Bill Viola e la potenza della riflessione

Partiamo dal presupposto che si è sbagliata la stagione e io sto recensendo una mostra invernale il 18 di agosto.
Pazienza.
Bill Viòla, perché svelo l’arcano ed è così che si pronuncia, è un autore, per usare un termine cinematografico degli anni sessanta, che fa videoarte e ti costringe a stare al chiuso in una stagione sbagliata.
Villa Panza a Varese è un luogo di per sé incantevole, che offre sempre una selezione di artisti internazionali sorprendenti ma che per questa volta ha toppato la stagione: una personale di videoarte si fa in ottobre e non a luglio o agosto.
Lui è masterclass senza dubbio, il percorso è perfetto e c’è anche la climatizzazione, ma l’umore estivo presuppone o leggerezza per i più fortunati o stanchezza infinita per gli stacanov, ovvero entrambe condizioni che collimano con lo spessore dell’esposizione.
Andiamo oltre.
Il percorso è cronologicamente decrescente, partiamo dalle ultime produzioni fino alle più datate, se così si può dire degli anni novanta, al piano inferiore, a fine mostra, nelle scuderie.
I video sono sorprendenti: Reflection è una personale che obbliga il fruitore a fermarsi e riflettere, a vedere l’arte nel suo profondo, a indagare le suggestioni personali.
Note di menzione: The Dark Side Of Dawn sorprendente ambientazione di una giornata condensata in sessanta minuti da alba ad alba, passando per luce pura e accecante e buio pesto da far paura; The Innocents e Three Women, specchi di biennali e collettive internazionali in cui l’acqua la fa da padrona; Emergence, citazione dell’iconografia cattolica barocca della deposizione; Nantes Tryptic come vita che scorre in tre età come in Klimt, in tre schermi come nella migliore tecnologia.
Il senso del tempo viene offerto dal senso della vita: l’acqua diviene occasione per ricordarci che le cose scorrono, che sono fluide e ovattate spesso, che possono essere distorte nella percezione, ma possono essere sempre attutite dal nostro punto di vista vivo, vero, assaporato, intenso, fresco, scivoloso e per questo molto più piacevole rispetto agli altri tre elementi base della vita. Leggero no, però, perché l’acqua inzuppa e costringe a uno stop.
Il percorso è vivo e studiato in modo perfetto, anche se le discrepanze dell’esperienza ci offrono una visione netta tra il prima e il dopo dell’arista: il passaggio dagli anni novanta ai duemila è netto e segnato da una maturità consapevole e costruita.
L’esperienza di video tra i sei e i sessanta minuti costringe a una permanenza davvero difficile: anche se chi scrive vive dell’immediatezza materica delle istallazioni e del painting, questo percorso è importante, sicuro, diretto al cuore e all’anima, sicuramente di grandissimo spessore rispetto a tanta arte multimediale che ormai ha invaso le esposizioni internazionali di qualsiasi livello.
L’ultimo video, tra vita e morte, fastidioso per me mammifero senza voglia di riprodursi, è stato particolarmente apprezzato dai tre maschi etero senza figli intorno ai quarant’anni, più o meno, che mi accompagnavano: sarei molto curiosa di sapere il pensiero comune.

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3 Comments

  • Rispondi settembre 13, 2012

    il barman del club

    Se vuoi il mio pensiero è che l’ho apprezzata tantissimo, forse l’ho vista in questi giorni più freschi, ma te lo assicuro, sono uscito molto soddisfatto

    • Rispondi settembre 13, 2012

      pieracristiani

      Non credo affatto di averne parlato male! Ripeto, trovo solo che una mostra di soli video sia molto introspettiva e invernale. Grazie!

  • Rispondi settembre 15, 2012

    il barman del club

    non ti preoccupare non ho detto che ne hai parlato male, cercavo solamente, girando per il web, altre persone che avevano visto questa retrospettiva, per conoscere altre impressioni…

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