Grande news: la pittura non è morta!

Non c’è da stupirsi se nel bel mezzo della ormai fin troppo famosa crisi economica anche l’arte ne risente. Si sentono quotazioni stellari, certo, battute alle aste dove nessuno è mai stato ovviamente, ma la risonanza anche solo rispetto a tre o quattro anni fa è molto bassa. I collezionisti fingono di essere ancora più cauti, le riviste chiedono solo collaborazioni senza retribuzione, i fotografi vagano sui blog, la professionalità è stata completamente dimenticata sulla mensola di un locale notturno degli anni ottanta e i musei sono totalmente nascosti. Anche le gallerie devono rivedere tutto, senza demagogie, senza presunzioni.
In ogni caso è davvero divertente parlare di problemi economici globali in accostamento alla cultura, ambito che dovrebbe essere accessibile a tutti e finanziato dallo stato e dai mecenati, ma che viene sempre più spesso accantonato per inutilità o addirittura solo mercificato, alla faccia della poesia.
L’ennesima conferma della crisi è avvenuta all’inaugurazione della penultima mostra alla Galleria Massimo Minini di Brescia. Siamo a novembre 2011. E’ sicuramente vero che sull’invito c’era il nome di Eva Marisaldi e la solita dose di arte concettuale era presente e desumibile anche da un titolo come Democratic Psychedelia. Ma in questo caso il più famoso mercante italiano ha deciso di esporre un ragazzo canadese che vive a Parigi, Paul P. La cosa strana è che questo ragazzo fa pittura figurativa. Ok, anche Paolo Chiasera si trova nell’entourage di Minini ed è un pittore, ma le sue tele sono sempre dense di scelte estremamente simboliche. Paul P. rappresenta volti, scorci, case. Addirittura i pezzi più sorprendenti dell’esposizione sono acquerelli. Ma non è finita: il comunicato stampa relativo alla scelta di questo artista, che credo sia ancora rintracciabile sul sito della galleria, è una grande apologia della pittura proveniente direttamente dalla mano di Massimo Minini, il quale dichiara che non è vero che la pittura è morta.
Vorremo ringraziare tutti Massimo Minini che ci racconta di come la pittura sia viva e vivace tra noi. Vorremmo anche dirgli che forse la pittura è stata a lungo in prognosi riservata a causa di chi, come lui, ha sostenuto sempre e solo il concettualismo a oltranza, ma che ottimi quadri, anche figurativi, in giro sono numerosi, a prescindere dalle piccole linee rette post concettuali ereditate dagli anni settanta, dagli accademismi manieristi e di tutti quei lunghi testi che popolano gli ambienti dell’arte e che spiegano delle opere che, diversamente non sarebbero comprensibili, perché assolutamente criptiche e volutamente impenetrabili. Vorremmo anche sottolineare che noi siamo ben felici di sapere che la pittura non è morta perché abbiamo fatto di tutto per tenerla in vita, con la ricerca di stili, di cromie, di soggetti, in parte anche con il sostegno a quegli artisti che hanno continuato a studiare la pittura.
Posto che siamo nel 2011 e l’arte non è più cosa da salotto, converranno con me gli operatori del settore che forse non basta, in un momento tanto complesso, fare ancora quelli che si barricano solo dietro concetti e snobismi per fare cultura: in un momento di totale assenza delle istituzioni abbiamo bisogno, e forse abbiamo anche il dovere, di fare catena e smettere di influenzare solo i compratori, ma magari cercare di sensibilizzare una fascia ben più ampia di gente. Forse si può pensare che chi si occupa di cultura potrebbe cercare di ampliare il raggio di influenza, di usare l’arte come strumento di miglioramento, di crescita della bellezza tra le persone che normalmente non se ne occupano. Non significa banalizzare né semplificare l’arte che deve mantenere la sua ricerca, la sua complessità e le sue riflessioni, ma offrire alla gente la possibilità di trovare una motivazione profonda e sincera per rifondare una società consapevole e forse anche stilnovisticamente più gentile. Per cui grazie alla Galleria Massimo Minini e speriamo che sull’onda di questo rivoluzionario processo di apertura, alla prossima inaugurazione ci sia anche qualcuno che sorride.

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