Gli anni che furono a Bologna

Sembra che le fiere italiane di arte contemporanea siano inversamente proporzionali: ogni volta che Torino dà segni di miglioramento, Bologna sembra peggiorare. In realtà, forse, Bologna sta peggiorando da qualche anno per mancanza di verve, di news, di stimoli.
Ridotta nel numero di espositori, cambiata ai vertici, Artefiera sembra un pochino meglio dello scorso anno ma non sta bene, è evidente che si trova ancora in prognosi riservata.
Il rischio di ripetersi a ogni valutazione in merito a una fiera è sempre lì, dietro l’angolo: ha ancora senso spendere tot mila euro per uno stand? Ha ancora senso andare in fiera?
È un’occasione carina, e meno mondana di qualche anno fa, per incontrare un po’ di contatti, forse per vedere un paio di artisti interessanti che non si conoscevano, ma al di là di quello?
Se Torino quest’anno sembrava un pochino più sicura, dimostrando sempre una certa internazionalità e scelte che pendono soprattutto verso la sperimentazione, a tratti anche più solida è vero, Bologna si rivela spesso piuttosto monotona.
Gli aspetti nuovi che un po’ salvano dal coma irreversibile questa manifestazione sono le scelte della mostra Storie Italiane, curata da Laura Cherubini e Lea Mattarella, e della sezione Solo Show, dove sono state selezionate gallerie che presentano un solo artista. La mostra offre un ottimo excursus del novecento, soprattutto, e la sezione Solo Show è una discreta vetrina.
Altro aspetto che non fa morire questa fiera sono i premi, sia il Furla che Euromobil per i giovani emergenti.
Purtroppo temo che non sia sufficiente: la situazione di questa fiera, che ha evidentemente perso molti riferimenti, nonostante il tentativo di inserire eventi in tutta la città con il progetto Art City, rivela le condizioni dell’intera città di Bologna, ex riferimento culturale italiano, sede di una delle più vecchie università d’Europa ma ormai lasciata per troppi anni a campare di rendita fino al completo smaltimento dell’impegno degli anni che furono. Purtroppo temo che questa fiera faccia trapelare questa sensazione, con Bob Wilson in un angolo, e pochi tentativi di rianimazione con altrettanto poche speranze.
L’unica ragione per cui molti insistono parrebbe il business, ma anche in quel caso ho delle riserve.
Persino la vernice in preview ha visto meno brillanti, meno pellicce, meno Hermes. E non è di certo un bel segno!

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3 Comments

  • Rispondi gennaio 26, 2013

    Momographica

    E’ sempre un piacere per gli occhi e per la mente leggere le tue recensioni,Piera. Mi danno un’idea molto precisa di cosa sta succedendo in Italia in questo momento. Anni orsono mi avevano parlato bene della fiera di Bologna, é un vero peccato che sia declinata in questo modo anche se, a mio parere, l’Italia é diventata in generale piuttosto monotona per quanto riguardo le proposte artistiche,specialmente contemporanee. Ma potrei anche sbagliarmi. Anzi,spero proprio di sbagliarmi 🙂

  • Rispondi gennaio 28, 2013

    Bricolage

    bella, sono d’accordo su tutta la linea!!

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