Maria Lai, artista d’altri tempi.

Lei arriva prima di tutto.
Viene prima della generazione dell’arte povera. Prima della transavanguardia. Viene prima persino dell’arte pubblica perché lei è stato uno dei primi veri esempi italiani di arte pubblica con le sue opere nella stazione di Ulassai, in Sardegna.
Maria Lai (1919, Ulassai) è una vera donna di altri tempi e lo si capisce anche solo leggendo la sua biografia: una donna che volesse fare l’artista ai suoi tempi era un avvenimento, già questo è sintomo della sua profonda vocazione.
Le sue pause esistenziali dal lavoro sono un altro dei caratteri emblematici della sua tenacia: nessun obbligo, nessuna iperproduttività forzata, nessuna corsa contro i tempi e la propria natura. Solo l’arte e l’ascolto delle proprie esigenze, al di là del mercato.
Un altro tratto fondamentale nel riconoscere una produzione a sé è la scelta della materia con cui lavorare: Maria Lai sta nella semplicità di filo, tessuto, telaio, legno, mattone.
La Nuova Galleria Morone di Milano dedica la personale Tracce di un dio distratto a questa incredibile artista con la curatela di Manuela Gandini.
Dall’approdo piuttosto recente al contemporaneo di questa storica galleria ad oggi, si può dire che questa è la prima mostra importante e profonda. Non che non si siano viste cose interessanti, la ricerca di questi ragazzi è continua, ma la scelta dell’artista e la tipologia incarnata dalla Lai rappresentano indubbiamente la più alta categoria di questo spazio giovane.
Molte persone e molti addetti al settore nella giornata dell’inaugurazione.
La galleria apre con una decina di pezzi, alcuni a prezzi decisamente alti dopo l’impennata della quotazione della Lai degli ultimi anni, altri in difficile posizione in seguito alla rottura tra l’artista e la sua ex manager tuttofare Angela Migliavacca Grilletti che ha avuto come conseguenza il sequestro di pare addirittura duemila pezzi.
Il giallo sardo vede come protagonisti gli eredi di Maria Lai, i quali avrebbero deciso di togliere i superpoteri che questa manager deteneva dell’opera dell’artista, di cui controllava sì ogni aspetto, ma a cui l’artista stessa forse deve il suo successo di pubblico e critica.
Gossip a parte, la mostra è interessante, anche se i pezzi non sono numerosi a causa dello spazio ridotto di questa galleria centralissima a Milano.
Numerosi libri tessuti e cuciti, materia semplice di vario tipo, una curatrice con cui è troppo difficile parlare in perfetto stile milanese e un po’ di vino bianco. Peccato che i due telai siano stati messi in castigo al piano inferiore perché forse due dei migliori pezzi esposti dal punto di vista di scrive. Altro aspetto strano è stato anche vedere la facile consultazione dei libri da parte di tutti: mani sporche o pulite chiunque poteva toccare le opere di poesia visiva, forse per avvicinare l’arte alle persone, forse in una concezione di opera come oggetto sì prezioso ma anche da poter vivere.
La mostra resterà aperta in via Nerino 3 a Milano fino al 27 aprile.
Un bel colpo per tre bravi gestori, appena tornati dalla fiera di Miami, grintosi e intraprendenti.

20130212-190345.jpg

20130212-190353.jpg

20130212-190722.jpg

20130212-190731.jpg

3 Comments

  • Rispondi novembre 13, 2013

    Massimiliano Monni

    Ho delle opere di maria lai alcune autografate e con dedica vorrei farle valutare..qualcuno puo farmi sapere qualcosa in riguardo?

    • Rispondi novembre 13, 2013

      pieracristiani

      Se ne sta occupando la Nuova Galleria Morone, a Milano. Contattali e chiedi di parlare con Diego Viapiana.

  • Rispondi novembre 13, 2013

    Massimiliano Monni

    Specifico che mio padre che aveva una impresa di costruzioni collaboro con maria lai per incassonare nel cemento proprio le opere che si vedono come dei mattoni nella prima fotografia

Leave a Reply

Rispondi