Il potere del vino: inaugurazioni

Inaugurazione, evento, vernice, vernissage, inizio, apertura. Addirittura adesso c’è la moda del finissage, perché non basta dover andare all’inizio, bisogna anche salutarle per bene, le mostre.
E poi non solo: notti bianche, notti dell’arte, notti dei musei, notti insonni in qualsiasi modo.
La cosa che accomuna la maggior parte di tutte queste situazioni è la presenza di cibo e alcol.
Se dimostrazioni di opulenza fanno sfoggiare lo champagne, possono esserci aperitivi di vario genere o anche del semplice vino. Purché si beva e si mangino patatine grazie alle quali i cataloghi vincono una bella ditata unta.
Una domanda sorge spontanea: dov’è l’arte, in tutto questo?
Chiaro, se vogliamo aprire il mondo dell’arte a un’utenza maggiore si rende necessario creare una situazione in cui la new entry sia interessata a partecipare, ma perché bisogna attirare con dei metodi superati che ostentano una ricchezza che non c’è, o perlomeno non c’è più?
Forse per molte persone l’evento isolato è diventato un’occasione per socializzare e diventare parte di un sistema che un tempo era chiuso, per gli addetti al settore è diventato complicatissimo fare una selezione accurata e qualitativa che consenta di non offendere gli amici, non bere alcolici tutti i giorni, non trovarsi le stesse facce di fronte ogni tre per due, non dover affrontare lunghe conversazioni inevitabili con persone che vorresti fossero evitabili. E soprattutto, non si vedono le opere, non si può godere di alcun allestimento in quelle condizioni.
Ora, la mia non vuole essere una lotta alle inaugurazioni, dove mi presento spesso e continuerò a farlo perché fa parte del mio lavoro come di quello di molte altre persone che si occupano di arte, trovo solo che una certa sobrietà sia più appropriata a una situazione dove a emergere dovrebbe essere l’arte e non la pizzetta, dove si dovrebbe avere la possibilità di vedere, entrare nell’opera, goderne.
Più che altro per passare oltre al io c’ero, per non essere parte di quel sistema da smartphone che ci vuole sempre presenti e sempre rintracciabili, per essere un po’ più attenti all’opera che all’evento.
Ben vengano quindi le inaugurazioni più sommesse, forse più classiche, basta con gli interventi di presentazione della mostra la stessa sera in cui ce ne sono altre cento, basta con l’evento dell’anno, basta con la pretesa del bene o male, purché se ne parli: sono tutti aspetti che non servono a migliorare una situazione culturale declinante e degradata, fatta di fashion victim e foto su social network.
Consapevole di essere una pedina del sistema, propongo solo un ritorno a una purezza che si addice a un momento in cui la bellezza e la conoscenza dovrebbero avere il sopravvento su una frivolezza che esiste ancora in alcuni salotti, ma che non ha più senso.

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