Arte per tutti: riflessione

A due settimane dal risultato elettorale, se così può essere definito, la sinistra italiana che detiene il primato nella gestione della cultura, è ancora saldamente inchiodata alle proprie poltrone e continua a parlare un linguaggio uniformato con l’alta finanza e i liberisti più sfrenati.
Spesso capita di avere dei confronti, degli scambi con persone che si occupano di cultura in Italia e che, altrettanto spesso, ricoprono cariche pubbliche che dovrebbero rappresentare un’apertura fondamentale.
Ora come ora, il sistema dell’arte non fa altro che occuparsi di sé, esattamente come la politica fa nel suo campo. Eppure entrambe dovrebbero parlare agli uomini e per gli uomini.
Si parla di arti visive perché rappresentano l’ambito più trattato in questo blog e perché, allo stesso tempo, sono emblematiche dell’atteggiamento adottato nei confronti del sapere in Italia.
Probabilmente, la maggior parte delle considerazioni qui espresse per quanto concerne l’arte potrebbe essere tranquillamente applicato alle università, alle istituzioni di cultura più svariate, a tutte quelle dimensioni che potrebbero istruire ma si limitano ad avere un atteggiamento chiuso ed elitario.
L’ultimo recente confronto che questo blog ha avuto con realtà editoriali consolidate nel settore delle arti visive, ha visto un preponderante riferimento al fatto di non massificarsi.
L’apertura che l’arte dovrebbe avere nei confronti delle persone “normali”, ovvero di chi dell’arte non ne fa una professionalità ma ne potrebbe comunque trarre godimento e arricchimento, non è una cosa negativa, ma in questo momento storico dovrebbe essere una cosa necessaria. Se davvero l’arte è uno degli strumenti per capire le cose che accadono nella nostra vita dell’hic et nunc, dell’oggi, del presente, perché continuare a tenere un olimpo distaccato, un sistema chiuso e aristocratico che consenta l’ingresso solo a chi ne possiede le password o a chi è troppo figo per restare fuori?
Il dovere di chi si occupa di arte contemporanea oggi, esattamente come chi lavora nella letteratura o nel cinema per esempio, è quello di fornire gli elementi di comprensione a tutti di un modo diverso e privilegiato di parlare degli uomini e del mondo. Per non parlare di chi si occupa di politica!
Piantiamola di sentirci più belli e colti perché ne sappiamo di più, se forse offrissimo più strumenti alle persone per accedere a questo olimpo, forse ci renderemmo conto che non serve avere la sensazione di essere degli dei, ma che occorre parlare agli uomini di tutti i loro aspetti, anche quelli più nascosti che spesso solo gli artisti, i critici, i curatori sanno portare alla luce perché possiedono dei mezzi privilegiati, ma che potrebbero rendere meno assurda forse anche la comprensione del nostro momento politico, delle faccende internazionali, delle crisi economiche.
Pertanto l’invito di questo blog è quello di aprire: di fronte alla semplicità ognuno può applicare il suo livello di conoscenza e accedere, in modo libero e disinteressato, a questa forma inconsueta e privilegiata che è l’arte. E che cosa sarebbe l’arte se non parlasse della nostra vita?

2 Comments

  • Rispondi marzo 14, 2013

    Bricolage

    Brava, condivido.

  • Rispondi marzo 14, 2013

    Francesca Ceccherini

    Basta con la mondanità sistemica. Basta con i soliti “pochi che comprendono” e che di tale comprensione ne fanno un’aggregazione serrata! Apriamoci a comprendere che esistono tante individualità che percepiscono e assorbono l’arte con soggettiva emotività..

    I politici odierni? Forse nemmeno dentro ai “pochi che comprendono”…Piera candidati! I wait for

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