Un nome un po’ complicato per un’idea emozionante

C’è una certa monomania nel parlare spesso delle attività della stessa città (che tra l’altro non coincide con la residenza di chi scrive) oppure significa che questa città funziona?
Ancora Bergamo. Non si può non dire nulla di questo favoloso allestimento nel Luogo Pio Colleoni, location in città alta che incarna il raffinato gusto del condottiero che ha segnato parte delle bellezze di questa città e che scandisce la prima tappa di un percorso più lungo.
La cosa interessante di questo Contemporary Locus è, in realtà, un’idea che sta fortunatamente prendendo piede da qualche tempo (e uno special thanks per l’operato in Italia va a Massimiliano Gioni e alla Fondazione Trussardi) che consiste nell’aprire luoghi normalmente non accessibili al pubblico e spesso neppure agli addetti al settore. Non solo, questi spazi spesso di una bellezza inestimabile vengono riempiti di opere d’arte contemporanea affinché si crei un interessante dialogo che potrebbe partire da un contrasto cronologico, ma in realtà diventa stimolo per un accostamento nuovo ed entusiasmante.
Tornando a questo progetto nello specifico, curato da Paola Tognon, si snoda in tre fasi: la prima ha preso avvio a fine maggio, la seconda inaugurerà a fine luglio, la terza a settembre.
Per questo primo step è quasi commovente la partecipazione, oltre a Francesco Carone, di Huma Bhabha. Non si vuole creare arte di serie A o di seconda linea, semplicemente le opere di questa straordinaria scultrice pakistana (ma residente a New York) sono una vera e propria esperienza raramente fruibile in Italia.
E in effetti un’altra delle scelte di questo progetto consiste nell’accostare un artista più noto a uno meno noto. Ecco perché Carone e la Bhabha, oltre naturalmente all’aspetto artistico: l’uno asciutto, minimale, con una densità raffinata e concentrata in dettagli che lasciano lo spettatore sorridente, rilassato, curioso, sereno; l’altra dirompente, primitiva, ridondante anche nella materia, dal tratto deciso e fortemente incisivo. In contrasto la generazione, le epoche, i messaggi, le storie, il modo di fare arte, la delicatezza del segno piccolo da un lato, la brutalità di ferite vive dall’altro.
Bisogna spezzare una lancia a favore anche dell’incantevole giardino pensile su cui si affaccia questo edificio, dove il 27 maggio è stata ambientata l’inaugurazione, scegliendo una domenica, al mattino, senza far rumore, senza fare un evento a tutti i costi, con un bel sole che sembrava ingaggiato per l’occasione e una discreta quantità di specie di piante e fiori che hanno portato tutti i partecipanti al di fuori dell’odierna vita urbana profondamente inquinata.
Ultima nota interessante: oltre al sito, alla pagina dei social network e via dicendo è stata creata per l’evento una app per iPhone e iPad davvero curata e facile da esplorare: sarà questo il futuro ecologico dei cataloghi?
La prima fase è visitabile fino al 15 luglio nel fine settimana, bisogna andare!

sito di Contemporary Locus

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3 Comments

  • Rispondi giugno 12, 2012

    fausto salvi

    speriamo che le app non siano il futuro delle pubblicazioni cartacee! spero di riuscire a vedere la mostra. Per ora riesco, sul fil di lana, a vedermi quella di Wildt a Forlì..

    • Rispondi giugno 12, 2012

      pieracristiani

      Non sono una rottamatrice di cataloghi, lancio provocazioni. I cataloghi non verranno sostituiti dalle app come i libri dagli ebook!

  • Rispondi giugno 12, 2012

    Francesco Villa

    speriamo invece che oltre alle pubblicazioni cartacee sempre più mostre e musei vengano visti e supportati anche dalle app!

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