Art Basel, forse ormai solo Basel

A. Vai a Basilea?
B. No
A. Scusa ma perché?
B. Perché dovrei andare?
A. È la fiera più importante in Europa.
B. Potresti fare un’affermazione e non una domanda allora.
A. Ti occupi di arte e non vai in una delle fiere più importanti del mondo!
B. Ma perché tu pensi seriamente che l’arte sia ancora lì? In una fiera, a suon di dollari?
A. Beh ma se una galleria non va alle fiere, almeno a quelle di riferimento, non vende più.
B. Allora stiamo parlando di mercato, di sistema, non di arte. Io l’arte la trovo ovunque tranne che nelle fiere. Come la mettiamo? Lo scorso inverno a Bologna era noia pura, poche cose interessanti, per il resto si poteva dormire nelle corsie dei padiglioni. E poi chi l’ha detto che si deve per forza essere dovunque e comunque?
A. Ma se non vai lì a vedere che cosa accade come fai a sapere che non accade nulla? Come fai a sapere che è tutta noia? Come puoi sapere che non c’è arte?
B. Parti dal presupposto che le gallerie che espongono normalmente sono conosciute. Portano per lo più artisti che se non sono storicizzati lo saranno presto o hanno già avuto quotazioni e riscontri di un certo livello. Cosa ci può essere di nuovo? Stiamo parlando degli stessi artisti che vediamo nelle collettive, nelle nuove acquisizioni dei musei, ovunque.
A. Beh ci sono anche fiere che trattano artisti emergenti, come la Affordable Art Fair.
B. D’accordo, è vero. Ma non sembra un po’ il mercato del pesce? Ci sono stand neutri che quasi nessuno, ormai, si preoccupa di allestire in modo dignitoso o quantomeno creativo. Tutti uguali. Dentro c’è un accatastarsi di opere una sopra l’altra. Non ci trovo nulla di bello, per usare un termine desueto ma fedele alla ricerca estetica, trovo solo molte cose vendibili. Allora cos’è una fiera se non un luogo dove attuare scambi commerciali? Un grande supermercato molto chic?
A. Allora di questo passo dovremmo bandire tutto ciò che rappresenta il commercio di arte perché ammazza l’arte stessa.
B. L’arte e il fare arte sono un lavoro, ovviamente, ma questo non giustifica l’ossessione per il denaro. L’arte come lavoro dovrebbe essere un problema di cui, in un mondo perfetto, si occupa lo stato: se iniziamo col riconoscere le professionalità e ci occupiamo di trovar loro una collocazione lavorativa, l’arte tornerà ad essere un mestiere con una funzione sociale. L’ossessione per il business in questo momento non serve ad altro che aumentare le distanze tra la gente e il mondo dell’arte, cose che peraltro a molti piace ancora tanto.
A. Quindi niente Basilea.
B. Niente. Ho guardato il tramonto.

2 Comments

  • Rispondi giugno 19, 2012

    Luca

    questo è un post d’opinione. e in linea di massima condivido ciò che traspare da questo post d’opinione. 😉 poi, la ricerca dell’equilibrio dovrebbe essere un’aspirazione condivisa dai più…ma forse è pretendere troppo, in una società dominata dal dio denaro (e io che sono buddhista e liberista mi posso permettere di dirlo! hahahaha). non resta che impegnarsi quotidianamente. e tu lo fai. brava! abbraccio. Luca I.

  • Rispondi giugno 19, 2012

    fausto salvi

    🙂

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