Il cinema schierato

Rivedere un film del 1968 al cinema è già di per sé una buona occasione, anche rara se si vive in una città di provincia.
Il Nuovo Cinema Eden di Brescia ha proposto nei giorni scorsi I sette fratelli Cervi di Gianni Puccini, regista dimenticato, come detto nella degna presentazione al film.
La conversazione interiore si è sviluppata maggiormente dopo la proiezione perché in sala erano presenti il figlio di Aldo Cervi e la presidente della casa museo Cervi di Gattatico, in provincia di Reggio Emilia, proprio nel luogo dell’abitazione della famiglia Cervi.
La trama del film riflette la vicenda dell’impegno contro i fascisti dei fratelli Cervi, ovviamente non è perfettamente aderente alla storia, è romanzata.
Poi il dibattito. Un partigiano bresciano, Pedroni, e Adelmo Cervi.
Gente che si è vista davanti la fatica del vivere, che ha subito le conseguenze del fascismo sia durante che dopo.
Ma cosa è rimasto, oggi, della lotta al fascismo nell’arte?
L’esigenza nel dopoguerra imponeva di non dimenticare, il monito era costante nella quotidianità, è proseguito fino agli anni settanta.
Pasolini ha continuato ha sottolineare l’importanza di quanto è accaduto in Italia nella sua arte e nei suoi interventi. Pasolini è stato ammazzato forse anche per questo.
E poi?
Non c’è più, oggi, un’attenzione alla storia, l’arte se ne sta dimenticando, la scuola ne parla marginalmente, il 25 aprile è diventato un’occasione per fare un weekend di vacanza. Ci sono proposte deboli nella cinematografia, oppure ci sono solo i soliti Bellocchio, ci sono alcuni artisti che fanno dei tentativi isolati di ripristino della memoria storica del nostro paese (pensiamo a Rossella Biscotti, alla sua ricerca e alle sue scelte tematiche), ma l’estetismo nei più prevale, l’analisi sociale astratta è più semplice, i problemi sessuali o legati a una crisi economica hanno maggior rilievo.
È davvero così poco importante trasmettere alle nuove generazioni quello che ha distrutto il nostro paese?
L’arte in senso lato, la cultura, si potrebbe dire, dovrebbe essere un mezzo privilegiato per confrontarsi con quello da cui siamo venuti, dovrebbe essere un momento di riflessione sul vuoto che ora pervade una società che viene da una libertà conquistata con la lotta armata.
E invece tanti tanti artisti, tanti musicisti, tanti registi, tanti attori, preferiscono una fama dettata dall’effimero, dall’immediato, dal denaro.
Non possiamo dimenticarci da dove siamo venuti, non possiamo perdere questo pezzo di vita che abbiamo il dovere di trasmettere alle nuove generazioni, non possiamo nasconderci dietro al fatto che soffriamo nel vedere certe immagini, non si può nascondersi dietro alla mancanza di coraggio.
Forse un invito, forse un grazie a chi continua a lottare, di sicuro non solo una provocazione.

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