Gaillard archivista delicato per la Fondazione Trussardi

E improvvisamente tutto si ferma.
Arrivi da una lunga camminata in via Monti, hai chiesto a un edicolante decisamente infastidito dove si trova questa benedetta caserma nascosta nel centro di Milano, sei arrivato dal caos di Cadorna, non fa freddo, hai voglia di vedere, sei curioso: hanno scritto tutti di questo allestimento e tu non hai letto niente perché non volevi rovinarti la sorpresa.
La prima percezione si ha con il suono, ad alto volume, aulico, importante, della soundtrack scelta da Gaillard, scritta dai Salem e intitolata Prelude (Dragged).
Rubble and Revelation – Rivelazioni e rovine è un percorso istallativo della giovane star francese che si sviluppa in sette tappe che raccolgono diverse tecniche artistiche ma con il filo conduttore della sua poetica.
Tra i protagonisti assoluti di questo evento curato da Massimiliano Gioni per la Fondazione Nicola Trussardi, come di consueto, lo spazio: una vecchia caserma milanese, forte simbolo per la città sia perché sede del panificio militare lombardo, sia perché salvezza per molti cittadini affamati durante la seconda guerra mondiale. Un luogo incantevole, denso, spettrale, solido, austero, che si presta incredibilmente all’operazione di Gaillard: il ragazzo è normalmente propenso sia al vagabondaggio creativo che alla scoperta di rovine, ma anche solo di spazi particolarmente suggestivi.
Le tappe istallative sono un crescendo di intensità e si ritrova a volte questo romanticismo attribuito a Gaillard: la rovina è accostata al romanticismo ottocentesco, in particolare al concetto estetico di sublime rimesso sotto i riflettori degli intellettuali da Burke a fine settecento.
Stando a queste tappe esposte da Gaillard è evidente la sua contemporaneità: impossibile sarebbe per lui starsene fermo in uno studio a lavorare su una tela, la sua tela viene tessuta dalle esperienze itineranti composte da frammenti di giornali, studi sulle ripercussioni dei bombardamenti delle guerre, polaroid scattate nei luoghi più improbabili, vecchie cartoline storiche, frottage di tombini, video, riprese di piccoli atti di vandalismo nel cuore di un paesaggio incontaminato.
Geniali le cartoline storiche dei castelli coperte da foglietti di carta strappati e incorniciate del secondo ambiente, denominate New Picturesque: sviluppano una forma di voyeurismo culturale in cui il vedo/non vedo diventa emblematico della condizione esistenziale di oggi, dato che gli stimoli culturali vengono offerti a tratti, solo accennati, spesso ne sentiamo la descrizione ma ne possiamo fruire solo parzialmente.
L’approccio più documentaristico si manifesta con Million into Darkness, una raccolta di ritagli e immagini in bianco e nero di magazine americani su fatti catastrofici o di cronaca accanto a frammenti usati in guerriglie o di meteoriti: il disagio viene quindi accostato a elementi che noi non possiamo comprendere, così come il legame tra il disagio stesso ed essi.
Ma ancora più cerebrale e spettacolare è la scelta di polaroid scattate da Gaillard per il mondo e accostate sia cromaticamente che concettualmente in gruppi di nove, per poi essere esposte in teche museali proprio con criteri d’archivio: è sorprendente come, in alcuni casi, queste associazioni siano palesi e riconoscibili, come questo lavoro trovi risalto. Questa ultima istallazione ha preso il nome di Geographical Analogies, appunto.
Presenti anche tre video, di minor impatto emotivo, forse l’ultimo, Real Remnants of Fictive Wars V, un bel colpo estetico in 35 mm, ma di sicuro meno incisivi e sconvolgenti rispetto al resto del percorso.
Se lo standing della Biennale di Venezia, la cui curatela è stata affidata a Gioni per la prossima edizione, sarà questo, forse avverrà il tanto atteso risveglio culturale che tutti ci auguriamo. Il nostro desiderio, dopo questa operazione, ha delle fondamenta.

Sito della Fondazione Nicola Trussardi

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