Ingannevoli verità

La scorsa settimana, per la precisione giovedì 23 agosto, classificabile come uno dei giorni più caldi dell’anno in un’estate torrida e difficile, il Corriere della Sera pubblica un articolo in cui si parla della privatizzazione delle principali sedi museali italiane, rendendole fondazioni, ovvero con una partecipazione statale a bassa percentuale e il resto suddiviso tra privati.
Nello stesso giorno La Repubblica sul suo sito, ormai più gossipparo delle testate di quel lacché di Alfonso Signorini, pubblica un pezzo sul fatto che il governo vorrebbe fare 20000 assunzioni in apparati statali che si occupano di cultura.
Ora, è mai possibile che ogni trenta secondi i quotidiani, i due più letti a livello nazionale, debbano infarcirci di news spesso contraddittorie l’una con l’altra? Dove sta la realtà dei fatti?
Già negli anni novanta il caro Walter Veltroni con il suo look vorrei-non-posso-essere-moderno-e-piacere-ai-giovani ha privatizzato tutti i teatri in qualità di ministro della cultura. Stiamo parlando di un uomo che ha segnato il degrado del quotidiano fondato da Antonio Gramsci tra le altre cose distribuendo Salò di Pasolini alle sette del mattino con il quotidiano, senza spiegare che cosa fosse. Non vengono forse dubbi sulla sua capacità di comprendere un’operazione del genere, la privatizzazione?
Pensiamoci un momento: possibile che sia sempre la cultura a passare in panchina? Possibile che la sanità stia raggiungendo livelli di corruzione scandalosi per cui ci si debba sempre rivolgere ai privati con somme che spesso una famiglia normale non è in grado di sostenere? È mai possibile che la giustizia abbia dei tempi logoranti di risoluzione e dei costi insostenibili?
Lo stato dovrebbe essere quell’organo che tutela il cittadino in quegli aspetti che lo rendono civile, ovvero cultura (intesa anche come istruzione, naturalmente), sanità e giustizia. Questi dovrebbero essere i tre capisaldi di un sistema che mira alla qualità della vita dei cittadini.
Il fatto che lo stato italiano sia sempre meno presente in questi settori ricorrendo a fondi e investimenti privati è un chiaro segnale di una strategia politica: se entro in una scuola pubblica mi posso trovare senza carta igienica a otto anni, o nella pinacoteca di Brera l’orientamento e l’esaltazione delle opere sono un optional; una causa mi può durare degli anni in tribunale in cui vengono continuamente introdotte spese accessorie; devo anche attendere sette ore prima di poter essere visitata in un pronto soccorso che abbia un minimo di credibilità.
Ecco, questi sono i chiari segnali di una strategia volta a rendere il popolo ignorante, rozzo, infelice e malsano. Con queste modalità il sopravvento del problema economico diventa una grande onda che dei bravi surfisti con il potere al posto della tavola sono in grado di cavalcare. Questo malcontento genera criminalità e scontento. E un giorno violenza. Perché se non hai la salute garantita, la giustizia snella dalla parte del cittadino e non puoi neppure avere delle basi culturali perché la fatica è troppa, allora per forza aumentano i suicidi perché non ti puoi comprare le scarpe di Gucci.
Perché allora l’informazione è fuorviante e faziosa?
Chi risponde a queste domande?

8 Comments

  • Rispondi agosto 29, 2012

    fausto salvi

    brava Piera! Sono sempre molto sagaci e dirette le tue parole. Purtroppo non ho seguito molto i tuoi scritti, durante questo periodo estivo. Ero troppo assorbito dalle problematiche che in parti questo tuo testo tocca.
    Io continuo ad aspettare per una pausa caffè in studio, comunque !
    Bacio

  • Rispondi agosto 30, 2012

    paola

    l’approssimazione e la maleducazione nei settori soprattutto quelli strategici a maggior visibilità, è strumentale a coprire e a mantenere una rendita di posizione degli ‘eletti’ che, per la difesa del loro beneficio personale … e via e via …
    nel caso di WV (distribuzione di Salò alla stessa stregua di ‘Quando la moglie va in vacanza’ …), ci vedo anche una buona dose di speculazione mediatica indistinta.
    comunque non mi riferisco solo ai politici – ‘eletti’ – ma anche al custode o allo ‘sportellista’ di un ente locale che ti respinge semplicemente perché sei un cittadino comune.
    e i cittadini gli sono proprio antipatici.
    pensa che arrivano a interrompere e disturbare sempre il sacrosanto riposo garantito da un posto di lavoro che vorrei vedere qualcun’altro qui al mio posto a farlo così bene! e poi per il posto che è faccio già anche troppo! e via… e via…
    bene Piera, ti dico una cosa: anche se questo paese non cambierà mai, io continuo a provarci…
    b.pa

    ps. a volte l’arte è l’arte di vivere 😉

    • Rispondi agosto 30, 2012

      pieracristiani

      Se avessimo smesso di sperare non staremmo trattando questi argomenti e avremmo cambiato stato o anche solo città. O anche, come è più comune, accetteremmo tutto questo con menefreghismo e ipocrisia. Grazie.

  • Rispondi agosto 30, 2012

    Luca

    applauso Piera. sottoscrivo. a presto
    Luca I.

  • Rispondi settembre 15, 2012

    il barman del club

    è senz’altro una strategia politica. Quando un ministro della repubblica come l’ ex Tremonti mi viene a dire che la cultura è soltanto un spreco di soldi, i casi sono tre: o è lui il deficiente, o pensa che i deficienti siamo noi (?), o sono “loro” che vogliono farci diventare deficienti. Per fortuna esistono persone che continuano ha credere nell’ intelligenza, perché gli strumenti del potere come i giornali e le televisioni, vivranno sempre vestiti con la prostituzione intellettuale di chi, per compiacere, diventa il leccaculo del potente di turno. Tu hai citato i giornali, ma dimmi se in televisione, specialmente ora che esiste un’orgia di canali, ne esista uno o almeno una trasmissione che parli di “arte” in maniera decente, e soprattutto che ne parli… nessuno. Eppure siamo il paese con un patrimonio artistico enorme. Hai citato anche Brera, lasciamo perdere… mi fermo altrimenti non finisco più di scrivere. Ciao e scusa lo sfogo…

    • Rispondi settembre 15, 2012

      pieracristiani

      Non parlo di televisione perché non la possiedo da anni. Dobbiamo resistere!

  • Rispondi settembre 15, 2012

    il barman del club

    non ti preoccupare… resisteremo !

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