Ugo La Pietra e la ricerca

Ci sono delle situazioni che sono proprio tagliate per l’essere umano, soprattutto quando si ha a che fare con un tipo di arte e design, il cui confine è sempre sottile sottile, ma soprattutto con artisti che sono in primis degli uomini.
È quello che succede con Ugo La Pietra, designer, architetto e artista di importazione milanese da moltissimi anni che in realtà ama definirsi ricercatore.
Il momento della ricerca è fondamentale in ogni campo, figuriamoci negli ambiti creativi. Da quando nel design la distribuzione industriale decide tutti i canoni e i musei espongono solo i prodotti più venduti, e non quelli che denotano un maggior apporto di innovazione e progettualità, la ricerca è andata sempre più nel dimenticatoio. Peccato. Comunque si, credo che la mia professione sia di ricercatore.
La Pietra ha occhi grandi che mangiano il mondo con la loro vitalità curiosa, racconta storie su una Milano che forse è stata dimenticata, ormai. O forse vive proprio nei racconti come i suoi.
Ci sono delle cose estremamente interessanti che La Pietra snocciola. Per esempio il discorso interessante sul rapporto tra arte, business e globalizzazione I musei sono staiti primi creatori della globalizzazione. Quando un museo apriva, doveva accertarsi di avere almeno un Picasso, un Magritte, un Matisse. Succedeva, così, che se anche le opere erano diverse, in ogni museo del mondo trovavi gli stessi artisti. Adesso accade anche con l’arte contemporanea, quello che vedi alla Biennale lo trovi nelle mostre, nei musei. Anche nelle gallerie, ma il discorso è diverso, sono mercanti.
Ugo La Pietra sembra dire delle grandi verità che nessuno osa mai affermare.
Fa la stessa cosa con i suoi disegni: sono schietti, allegri, semplici come le sue parole. Incarnano tutti quegli oggetti che hanno sempre fatto parte della sua vita, del suo mondo, del suo immaginario. Il tratto è delicato, i colori, se presenti, anche. Sembrano quasi appartenere a un mondo immaginario, leggero e quasi incantato. In realtà molti sono anche degli studi, anche se, in effetti, quest’uomo ha progettato i componenti urbani, come pali e segnaletiche di vario tipo, per rendere la città meno disorientante e un po’ più vivibile anche sotto il profilo estetico.
E poi c’è l’amata ceramica. Pezzi mediterranei, a volte con morfologie più quotidiane, altre sempre legate ai sogni di questo personaggio così umile, raffinato, ironico e discreto. La ceramica negli anni sessanta e settanta era una tappa da cui i designer passavano facilmente, attraverso il grande artigianato italiano. La Pietra ci offre colori vivaci, decorazioni leggere e fresche, i pastelli, i blu, qualche volta delle sfumature più azzardate. Alcuni pezzi sono stati cotti e assemblati direttamente da lui, restano appesi in Rua Confettora.
Ancora una volta questa città ha ricevuto una perla di raffinatezza e un’occasione unica grazie al gran gusto di Daniela Bettoni, dagli amici simpaticamente definita la Rossana Orlandi di Brescia: come dimostra il suo spazio, non solo negozio, non solo momento di pausa, ma anche luogo di incontri, scambi e incessante ricerca, il design può vivere anche al di fuori delle porte di Milano. Infatti ospita fino al 29 giugno i lavori di Ugo La Pietra, appunto.
Quando negli anni settanta suonavo nei locali con gli amici, cercavamo di imitare i neri, perché il ritmo, il jazz, sembrava appartenere solo ai neri. Poi con la scena musicale di Chicago si affermarono anche un po’ di bianchi, anche nel jazz. Noi suonavamo e basta, forse anche noi volevamo sembrare come i neri. Ma delle volte mi chiedevano come riuscissi a fare delle cose così col clarinetto, e me lo chiedevano anche le altre persone. Non lo so, sarà talento. Non lo so, ci riuscivo e basta.
Il talento del ricercatore.

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1 Comment

  • Rispondi maggio 15, 2013

    Nadia Caralla

    Bellissimo articolo ..! Davvero bella e giusta la frase ..”ha occhi grandi che mangiano il mondo con la loro vitalità curiosa..”

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