La sicurezza esposta in fiera

Dopo immense discussioni, decido di tornare in fiera.
Complice Torino, città con un tasso di vivibilità molto alto, complici gli amici, complice la mostra alla Sandretto che era carino vedere dopo la vittoria di Barack Obama e complice anche Wilson a Palazzo Madama.
Ricordo che fino a qualche anno fa si parlava di Artissima come la fiera aggressiva, il luogo dove le sperimentazioni potevano ricevere una collocazione, anche momentanea, nel mercato, o meglio, nel sistema dell’arte contemporanea.
Dov’era, in questa edizione, tutta la sperimentazione?
Vezzoli è sperimentale? Finch? La Accardi?
La gentile Marina Covi Celli della galleria Oredaria di Roma mi dice “Accosto un artista più storicizzato come Zorio alla sperimentazione di un giovane, credo che l’associazione generazionale segni i cambiamenti, l’evoluzione dei tempi, la ricerca artistica” e poi si ve che la sua giovane è Christiane Löhr. E dove sarebbe, quindi, la ricerca? Solo nell’età? Ora prendo lei come esempio, ma è un modo diffuso, dove i giovani sono già sulla cresta dell’onda.
Il problema del contemporaneo è che se qualcuno gira un po’, va per mostre, vede allestimenti in situazioni istituzionali o private, la maggior parte delle volte si trova a vedere le stesse cose, gli stessi artisti, gli stessi nomi.
Nessuno vuole sminuire la qualità dell’operato di questi signori, né il livello qualitativo tanto alto di questa situazione, solo mi sembra assurdo che in una fiera di 168 gallerie provenienti da tutto il mondo quasi, poche cose stupiscano gli addetti al settore.
Sono molto belli alcuni eventi paralleli, questa piccola rassegna It’s not the end of the world, specialmente Dan Perjovschi a Palazzo Madama, ma francamente trovo siano una buona sponda per creare rete, che non arricchiscono la fiera, sono eventi che danno una buona scusa di crescita dell’offerta culturale della città.
Ma se la ricerca, le novità, non si trovano più nemmeno nella fiera internazionale di Torino, dove si può andare?
Forse si potrebbe fare un appello on line a cui risponderebbero a migliaia, artisti tagliati fuori da questo mondo business così metodico, così spietato, così prevedibile forse.
E poi tutti ti dicono che con la crisi è normale puntare su artisti che diano continuità (al conto corrente, evidentemente) e capisco tutto, ma allora perché occuparsi di arte? Anche se è bella arte fatevi le vostre fiere molto chic, piene di borse di Hermes e Rolex in visita, piene di autori conosciuti, ma non spacciatela per ricerca agli occhi delle persone che hanno ancora voglia di trovare qualcosa di nuovo!

20121113-213903.jpg

20121113-213909.jpg

20121113-213916.jpg

20121113-213926.jpg

20121113-213934.jpg

1 Comment

  • Rispondi novembre 14, 2012

    Bricolage

    a diamo spazio anche a chi ha il coraggio di dire quello che pensa, come in questo caso!
    Sebbene non sia stata ad artissima, mi trovo schierata dalla tua parte.
    E’ una grandissima verità quella che dici; un dato di fatto innegabile; la speranza è che le tue parole, non rimangano al vento, ma possano fungere da costrutto per qualcosa che, seppur inizialmente in piccolo, porti una ventata di novità nel sistema dell’arte (italiana).