Disintossicazione o intossicazione?

E finalmente arrivano le vacanze, e uno se le è meritate, e ha lavorato, e si porta pure tutti gli strumenti per essere sempre reperibile, e i libri per studiare che-con-l’aria-del-mare-si-studia-così-bene.
Invece ti ritrovi a non fare niente. Dormire e mangiare in prevalenza.
Dopo i primi tre giorni da procione solitario e anche un po’ scorbutico inizi ad accorgerti che sei davvero in una località di mare, che insomma puoi andare in spiaggia. E che ti trovi in una delle regioni più belle d’Italia e potresti fare qualche giro per vedere delle mostre o anche solo dei paesaggi.
Di arte contemporanea non ne puoi più, non vuoi intenzionalmente curare i tuoi contatti, estendere o accettare inviti, vuoi essere al di fuori di ogni possibile trappola lavorativa perché anche se il tuo lavoro è meraviglioso e vuoi mettere avere a che fare con l’arte e non vai mica in acciaieria o a fare la cassiera tutti abbiamo bisogno di staccare per riattaccarci meglio alle nostre passioni.
Dopo un po’ ti assale il senso di colpa. Sì perché se hai la Lombardia dentro o vai in un posto completamente fuori dal mondo (ma dove prenda l’ipad e possibilmente ci sia una wifi) oppure ti scatta l’ansia da oddio-non-sto-facendo-niente-cosa-mi-sta-succedendo.
Inizi a pensare a cosa potresti fare. Sei in Toscana in fondo, puoi andartene a vedere un po’ di cose, ci vengono da tutto il mondo. Però una città è troppo. Forse Lucca. Ma anche no.
Pietrasanta non parliamone, un salotto radical chic in cui ogni due passi l’ombra del tuo lavoro ti segue tra Cardi e Marco Rossi e i milanesi con le case al Forte.
Mete alternative della Toscana del nord, scegli quelle perché in fondo sono isolate, le conoscono pochi e sono tutte troppo vecchie per essere definite contemporaneo.
Prima tappa a Carrara, città meravigliosamente in decadenza da quando me la possa ricordare (la nascita, credo) con un meraviglioso duomo aperto quasi esclusivamente per la messa e delle piazze deserte, forse con qualche anziano che chiacchiera sulle panchine.
Seconda tappa Fosdinovo, borgo medievale divenuto presidio difensivo dei Malaspina grazie alla posizione strategica e passaggio per i pellegrini sulla via Francigena. Questo luogo è famoso per la presenza di un imponente castello. Chiuso. Chiuso il castello, nessun bar per poter bere il caffè, la trattoria nella piazzetta del castello chiusa e anche la cantinetta che vende i vini della Lunigiana, qualora qualcuno li volesse assaggiare. E invece ti tieni i Franciacorta.
Terza tappa Torre del Lago Puccini, sul lago di Massaciuccoli. Luogo incantevolmente malinconico, ricorda quell’immaginario nobile inglese dell’entroterra. L’attrattiva principale è ovviamente la casa del famoso compositore fuori dalla quale bisogna attendere per poterla visitare, a cancello chiuso, a orari fissi, senza vedere nessuno e senza sentire nessuno. All’improvviso come fantasmi appartenenti a questa villa liberty compaiono le ragazze addette che ti rifilano un’audioguida registrata coi piedi che ti porta nelle varie zone del piano inferiore della casa. Fuori da lì non un bar aperto per un caffè, un giornalaio. Niente, tutte le attività sono chiuse.
Quarta tappa finalmente piena di soddisfazione: le cave di marmo di Carrara. Luogo meraviglioso e ricco di emozioni sia personali che storiche, scopro essere stato scelto da quattro ragazze figlie di cavatori come luogo di lavoro: la marmotour offre la possibilità di visitare l’unica delle cave interne dei tre bacini marmiferi o di fare il giro in jeep all’esterno, per i più audaci. Dal bacino dei Fantiscritti si passa poi a Colonnata per gustarsi lo splendido e famoso lardo arroccati in mezzo al candore delle cave.
Quinta ed ultima tappa l’antica città di Luni. Una piccola Pompei, tenuta nettamente meglio ma con delle lacune didattiche e logistiche non da poco. L’operatore di cassa diventa il mio preferito di sempre dal momento che per l’erogazione del ticket mi chiede se ho già compiuto 25 anni. Percorso straordinario nonostante tutto.
Forse gli italiani non puntano sul loro patrimonio artistico e sulle strutture ricettive perché in realtà sanno che in questo stato tanta gente continuerà a visitare, girare, viaggiare. Forse non sentono la necessità di creare delle situazioni più accomodanti per chi decide di visitare il loro pezzetto di terra. O forse piuttosto bisogna pensare che i costi di mantenimento di queste attività e delle strutture turistiche in supporto dovrebbero arrivare da un apparato statale orientato verso la cura del territorio e delle persone disposte ad andarci, in quei luoghi. Forse se l’attenzione per questi aspetti fosse reale allora potremmo partire in modo diverso e non continuare a stupirci se non si può vedere un castello o non si può bere neppure un caffè. E smettere di pensare che in realtà in Italia ci sono troppe cose da vedere e non è possibile curare e preservare tutto: la bellezza non è mai troppa.

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