La sensibilità su ceramica

La fotoceramica è utilizzata da anni per le lapidi. È così, resiste alle intemperie e può ritrarre tutti i soggetti del caso concedendo anche ritocchi che fanno comodo all’immortalità.

La permanenza che contraddistingue questo tipo di prodotto ha un qualcosa che ha sedotto Silvia Calcagno al punto che ha deciso di trasformare la sua esperienza in merito all’arte ceramica in un percorso di ricerca dal risvolto estremamente interessante.

Basti dire che per questa donna si è mosso persino Luca Beatrice. Non presente all’inaugurazione della mostra Nero Sensibile, da lui curata, ad Albisola, questo critico assunto all’olimpo dei divi dell’arte contemporanea italiana ha creato una bella preview per poter dare sostegno a questa artista.

Non contenta, Silvia Calcagno ha ricevuto un testo entusiasta scritto da Michele Mari, talentuosa penna e mente della letteratura italiana, che ha inserito nel catalogo uscito per l’occasione.

La Calcagno ha una grandissima qualità, oltre all’inequivocabile talento, che presuppone la passione per le contaminazioni. Posto che la ceramica è la base del suo lavoro, ormai ha preso una direzione che si stacca sensibilmente dalla storia di questa materia: il suo processo creativo ha una prima fase quasi performativa in cui la Calcagno stessa viene fotografata, o fa degli autoscatti, producendo un altissimo numero di foto. In seguito ad un’attenta selezione, gli scatti vengono impressi su formelle di ceramica accuratamente cotte dall’artista e allestite in una serialità quasi maniacale. Per concludere, un tocco multimediale è concesso da piccoli video e spesso da un intervento sonoro.

Hylaria presuppone l’allestimento di quasi 400 moduli in modo regolare, eccetto per un buco sostituito da un video di due minuti chiamato L’Attesa, della medesima dimensione del modulo. Tutte le immagini esposte sono diverse, magari anche solo per un dettaglio, l’una dalle altre e vengono accompagnate dal sussurro di un testo in loop.

Thursday è composto da quasi ottocento formelle più piccole, tutte differenti, e sempre disposte in modo ossessivamente ordinato e seriale. A sostegno, un dialogo in cuffie tra l’artista e un anonimo interlocutore.

Una ricerca sostenuta da un progetto solido senza il quale tutta questa metodicità annoierebbe.

E invece no.

L’energia che questo lavora sprigiona è sorprendente e sembra di cogliere sia l’inquietudine di Hylaria, sia i momenti di riempimento di quel vuoto Giovedì trascorso aspettando con espedienti che ingannino il tempo e che sono distinguibili in tutti i singoli moduli.

L’attesa dell’amore, l’attesa del momento giusto, l’attesa dei sogni o che i sogni si avverino, l’attesa di una data importante, l’attesa di cambiare, l’attesa di finire: in ogni momento l’essere umano può essere in stand by per qualsiasi cosa e la Calcagno è riuscita a creare un modo che ce lo ricorda, intimo e personale, lavorando su un quotidiano che viene normalmente dato per scontato, sfornando moduli che prendono vita e che si distinguono qualitativamente e per intensità, anche grazie al suo virtuosismo tecnico.

Non si può escludere che questa ricerca così personale è estremamente innovativa e densa di bellezza, crea meraviglia e stupore nei fruitori.

Insomma anche Silvia Calcagno con la sua arte è riuscita a parlare della vita delle persone nella loro complicata semplicità.

Anzi, grazie alla sua arte.

sito di Silvia Calcagno

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