Balconism: arte, app e fantasia

La trasversalità delle iniziative artistiche vede ormai come protagoniste le nuove tendenze, le più accattivanti.
A Venezia, in occasione della Biennale, ovviamente vengono lanciate molte iniziative davvero curiose, forti del fatto che tutta l’attenzione di questo settore, a livello mondiale, è concentrata lì.
Il mondo delle app ormai è diventato parte integrante di molti progetti artistici d’avanguardia e anche in occasione della Biennale di Venezia ce ne sono diverse.
Una in particolare è davvero curiosa: si chiama Balconism, è stata ideata da Steve Piccolo, artista innovativo molto conosciuto, e Oxana Maleeva, che lavora nella curating agency Artapart.
La sopra citata accoppiata ha dato vita a un vero e proprio percorso virtuale attraverso una serie di balconi situati nel sestriere Dorsoduro a Venezia che sono stati interpretati artisticamente da un gruppo di creativi, tra cui scrittori, artisti e architetti.
Questa app si propone quindi come un lavoro d’arte, non si occupa d’arte, il che la rende ancora più accattivante e nuova: gli artisti coinvolti sono Tadao Ando, Francesco Bonami, Jota Castro, Francesco Dal Co, Gabriele Di Matteo, Barnaba Fornasetti & V.Manzi, Carlos Garaicoa, Marc Kalinka, Steve Piccolo, Christoph Radl e tutti loro hanno trovato un intervento, attraverso l’immagine, il suono o la parola, che potesse dare forma a questo percorso che riesce a fondere la dimensione pubblica dell’opera d’arte a cielo aperto con quella privata del balcone di una casa, dando respiro a una modalità fresca di fruizione.
Lo sviluppo dell’app è stato affidato a Elisa Bernardoni, già conosciuta all’interno del mondo dell’arte per questo suo spiccato talento: anche in questo caso la Bernardoni è riuscita a trasporre la sensazionalità dell’arte in un mondo tanto difficile e spesso sfuggevole come quello virtuale, ponendoci di fronte a un progetto complesso, maturo e finito.
In occasione della nascita della app la rivista E il topo ha dedicato un’intera issue: davvero interessante che il supporto cartaceo si sovrapponga a quello virtuale e viceversa in modo tanto spontaneo, che le due forme spesso considerate agli antipodi creino un dialogo che diventa un precedente assoluto.
Ironico e poetico, questo progetto vale un approfondimento.

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