Appunti per una trasferta inaugurale a Venezia

La cosa più frustrante nell’essere a Venezia durante le inaugurazioni della Biennale è soprattutto la consapevolezza di non riuscire a vedere tutto quello che si vorrebbe.
Oltre a Giardini e Arsenale, infatti, ci sono tantissimi eventi di contorno che spesso superano qualitativamente la principale attrattiva che richiama tutti noi qui.
Si può parlare delle fondazioni infinite che questo salotto mondiale e superbo ospita, si possono considerare i padiglioni sparsi per la città, gli interventi di Ai Wei Wei, le attività delle gallerie, le aperture dei musei.
La prima cosa che non si può fare a meno di notare è la luce: ogni volta, qualsiasi clima ci sia, la luce di Venezia è un’esperienza straordinaria.
In secondo luogo, le differenze. Le Fondazioni che si occupano di arte appartenenti al circuito moda sono assolutamente blindate, vogliono accrediti rigorosi, chiudono le porte in faccia a piacimento, organizzano party super esclusivi a cui un comune mortale non potrebbe partecipare anche solo per il costo dell’outfit.
Poi c’è chi si occupa di arte, al di là del business, del ritorno di immagine, degli ospiti impomatati. Troviamo emozioni stupende dentro a quelle realtà che qui lavorano sodo tutto l’anno come Querini Stampalia, Bevilacqua La Masa, Ca’ Pesaro, Palazzo Fortuny. Sono quei posti dove ci sono arte, ricerca, passione e studio, che hanno situazioni più professionali e meno red carpet.
Il terzo aspetto che sempre fa sorridere in sede inaugurale è la corsa alle feste: questi individui da vernice trovano sempre il modo per imbucarsi a qualche festa e stare col loro bicchiere in mano, ignorando le opere, sostando davanti ai buffet come di fronte a un Richter, parlando di terze persone spesso a loro volta imbucate nelle stesse feste. Tutti sempre ovunque e senza avvertire la stanchezza di un evento così denso e totale, che riempie di immagini ogni testa rendendo quasi incapaci di discernere la qualità nel mucchio.

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1 Comment

  • Rispondi maggio 31, 2013

    Bricolage

    Sto morendo dal ridere per il punto 3!
    Che sacrosanta verità!