Alla Fondazione Cini il Principe della Young British Art

Bisogna prendere assolutamente il traghetto, o come dicono i veneziani, il vaporetto, fare la traversata in laguna e andare sull’isola di San Giorgio.
Posto che offre anche una meravigliosa vista sulla piazza più famosa al mondo e sull’ormeggio di barche più prestigioso in questo periodo dell’anno, l’isola di San Giorgio presta la sede alla Fondazione Cini, un luogo che ha scelto di fare dell’arte un manifesto di prestigio.
Lo dimostra anche in questa occasione: c’è una strepitosa mostra di Marc Quinn.
L’artista britannico, sotto l’attentato curatela di Germano Celant, ha deciso di fare sfoggio di tutte le sue peculiarità artistiche: pittura e scultura popolano le stanze e il giardino della fondazione in modo assolutamente sorprendente.
I quadri, tutti di grande dimensione, offrono un panorama realista che spazia dalle immagini di carni crude, così dettagliate da sembrare fotografie, a panorami subacquei così densi, così fitti da farci credere che il mondo ovattato dei mari possa essere vivibile quanto la terraferma.
La claustrofobia di queste vedute, siano esse le nature morte con carne o il mondo marino, sono così opprimenti da diventare tangibili: ci si crede, l’impatto è così forte che le cravatte vanno allentate, i colori sono talmente forti da stordire uno spettatore ignaro della forza e della passione da cui verrà travolto non appena varcata la soglia.
La produzione esposta vede anche numerose sculture: la maggior parte è bronzo, per cui la tradizione legata a questo materiale viene associata magistralmente a un linguaggio iperrealista, crudo diretto, che ci mette a contatto subito con delle realtà vive e vere della nostra realtà, estremamente crude e in rapporto alla morte in modo decisamente poco sottile.
Ma il meglio è fuori. Complice lo scenario astratto dalla realtà che la laguna arricchisce, le grandi sculture in marmo disposte in modo simmetrico ci offrono vari stadi embrionali più o meno umani che sono potenti come solo questo materiale può contribuire a rendere.
Insomma, il principe silenzioso della Young British Art ha davvero dato il meglio di sé in questo percorso onirico, disturbato, travolgente e ipnotico che una location così raffinata rende al massimo.

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1 Comment

  • Rispondi maggio 31, 2013

    Bricolage

    Bella sì, davvero, la sua opera!
    E brava tu a scriverne.

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