Le donne nell’arte contemporanea.

Siamo a New York. Al MoMa c’è una personale di Cindy Sherman.

Ci spostiamo al Met e il mese prossimo inaugura una mostra di abiti di Prada insieme alla Elsa Schiepparelli, con il patrocinio di Vogue, quindi di Anna Wintour.

Prendiamo un aereo e arriviamo a Londra. Alla Tate Modern c’è una personale di Yayoi Kusama (che tra le altre cose poi si trasferirà al Whitney, a New York, una volta conclusa la biennale).

Ci spostiamo a Milano dove in queste ore una coda infinita battezza l’evento nazionale dell’anno, ovvero la performance e mostra di Marina Abramovic al PAC.

Non so se sia un caso, ma sono tutte donne.Immagine

Ovviamente ci sono tantissime altre mostre dedicate ad artisti uomini più o meno famosi, più o meno vivi, ma fa un po’ specie pensare che in tre istituzioni di così grande portata ci siano tre pioniere a risollevare le sorti dell’arte contemporanea.

Chiaro, il PAC di Milano non ha la stessa importanza della Tate, del Met o del MoMa, tuttavia Boeri a Milano si è accaparrato il più importante evento di arte contemporanea dell’anno in Italia, quantomeno dal punto di vista mediatico perché la Abrmovic è comparsa in tv e su rotocalchi di ogni tipologia entrando perfettamente a suo agio nello spirito di una nazione costruita sul gossip e sulle apparenze, in modo geniale e con la solita comunicativa da io-ho-una-marcia-in-più.

Il Metropolitan è una mecca di arte di tutti i periodi possibili e immaginabili e trovarci una grande imprenditrice colma di estro e di comprensione della femminilità come Miuccia Prada, tra l’altro subito dopo un’operazione analoga fatta con gli abiti di un sognatore folle ed esasperato come Alexander Mc Queen, è la conferma di quanto la moda porti con sé un lato artistico e visionario che va di pari passo con le conferme internazionali (basti pensare al sandalo di punta della stagione di Prada di quest’anno e alla campagna pubblicitaria in perfetto stile anni cinquanta).Immagine

La Kusama, ora ultraottantenne, espose anche a Milano proprio al PAC nel 2009. Yayoy Kusama offre un immaginario divertente e curioso, colmo delle tradizioni colorate e spiritose della contemporaneità giapponese, ma anche di uno studio profondo delle tecniche su carta che la popolazione orientale non ha mai mancato di continuare a coltivare. Lo spirito fiabesco e il suo stile assolutamente personale, hanno consentito a questa donna di entrare in tutte le più importanti cattedrali del contemporaneo e di sviluppare una cifra che fosse riconoscibile senza diventare noiosa. La sua consacrazione a Londra e subito dopo a New York è l’ennesima conferma di quanto la Kusama sia ormai solida a livello internazionale.Immagine

Infine la più giovane di questa rassegna, Cindy Sherman. La ragazza del New Jersey che è riuscita a ritrarre il suo volto in migliaia di scatti viene in questo periodo accolta nel massimo dei luoghi del contemporaneo mondiale con una retrospettiva estremamente ricca e ben organizzata per temi e fasi produttive. La Sherman ha un carisma e una dedizione che le hanno consentito dei battiti d’asta che tolgono il respiro, è dotata della capacità di reinventarsi senza scadere mai nella banalità, ha cura e precisione maniacali che l’hanno resa una delle massime star dell’arte contemporanea senza che facesse bizze o scene da super viziata come è capitato a diversi suoi colleghi, specialmente, , uomini.

Per tirare le somme, sarà un caso che ben tre donne stiano dominando la scena artistica contemporanea in città così importanti e in un momento tanto complesso? Credo sia importante rilevare quanto accade e non individuarne soltanto l’occasionalità: se queste donne sono state scelte in questo momento, allo scoppio della primavera economicamente più fragile degli ultimi anni, in macroistituzioni di tale portata, forse potrebbe essere un segnale rassicurante, forse la femminilità potrebbe essere vista come una scelta di equilibrio, di nuovo principio di stabilità artistico-emotiva, di ripresa di un controllo più misurato delle tendenze internazionali tanto esasperate dalle star maschili dello scorso decennio.Immagine

Oppure, invece, è davvero solo una coincidenza. Ma come possiamo non pensare anche solo per un minuto alla catarsi legata al femminile nella storia, al potere pacificatore di Venere mentre usciva dalla schiuma del mare, alla bellezza, concetto sempre accostato al mondo delle donne, come elemento di stabilità e portatrice di stabilità.

Chissà che le istituzioni internazionali non pensino che le donne in mostra siano di buon auspicio per la storia dell’arte!ImmagineImmagine

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