare in quel contatto intimo che viene dalla condivisione del tempo, dello spazio, del cibo, delle pause, il gruppo incide, con la sola possibilità di una ripresa a causa dei budget ridotti, una melodia: ogni artista occupa uno spazio diverso e suona uno strumento diverso dagli altri, ha contatto attraverso le cuffie con la registrazione, e ripete per un’ora, intervallata da pause soggettive, la medesima melodia accompagnandosi con gli strumenti a disposizione, fino a riunirsi tutti spontaneamente in una stanza e uscire con il semplice uso della voce in sfumato.
Un’istallazione magica in cui sembrano evidenti alcuni aspetti determinanti, primo fra tutti l’atteggiamento che un artista dovrebbe sempre mantenere: nel caso della musica è solo più lampante, ma la potenza di questa esperienza nasce da un grande ascolto degli altri componenti dell’operazine e contemporaneamente da una grande consapevolezza di sé e della propria individualità.
Non è casuale, credo, che lo sviluppo della parte umana porti a un esito così immediato ed emozionante di un’opera, senza necessariamente doversi appellare a spiegazioni teoriche troppo elaborate o a concetti universali, perché la fruizione di questo lavoro offre vari livelli di accesso che francamente sembrano essere diversamente interiorizzabili a seconda dell’esperienza e delle conoscenze di chi la fruisce.
Questo, a mio parere, uno degli aspetti più riusciti in ambito contemporaneo dove spesso il concetto è più forte dell’esito.
Dopo di che l’allestimento è perfetto, il formato 1:1 dei video consente un’immersione totale nell’esperienza e l’apparato tecnico sonoro consente di poter gidere sia dell’operazione nella sua coralità, sia dei singoli apporti quando ci si avvicina ai singoli monitor.
Fino al 17 novembre, da non perdere assolutamente, magari grazie alla combinazione di una delle numerosissime iniziative che Hangar Bicocca propone in modo trasversale, ai bambini, agli adulti, alle famiglie, a tutti.

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